Il 'vuoto' attorno a Starmer ma il premier inglese non molla
- Postato il 9 febbraio 2026
- Estero
- Di Agi.it
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Il 'vuoto' attorno a Starmer ma il premier inglese non molla
AGI - Undici ministri, quattro portavoce, due capi di gabinetto: in diciannove mesi a Downing Street, Keir Starmer ha dovuto dire addio a non pochi dei suoi collaboratori e a figure, anche di spicco, del suo governo. E non è ancora detto che non toccherà anche a lui.
Lo staff di Starmer perde pezzi
Gli ultimi a rassegnare le dimissioni sono stati ieri il potentissimo capo di gabinetto Morgan McSweeney, considerato l'artefice della vittoria dei Labour nel 2024 e l'uomo forte dell'esecutivo, e questa mattina il portavoce in carica Tim Allan.
Starmer non molla
Difficile dire se basterà a fermare la valanga del caso Epstein che si è abbattuta su un premier già debole e poco amato nel suo stesso partito. Starmer, descritto dai suoi come "ottimista, fiducioso e determinato", ha ribadito oggi che non intende mollare: "Andiamo avanti con fiducia", ha detto al suo staff al numero 10 di Downing Street, "dobbiamo dimostrare che la politica può essere una forza per il bene". Ma questa sera è atteso nell'arena del gruppo parlamentare laburista per una riunione che potrebbe diventare una resa dei conti.
Una nuova 'vittima' del caso Epstein?
Paradossalmente, Starmer potrebbe essere la vittima più eccellente del caso Epstein senza che il suo nome sia mai comparso, almeno finora, nei milioni di pagine dell'inchiesta. Mentre per esempio quello del presidente Donald Trump è citato almeno 38mila volte solo nell'ultima ondata di documenti divulgati il 30 gennaio, anche se non si profila alcun reato.
La nomina di Mandelson
Il premier britannico pagherebbe la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti, con l'ex ministro travolto dalla prossimità con il finanziere americano e costretto la settimana scorsa a lasciare la Camera dei Lord. Non solo frequentava le sue case, non solo gli ha rinnovato l'amicizia quando già era in carcere, ma a Epstein avrebbe passato documenti riservati sulla vendita di asset statali tra il 2009 e il 2010, quando era ministro del Commercio e vicepremier di fatto del governo di Gordon Brown.
Ufficialmente Mandelson aveva un curriculum eccezionale: uno degli inventori del New Labour che nel 1997 aveva portato al successo Tony Blair, negli anni è stato più volte ministro, anche se con alterne fortune e non pochi inciampi da cui era sempre riuscito a risollevarsi.
Nel febbraio del 2025 la decisione di sceglierlo come ambasciatore degli Stati Uniti, in virtù del suo standing e della sua vastissima rete di amicizie, considerate utili per maneggiare il sempre meno prevedibile alleato storico Trump.
Il 'pressing' di McSweeney
A insistere per la sua nomina era stato proprio Morgan McSweeney, nonostante qualche malumore tra i laburisti mentre i conservatori e Nigel Farage che oggi sono sulle barricate all'epoca non fecero un plissé. L'incarico però ha retto per pochi mesi: a dicembre Mandelson era stato costretto a farsi da parte, dopo la prima tranche di file che lo legavano al suo "amico" Epstein.
Per Mandelson arriva il cartellino rosso
Con la stampa britannica molto attenta agli sviluppi del caso, anche per via delle relazioni tra Epstein e l'ormai ex principe Andrea, le acque non si sono calmate. Anzi.
Quando le carte hanno rivelato non solo l'amicizia personale ma anche possibili rapporti d'affari con Epstein, e persino un pagamento di 75mila dollari, la carriera di Mandelson è finita per sempre questa volta. E con sé potrebbe trascinare Starmer. Il premier la settimana scorsa è stato costretto a scusarsi per la nomina e ad ammettere che sapeva di alcune bugie di Mandelson. Ma non è detto che basti a reggere anche questo colpo.
