"L'Iran è un bluff", Netanyahu vola da Trump per convincerlo

  • Postato il 11 febbraio 2026
  • Estero
  • Di Agi.it
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"L'Iran è un bluff", Netanyahu vola da Trump per convincerlo

AGI - Con una chiara missione in testa e un'urgenza dettata dal procedere dei negoziati indiretti tra Usa e Iran, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è imbarcato ieri su 'Ali di Sion' diretto a Washington dove oggi incontrerà il presidente americano Donald Trump. Per la settima volta. L'obiettivo è riuscire a influenzare la posizione di Washington nei colloqui con Teheran, allontanando lo spettro di un accordo 'leggero' e al ribasso con la Repubblica islamica incentrato esclusivamente sull'arricchimento dell'uranio.

Le linee rosse israeliane

Per Netanyahu, le linee rosse non riguardano solo il programma nucleare ma anche lo sviluppo di missili balistici e il sostegno e finanziamento di Teheran agli alleati regionali, Hamas e Hezbollah in primis. Da qui le richieste che il premier presenterà nello Studio Ovale: zero arricchimento sul suolo iraniano e rimozione delle scorte di uranio arricchito, con il ripristino di ispezioni da parte dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) e solidi meccanismi di controllo. Insisterà anche per restrizioni al programma missilistico balistico iraniano, sia in termini di gittata sia di quantità, e rinuncia all'impegno con l'Asse del male.

Ad accompagnare il leader israeliano stavolta c'è una delegazione snella, che include il suo segretario militare, Roman Goffman, il consigliere per la Sicurezza Nazionale ad interim Gil Reich, insieme al consigliere politico Ophir Falk, e l'imprenditore Michael Eisenberg, rappresentante israeliano presso il Centro di Coordinamento Civile-Militare di Kiryat Gat per Gaza. Non ci sarà invece il suo capo di gabinetto, Tzachi Braverman, sotto indagine come sospettato nel caso Bibileaks e quindi temporaneamente allontanato dall'incarico. Assenti anche alti esponenti della Difesa: secondo la stampa, si era pensato di portare Omer Tishler, futuro capo dell'Aeronautica Militare e principale collegamento con il Pentagono dal momento che per dissidi interni manca un addetto militare permanente, ma l'idea è stata scartata.

Relazioni uniche

Prima di salire sull'aereo, il premier ha sottolineato che si tratta del settimo viaggio che compie negli Stati Uniti da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Un segnale della "vicinanza unica e delle relazioni eccezionali che abbiamo con gli Usa, e io personalmente con il presidente, qualcosa che non ha eguali nella nostra storia", ha notato Netanyahu, con un occhio all'appuntamento elettorale che lo attende in autunno.

Contrariamente al solito, il faccia a faccia - previsto per le 11 di mattina ora locale (le 17 in Italia) - si svolgerà a porte chiuse, senza media, conferenze stampa o dichiarazioni pubbliche prima o dopo. L'impostazione sembra sia arrivata dalla Casa Bianca, che intende mantenere il dialogo lontano dai riflettori: un modo, forse, per nascondere eventuali disaccordi sull'Iran e sulla forma di un potenziale accordo.

L'incontro era stato inizialmente previsto la settimana prossima ma, secondo fonti rilanciate dalla stampa, è stato anticipato su richiesta del leader israeliano, preoccupato per la direzione che potrebbero prendere i negoziati in corso tra Washington e Teheran e deciso a far sì che vengano tutelati gli interessi dello Stato ebraico.

La questione principale è assicurarsi che Trump sia "sulla stessa lunghezza d'onda", ha fatto filtrare il suo entourage. Da qui il viaggio per fornire al presidente le ultime informazioni di intelligence israeliane riguardanti l'Iran: sono le stesse date la settimana scorsa all'inviato speciale Steve Witkoff, ma il premier ha deciso di farlo personalmente per garantire che il capo della Casa Bianca riceva tutti i dati in modo accurato. "Presenterò al presidente Donald Trump la nostra visione sui principi negoziali. Questi sono importanti non solo per Israele, ma per chiunque desideri pace e sicurezza", ha ribadito Netanyahu prima di salire sull'aereo.

Venerdì scorso a Muscat, in Oman, alti rappresentanti americani e iraniani hanno tenuto colloqui definiti da entrambi positivi. Il capo dell'Organizzazione dell'energia atomica iraniana, Mohammad Eslami, ha aperto alla possibilità di diluire l'uranio arricchito al 60%, ma in cambio della revoca di tutte le sanzioni. 

Il pressing sul presidente Usa

Netanyahu è convinto - e cercherà di convincere Trump - che l'Iran seduto al tavolo dei negoziati non sia serio e che stia solo cercando di guadagnare tempo. Da qui, il pressing sugli Usa affinché pretendano risposte su una serie di punti stringenti - non solo il nucleare, ma anche missili balistici e alleanze regionali, gli ultimi due sono temi sui quali Teheran ha più volte ribadito di non voler trattare - in modo da raggiungere un accordo che garantisca la sicurezza di Israele o ritornare all'opzione militare.

Teheran, consapevole del disegno israeliano, cerca di arginarne le pressioni esortando Washington a resistere alle "influenze distruttive che stanno danneggiando la regione". Da Muscat, dove si è recato per colloqui prima di spostarsi in Qatar, si è fatto sentire anche il capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Ali Larijani: "Gli americani devono riflettere con saggezza e non permettere (a Netanyahu) di impartire loro lezioni su come condurre i negoziati sul nucleare. Devono restare vigili sul ruolo distruttivo dei sionisti".

Il piano di pace per Gaza

E se l'Iran sarà il tema principale del colloquio, i due leader discuteranno anche di Gaza e dell'avanzamento del piano di pace in 20 punti per la sua ricostruzione. Quattro mesi dopo l'avvio del cessate il fuoco, il processo si è arenato: Israele resta contraria alla partecipazione dell'Autorità nazionale palestinese, il comitato tecnico palestinese non ha ancora fatto il suo ingresso nell'enclave né è stato raggiunto un accordo su composizione, numeri e calendario di un dispiegamento delle forze internazionali di stabilizzazione. Per Netanyahu, conditio sine qua non per qualsiasi progresso nella ricostruzione di Gaza resta il disarmo di Hamas.

La Cisgiordania

Sullo sfondo di questo scenario si inserisce anche la Cisgiordania, dopo l'approvazione di nuove misure israeliane volte a rafforzare il controllo sulle aree A e B e ad aprire la strada a ulteriori insediamenti nei Territori palestinesi occupati. Decisione in contrasto con gli Accordi di Oslo che ha suscitato la reazione contraria dei Paesi arabo-musulmani, della comunità internazionale e non da ultimo di Washington, con un funzionario della Casa Bianca che ha ribadito l'opposizione di Trump all'annessione della Cisgiordania.

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Agi.it

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