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L’industrializzazione della cultura italiana deve passare anche dal settore audiovisivo

  • Postato il 11 luglio 2026
  • Attualità
  • Di Artribune
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  • 5 min di lettura
L’industrializzazione della cultura italiana deve passare anche dal settore audiovisivo

Gli ultimi decenni della vita culturale sono stati senza dubbio influenzati dalle traiettorie disegnate dal celebre libro verde sulle industrie culturali e creative con cui l’Unione Europea ha introdotto, nei fatti, una nuova categoria di soggetti economici (le ICC, appunto), che oggi come allora rappresentano più un auspicio, un tendenziale verso cui tendere, e non un concreto stato di fatto.

Azioni (e inazioni) per costruire un’industria culturale

In tutto questo tempo sono state numerose le scelte volte a costruire davvero un segmento industriale della cultura e della creatività: per la maggior parte documenti e riflessioni, cui ultimamente, va detto, si sono aggiunti norme e strumenti specifici, come la sezione speciale del registro delle imprese dedicate al cluster. Tutti elementi che confermano la volontà formale del nostro Paese di trasformare la nostra cultura, o meglio, l’iniziativa privata che coinvolge la nostra cultura e la nostra creatività, in un segmento economico con propria dignità e volumi. Una volontà che, tuttavia, è ancora lontana dall’essere realmente raggiunta. E le recenti dichiarazioni sull’audiovisivo ne sono la prova.

Lo stato attuale dell’industria culturale italiana

In un’intervista rilasciata al Sole24Ore, infatti, Chiara Sbarigia, presidente dell’Apa, l’associazione dei produttori audiovisivi, afferma, senza mezzi termini, che l’audiovisivo “sta vivendo una fase di stallo”, citando una crescita ben modesta del fatturato: stando ai risultati degli studi citati da Sbarigia, infatti, il volume totale del settore è passato, in un anno, da 16,3 miliardi a 17, con un incremento totale inferiore al 5%. Un andamento che per quanto positivo in valore assoluto, induce inevitabilmente all’assunzione di scelte conservative, che in un settore industriale difficilmente premiano lo sviluppo. Approfondire il tema dell’audiovisivo è importante, perché rappresenta, tra tutte le industrie culturali e creative, uno dei segmenti più “sviluppati” sotto il profilo imprenditoriale, rappresentando, forse soltanto insieme all’editoria, il terreno ideale su cui immaginare dei processi di politica industriale, e quindi una politica di posizionamento del nostro Paese nello scenario internazionale.

La cultura come strumento di posizionamento internazionale

Per comprendere quanto queste due dimensioni (politica industriale e posizionamento globale) siano strettamente connesse, è interessante notare come, Patrizio Bianchi, ministro dell’istruzione e del merito durante il governo Draghi, nel suo intervento su Treccani dedicato alla definizione di Politica Economica, citando Landes (importante storico statunitense dell’economia) riporti che il Re di Prussia rispose all’espansione industriale inglese, avviando a sua volta una serie di interventi per accelerare lo sviluppo dell’industria del proprio Paese, “avvertendo come una dipendenza economica dalla nuova potenza industriale inglese divenisse essa stessa sudditanza politica nei confronti della Gran Bretagna”.

La cultura come strumento di crescita economica

Così come è utile ricordare quanto l’associazione tra patrimonio culturale e produzione culturale (editoria, audiovisivo, arti figurative, ecc.) rappresenti una condizione di sviluppo estremamente importante sia in termini di crescita economica, sia in termini di affermazione del nostro Paese nell’immaginario collettivo, e che nel voler tutelare la cultura come un elemento imprescindibile del nostro Paese, sia necessario intervenire sia sul versante del patrimonio sia su quello della produzione contemporanea. Volendo anche per un istante dimenticare la cosa più importante, e quindi il ruolo che il settore audiovisivo può avere sullo sviluppo umano delle persone, soprattutto in un periodo storico come il nostro, è innegabile che la produzione di contenuti di qualità in ambito audiovisivo possa generare non solo margini importanti, ma possa altresì potenziare anche altri settori del sistema economico nel suo complesso, e non solo in ambito turistico.

Il ruolo chiave del settore audiovisivo

Il settore audiovisivo è, infatti, uno dei settori culturali e creativi a più alta distribuzione imprenditoriale globale. Sviluppare una logica di intervento che generi delle connessioni, e che costruisca delle catene di produzione del valore internazionali, non solo agevola la creazione culturale, ma costruisce un’infrastruttura di relazioni produttive che possono avere un ruolo strategico per settori tecnici, ma anche per settori terzi. La politica, in questo contesto, deve essere attenta, evitando meccanismi difficili da monitorare, ed evitando un intervento contenutistico. Malgrado ciò, il settore ha una rilevanza tale che non può essere trascurata in una logica di espansione delle nostre attività, domestiche e internazionali.

Abbiamo le risorse, ma non le sfruttiamo

Senza cedere alla retorica che vorrebbe i nostri “giovani” tutti talentuosi, è innegabile che all’interno della filiera italiana siano presenti molte persone con grande valore artistico e tecnico, e con grandissime competenze specifiche, anche nei settori “di supporto”. Mettere tali risorse in condizioni di poter estendere il mercato, incrementare il fatturato, aumentare la presenza all’estero e sviluppare nuovi canali di investimento e produzione, è senza dubbio un’opportunità per il nostro Paese.

Bisogna avere le idee chiare prima di agire

È, però, necessario ricordare la scelta del Re di Prussia e comprendere che per sviluppare una serie di misure realmente efficaci è necessario identificare un obiettivo chiaro e ambizioso. Se non si definiscono obiettivi realmente globali, il rischio è che ciascuna politica degradi in una sorta di assistenzialismo. E, allora, è forse necessario sottolineare una dimensione: l’audiovisivo non deve “essere sostenuto dal Paese”. L’audiovisivo deve essere uno dei settori che contribuisce ad incrementare la ricchezza e lo sviluppo dell’Italia, sia nei confini nazionali che a livello macro.

Stefano Monti

L’articolo "L’industrializzazione della cultura italiana deve passare anche dal settore audiovisivo" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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