L'Italia del nuoto va veloce, ma il mondo non aspetta: Curtis è l'unica certezza futura. Ceccon, ironia e rimpianti
- Postato il 17 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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L’ironia è il sale della vita. Nel caso di Thomas Ceccon, una costante in ogni momento che conta. “Andarci vicino conta solo a bocce”, ha sentenziato il nuotatore veneto, forse l’unico medagliato “deluso” dalla spedizione italiana di Parigi, al netto delle 4 medaglie riportate a casa. Alla collezione però manca un oro, ed è la ragione che ha portato a quel post carico di ironia, ma anche di rimpianti. Perché a Ceccon a Parigi è mancato solo l’acuto, al netto di tante indicazioni da cui ripartire per il biennio che porterà a LA28.
- Curtis, l'avvenire non è mai stato così luminoso
- Tete e Simona, gli "immortali": non tradiscono mai
- Pilato promossa ma senza lode, Razzetti una certezza
- Cerasuolo e D'Ambrosio hanno ancora margine
Curtis, l’avvenire non è mai stato così luminoso
L’Italia del nuoto è una macchina che continua a correre spedita, anche se qualcosa da registrare si intravede, soprattutto a livello di profondità. Perché ci sono punte di diamante e un ricambio che stenta ad andare a regime, sebbene qualche giovane si sia messo debitamente in luce. Parlare di Sara Curtis è fin troppo scontato: se cercavamo l’erede naturale di Federica Pellegrini (che pure ha fatto bene a rimarcare la differenza tecnica con la piemontese), in Sara l’abbiamo trovato. Perché a 19 anni ha strabiliato prima se stessa e poi il mondo intero, con quel primato mondiale nei 50 dorso ritoccato due volte in un giorno a certificarne lo status di grande tra le grandi.
Nello stile libero la concorrenza è maggiore e i due bronzi (50 e 100) valgono comunque tanto, anche se la minaccia vera sembra arrivare dagli USA, dove Kate Douglass (peraltro compagna di allenamenti di Curtis a Virginia) ha stampato un crono 7 decimi più veloce di quanto fatto a Parigi dalle colleghe europee (23”19 è il nuovo primato mondiale: Curtis ha nuotato in 23”99).
Sara però è il nuovo faro della vasca azzurra: ha trascinato le staffette a tre podi, ha ribadito di avere ancora margini di crescita importanti e un avvenire (si spera) luminoso davanti a sé. Non ha grilli per la testa, è dedita al lavoro e nei prossimi mesi negli USA potrà progredire ancora. Insomma, al netto della cautela che impone il cerimoniale, l’orizzonte è piuttosto libero e invitante.
Tete e Simona, gli “immortali”: non tradiscono mai
Parigi ha raccontato altre due storie di resilienza e capacità di incidere anche quando la carta d’identità va decisamente in direzione contraria alla vulgata. Perché Nicolò Martinenghi e Simona Quadarella di anni ne hanno 27 ciascuno, ma in vasca vanno forti come se non più di quando ne avevano venti: due ori clamorosi per Tete nella rana (doppietta 50 e 100), addirittura tris di ori nelle distanze lunghe a stile per la romana, che è sembrata quasi sorpresa per lo straordinario risultato ottenuto.
Quadarella è un altro volto bello e spontaneo del nuoto italiano: testa sulle spalle, mai una parola fuori posto, tanto lavoro e tanti risultati. Ha colmato anche il vuoto lasciato in vasca da Gregorio Paltrinieri, che pure nelle acque libere continua a lottare e a fare incetta di medaglie (lui che di anni ne ha 31…), mentre Ginevra Taddeucci è la nuova regina del fondo.
[iol_placeholder type="social_instagram" id="DcIjzKPM3PD" max_width="540px"/]Pilato promossa ma senza lode, Razzetti una certezza
Il secondo posto nel medagliere è un dettaglio che lascia il tempo che trova, figlio soprattutto di quei maledetti centesimi che hanno negato a Ceccon e Pilato di conquistare il gradino più alto del podio. (e di qualche pasticcio di troppo nelle staffette…). Pilato che in qualche modo ha dato le risposte desiderate: Singapore è alle spalle, con la brutta storia del furto in aeroporto che è destinata a finire nel dimenticatoio una volta per tutte. Avrebbe voluto vincere almeno una delle due finali dei 50 e 100 rana, s’è dovuta accontentare di un argento e un bronzo che pure sanno di motivazione per il futuro.
In campo femminile gli Europei hanno consacrato Anita Gastaldi come atleta di riferimento nei farfalla, oltre che nella staffetta mista dove la differenza l’ha fatta anche Alberto Razzetti, oggi nuovamente il principale riferimento italiano nella specialità. Dove Federico Burdisso ha smarrito la retta via e l’opportunità per tornare sui livelli di 5-6 anni fa, quando era lui a dettare legge a delfino (anche se la polemica sul regolamento “stupido” che premia solo due nuotatori dello stesso Paese in semifinale ha motivo d’esistere). Razzetti nei misti ha dimostrato di essere ancora un fattore, anche se Jacopo Borbotti si sta avvicinando (ed è un bene).
Cerasuolo e D’Ambrosio hanno ancora margine
Chiosa finale sugli uomini più attesi. Simone Cerasuolo stavolta non ha trovato la bracciata d’oro, ma l’argento nei 50 rana e il bronzo nei 100 testimoniano che l’exploit di Singapore non era un caso, anche se i tempi nuotati nelle batterie e in semifinale lasciavano presagire un finale differente.
Carlos D’Ambrosio ne ha ancora di strada da fare: i presupposti per alzare l’asticella ci sono tutti, come dimostra il record nazionale sui 200 stile nella staffetta 4×200, ma la sensazione è che ancora non si sia trovata la quadra per capire davvero dove si possa arrivare. Soprattutto però manca un alter ego che possa spalleggiarlo a dovere, e questo anche in ottica staffette può rappresentare un limite. I nomi nuovi? Detto di Gastaldi nel femminile, sicuramente Christian Mantegazza (rana) e appunto Barbotti.
Per LA28 l’abbondanza resterà all’ordine del giorno (ma la concorrenza sarà sempre più spietata), poi però bisognerà sperare in un ricambio più florido e numeroso. Perché per Martinenghi e Quadarella sarà probabilmente l’ultimo ballo, così come per Razzetti (stessa età, classe 1999), mentre Ceccon comunque avrà 27 anni e un solo ultimo quadriennio olimpico davanti. Insomma, il mondo non aspetta e l’Italia non deve commettere l’errore di restare indietro. Anche se Parigi (dove l’Italia ha primeggiato per podi complessivi e nella classifica a squadre, e stavolta i russi c’erano…) è sembrata non bella, piuttosto stupenda.