L’incognita del voto di Midterm
- Postato il 20 luglio 2026
- Di Panorama
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Le elezioni di midterm negli Stati Uniti rappresentano un momento cruciale per il panorama politico americano. Mentre i repubblicani affrontano sfide significative nel mantenere il consenso elettorale, i democratici si trovano di fronte a ostacoli considerevoli che potrebbero compromettere la loro posizione nel Congresso. L'esito di queste votazioni rimane incerto e dipenderà da numerosi fattori politici, economici e sociali che caratterizzano il contesto nazionale.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Se i repubblicani sono oggettivamente in difficoltà, i democratici, dal canto loro, devono affrontare scogli significativi. La partita resta quindi, al momento, più aperta che mai
Una certa vulgata non fa che ripetere che il Partito repubblicano sarebbe spacciato in vista delle prossime elezioni di metà mandato. Senza dubbio, questo schieramento si sta trovando ad affrontare delle difficoltà rilevanti. I sondaggi danno Donald Trump particolarmente impopolare. Inoltre, la ripresa della guerra tra Stati Uniti e Iran farà prevedibilmente rialzare in modo significativo il prezzo della benzina: il che, ovviamente, rappresenta una notevole vulnerabilità per il Partito repubblicano. A questo si aggiunga che, proprio sulla questione del conflitto iraniano, la base Maga appare decisamente spaccata. Tra l’altro, Trump ha necessità di mantenere la maggioranza in entrambi i rami del Congresso e, soprattutto, alla Camera dei rappresentanti. Qualora i dem riuscissero a conquistarla, istruirebbero infatti verosimilmente un processo di impeachment contro il presidente: un processo che al Senato piomberebbe, sì, in un vicolo cieco (visto che per la destituzione è necessario un quorum dei due terzi dei voti). Tuttavia, dall’altra parte, un simile procedimento finirebbe con l’ingolfare i lavori parlamentari per dei mesi: il che danneggerebbe ovviamente l’agenda programmatica dell’inquilino della Casa Bianca. Insomma, a fronte di tutti questi scogli, molti ritengono che il Partito democratico abbia la vittoria in tasca.
Eppure bisogna fare attenzione. Sì, perché, nonostante le oggettive difficoltà in cui versa il Partito repubblicano, anche i dem hanno i loro (rilevanti) problemi. A sottolineare la situazione stanno i dati raccolti da Decision Desk Hq. In primis, il tasso di gradimento di Trump è salito al 42,5% rispetto al 40% di marzo. In secondo luogo, nelle intenzioni di voto generiche per il Congresso, il vantaggio dei democratici è attualmente al 3,5%, mentre a maggio era al 7%. Non solo. Sempre secondo Decision Desk Hq, al momento l’Asinello ha il 61% di chances di conquistare la Camera, mentre i repubblicani hanno il 57% di probabilità di mantenere il controllo del Senato. Considerando che si voterà il 3 novembre, questi dati fanno comprendere come la partita sia più aperta che mai.
Del resto, i nodi per i democratici sono principalmente tre. Il primo è di carattere strategico. Finora hanno eccessivamente puntato sull’impopolarità di Trump in materia di carovita senza riuscire tuttavia a far passare dei messaggi propositivi e coerenti. In secondo luogo, per riconquistare la maggioranza in Senato, il sentiero più agevole, per i democratici, sarebbe quello di difendere i quattro seggi in lizza che già detengono (Georgia, New Hampshire, Michigan, Minnesota) e conquistare, al contempo, i seggi attualmente repubblicani in North Carolina, Maine, Iowa e Alaska. Il problema è che la corsa per il seggio senatoriale nel Maine è stata scossa dal ritiro del candidato progressista Graham Platner, a seguito di accuse di violenza sessuale.
Certo, è pur vero che, quest’anno, i dem sembrano avere concrete chances di conquistare il seggio senatoriale del Texas, dove il democratico James Talarico e il trumpista Ken Paxton sono dati testa a testa nei sondaggi. Ciononostante, è altrettanto vero che i repubblicani sono, a loro volta, competitivi per quanto riguarda il seggio senatoriale del Michigan (e questo soprattutto se le imminenti primarie dem locali dovessero essere vinte dal candidato di estrema sinistra, Abdul El-Sayed). Infine, secondo Politico, vari deputati dem temono che l’ascesa dei socialisti appoggiati da Zohran Mamdani possa alienare all’Asinello le simpatie dell’elettorato più moderato, compromettendo così le possibilità del partito di riconquistare la Camera dei rappresentanti a novembre.
Insomma, se le difficoltà di Trump e dei repubblicani restano significative, i democratici, dal canto loro, non possono affatto permettersi di dormire dei sonni tranquilli.