La posizione scomoda della Casa Reale
Intanto perché anche la Casa Reale è sotto pressione, con William e Kate che per la prima volta hanno commentato oggi pubblicamente la vicenda dicendo di essere "molto preoccupati" e assicurando la loro solidarietà alle vittime.
Tre giorni fa, re Carlo III era stato fischiato pubblicamente durante una visita nell'Essex per i legami del fratello con Epstein, che pure ha privato di tutti i titoli reali, compreso quello di principe, e cui ha tolto anche il Royal Lodge in cui viveva da decenni.
La Corona non può permettersi di vedere di nuovo appannata la sua immagine, faticosamente ricostruita dopo gli anni di Lady Diana. Più sacrificabile potrebbe essere dunque Starmer.
"Starmer sacrificabile perchè debole"
Sacrificabile anche perché debole. Che sia tra i britannici, che avevano creduto alla sua agenda riformista e alla sua promessa di cambiamento: solo il 20% ormai lo appoggia. E non va meglio nel partito laburista, con più d'uno tra i dirigenti del partito pronto a prendere il testimone del governo.
Come la sua ex vice Angela Reyners, una degli undici ad aver lasciato la poltrona dal luglio del 2024, nel suo caso per irregolarità nell'acquisto di una casa. Secondo un sondaggio di Survation for LabourList, in primarie interne al partito la Reyners batterebbe Starmer di 11 punti 48-37.
I nomi in campo
Un nome che circola sempre più spesso è quello del ministro delle forze armate Al Carns. Colonnello della Marina Reale, Croce al valor militare, ha combattuto in Afghanistan. Per il suo prestigio e per il suo curriculum, sarebbe l'unico candidato che Nigel Farage teme veramente. In panchina siedono poi da tempo il segretario alla salute Wes Streeting, così come il segretario all'Energia Ed Miliband.
Fuori gioco invece - e anche questo ha contribuito ad alimentare i malumori - il sindaco di Manchester, Andy Burnham. Il Comitato esecutivo nazionale del Partito laburista gli ha negato il permesso di candidarsi a elezioni suppletive per un seggio in parlamento, passaggio necessario per contendere la premiership a Starmer.
Un nome che sta emergendo è quello del ministro delle forze armate Al Carns. Sembra il candidato più improbabile, ma secondo gli amici di Nigel Farage, questa è l'unica opzione che Reform UK non vuole che il Labour scelga.
"Abbiamo cambiato il partito laburista insieme"
In attesa della riunione serale dei deputati, il primo ministro si è rivolto oggi al suo staff per motivarlo e tentare di girare pagina. Prima ha ringraziato McSweeney: "Abbiamo cambiato il partito laburista insieme. Abbiamo vinto le elezioni politiche insieme. E niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza di lui. Voglio ringraziarlo per il suo servizio", ha detto.
Senza nemmeno una parola per Allan. Poi ha fatto appello a quello che considera la ragion d'essere della politica: "La convinzione che possa essere una forza per il bene e possa cambiare la vita". Dunque, "sono stato assolutamente chiaro che mi dispiace per la decisione di nominare Peter Mandelson e mi sono scusato con le vittime".
Nessun passo indietro
Ma niente passo indietro. Servirà invece e in fretta un passo avanti, con un nuovo capo di gabinetto. In pole ci sono Louise Casey, apprezzata dai laburisti come abilissima nel risolvere anche i problemi più complicati, così Vidhya Alakeson, ex vice di McSweeney. A entrambe ha affidato intanto l'interim. E c'è chi non esclude il ritorno di Sue Gray, prima capo di gabinetto dimissionaria nell'ottobre del 2024 per la rivalità con McSweeney.
La reazione dell'opposizione
Le ultime dimissioni hanno dato nuovi argomenti all'opposizione. "Tutto sta andando in pezzi e il premier è alla mercè dei deputati laburisti", ha commentato la leader conservatrice Kemi Badenoch.
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