L’insistenza di Papa Leone sulla ‘sovranità’ del Venezuela dev’essere un campanello d’allarme per l’Ue

  • Postato il 7 gennaio 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 1 Visualizzazioni

Come suono di sirena nella nebbia le parole di papa Leone hanno lanciato l’allarme sul punto cruciale della vicenda venezuelana. Che non consiste nella ripulsa della dittatura di Maduro ma nella forma del tutto inedita e inaspettata con cui è stato aggredito il Paese. Diversamente dal balbettio della maggioranza degli Stati europei, il pontefice ha messo al primo posto la salvaguardia della “sovranità” del Venezuela. Bisogna intraprendere cammini di giustizia e di pace, ha detto il pontefice, “garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti”.

L’Osservatore Romano ha ripreso il concetto in prima pagina a lettere cubitali: “Garantire la sovranità e superare la violenza”. Un ulteriore articolo è stato titolato “Trump rivendica il controllo del Venezuela e minaccia altri Paesi”. Un esplicito segnale a non sottovalutare la gravità della linea seguita dalla presidenza statunitense. Con una netta differenza rispetto all’equilibrismo scelto dalla presidente Meloni e da molti governi europei dinanzi al sequestro di Maduro (tranne la secca condanna espressa dalla Spagna). Ponendo in primo piano la questione del rispetto della sovranità del Venezuela, la Santa Sede spinge a focalizzare l’attenzione sul mutamento dello scenario geopolitico, che si evidenzia nell’azione di Donald Trump.

Diceva papa Francesco – primo a suo tempo nel denunciare il pericolo rappresentato dai movimenti populisti sovranisti intrinsecamente di stampo autoritario – che non stiamo vivendo un’epoca di cambiamento ma un “cambio di epoca”. Una fase storica dai paradigmi completamente nuovi. Ed è quello che sta esattamente avvenendo sulla scena internazionale con l’avvento di un unilateralismo senza regole.

Tre segni caratterizzano l’operazione lanciata da Trump.

1. Non c’è nessun richiamo (nemmeno fittizio) ad un presunto interesse generale: l’esportazione della democrazia, per dire. Il presidente americano parla invece del “petrolio che ci hanno rubato” oltre ad affibbiare a Maduro l’epiteto fantasioso di narcoterrorista.
2. Non c’è stato alcun tentativo di assicurarsi una legittimazione internazionale da parte delle Nazioni Unite (come Bush jr. e Blair tentarono di fare – invano – alla vigilia dell’invasione dell’Iraq).
3. Non c’è alcun rispetto per il protagonismo del popolo dello Stato attaccato. (In Afghanistan e in Iraq si tentava di inventare una nuova classe dirigente). Qui Trump annuncia a chiare lettere che gli Stati Uniti “gestiranno” (to run) il Paese in attesa di una nebulosa transizione democratica, di cui si riserva di decidere i tempi. E’ lo stesso metodo proprietario inaugurato con il cosiddetto piano di pace per Gaza dove la guida è affidata ad un comitato direttivo presieduto dallo stesso Trump: in maniera totalmente personalistica, lasciando volutamente in secondo, terzo, quarto piano la possibilità di una rappresentanza palestinese.

In altre parole sono saltati i parametri (magari ipocriti) di un sistema di regole multilaterale. Si fa avanti invece, secondo l’indovinata espressione di Le Monde, un “imperialismo predatorio”. Il documento sulla Strategia di sicurezza nazionale Usa è più che eloquente. Suonano profetiche allora, e lungimiranti, le parole di papa Bergoglio, che auspicava una nuova Conferenza di Helsinki formato 2000 per portare ad un tavolo vecchi e nuovi protagonisti (il Sud Globale) della scena internazionale per concordare nuove regole di convivenza e cooperazione planetaria.

L’alternativa è il sistema che ha in mente Trump: un mondo, in cui un gruppo ristretto di capibastone si spartiscono sfere di dominio mentre gli Stati minori sono schiacciati e costretti all’ubbidienza dalla potenza militare ed economica dei Grandi Boss.

La domanda è quale destino sarà riservato in questo nuovo sistema mondiale all’Europa. L’enfasi con cui il Vaticano nella vicenda venezuelana sottolinea l’importanza del concetto di “sovranità” dovrebbe suonare come un campanello d’allarme per l’Unione Europea, che finge di non capire, che fatica a respingere duramente e compattamente – al di là della parziale risposta da parte dei “volonterosi” di Parigi –l’esplicita volontà di Trump di annettersi la Groenlandia. L’ora attuale vede un’Europa che non riesce a programmare il proprio futuro, limitandosi al ridicolo piano Von der Leyen sul riarmo frammentato e disordinato degli stati membri.

“Il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo o eliminando i fratelli”, ha ricordato Leone nella prima messa del nuovo anno. Per l’Europa il futuro può consistere solo nel divenire adulta, proiettandosi verso un sistema federale, segnato da una forte accelerazione nello sviluppo comune delle nuove tecnologie e dotato di una comune deterrenza, incluso un esercito integrato.
E’ la premessa per poter trattare pragmaticamente con Stati Uniti, Russia e Cina, provando a ricostruire un nuovo sistema internazionale multilaterale. L’umiliante esito della vicenda dei dazi imposti da Trump dovrebbe avere insegnato qualcosa.

Perché un fatto è certo: il sovranismo in dimensione nazionale non porta da nessuna parte e semmai – come dimostra il comunicato azzeccagarbugli del governo Meloni sull’attacco al Venezuela – maschera la subalternità ad altri sovrani.

L'articolo L’insistenza di Papa Leone sulla ‘sovranità’ del Venezuela dev’essere un campanello d’allarme per l’Ue proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti