Liste di attesa, no alle accuse dell’Asl 2 nei confronti dei medici di famiglia
- Postato il 18 gennaio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Provincia. Savona. Sembra che l’Asl 2 ci sia cascata di nuovo. Prima ha collegato il delicato tema delle liste di attesa ai pazienti che non si presentano agli appuntamenti senza disdire, ora è la volta – ben più grave – dei medici di famiglia, accusati di prescrizioni eccessive o non appropriate.
In entrambe le circostanze sembra a molti (tra cui chi scrive) che il numero dei casi presi in esame non sia affatto tale da incidere su un problema molto più ampio e complesso come quello delle liste di attesa. Un problema che non riguarda solo l’Asl 2, ma tutta la Liguria e, più in generale, l’intero Paese.
Le statistiche, nonostante qualche segnale di miglioramento, restano impietose: tempi di attesa ancora lunghissimi, situazioni critiche soprattutto nella diagnostica, fino ad arrivare a cittadini che rinunciano a curarsi perché non hanno le risorse economiche per rivolgersi al privato.
Per questo, e arrivando a una prima conclusione, appare inopportuno che l’Asl 2 chiami in causa i medici di famiglia, attribuendo loro di fatto la responsabilità di un aumento delle liste di attesa che deriva invece da fattori ben diversi e ben più strutturali.
I rilievi mossi dalla nostra Asl ai medici di famiglia sono ormai noti. Tra le cronache che ne hanno parlato, un quadro dettagliato è stato tracciato nei giorni scorsi da Luisa Barberis sulle pagine de Il Secolo XIX.
Da quelle ricostruzioni emerge che l’Asl si ritenga legittimata a controllare l’operato dei medici di famiglia: un principio difficilmente contestabile. Ma collegare questo percorso direttamente alle liste di attesa appare, come detto, eccessivo e forse anche fuori luogo.
Abbiamo quindi interpellato direttamente il dottor Giuseppe Noberasco, presidente savonese della Fimmg, il sindacato dei medici di medicina generale. Le sue parole colpiscono per calma e lucidità, qualità che – a suo avviso – mancano nel confronto con l’Asl: “Non abbiamo nulla in contrario ai controlli sul nostro lavoro. Ci mancherebbe altro. Ma i fatti e i numeri dimostrano che non è nell’operato dei medici di famiglia che vanno cercate le cause delle liste di attesa troppo lunghe, pur riconoscendo che singoli episodi possano essere verificati”.
Noberasco aggiunge: “I nostri pazienti sono sempre più anziani e hanno bisogno di visite ed esami con maggiore frequenza. Questo porta a cure migliori che, nel medio-lungo periodo, si traducono in un risparmio per la sanità pubblica”.
A sostegno delle sue tesi, il presidente della Fimmg savonese cita anche un dato significativo: “Un ente serio e certificato come Agenas ha rilevato che il nostro pronto soccorso registra una media di codici bianchi e verdi tra le più basse d’Italia. È il segno che la sanità territoriale funziona, e che i medici di famiglia fanno la loro parte. Partecipiamo alle Aft, le Aggregazioni Funzionali Territoriali, sempre con risultati positivi e con grande senso di responsabilità”.
In conclusione, la presa di posizione dell’Asl appare a molti, al di là dei casi limite, come un messaggio dal tono vagamente intimidatorio nei confronti dei medici di famiglia, chiamati ogni giorno a operare nei confronti dei propri pazienti in scienza e coscienza, piaccia o no ai vertici dell’Asl.