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È il 6 maggio 1968. Mentre il mondo è in pieno fermento sociale, a Houston, presso la base di Ellington, si sta scrivendo una pagina di storia dello spazio che rischia di finire in tragedia. Neil Armstrong, l'uomo destinato a diventare il primo essere umano a calpestare il suolo lunare, si trova a soli 60 metri di altezza quando perde il controllo del suo veicolo durante una sessione di addestramento.
Pochi secondi dopo, un'esplosione scuote la base. Ma Armstrong non è tra le fiamme: è appeso a un paracadute.
Il "Somaro Volante" che simulava la Luna
Per addestrare gli astronauti alla discesa finale sul suolo lunare, la NASA non utilizzava macchine eleganti. Il Lunar Landing Research Vehicle (LLRV), soprannominato scherzosamente "il somaro volante" o "letto a castello volante", era un intricato telaio di tubi metallici.. Il suo compito era però cruciale: grazie a un motore a turboventola, riusciva a contrastare i cinque sesti del peso del veicolo, simulando con estrema precisione la ridotta gravità lunare.
"Era una macchina ostica e rischiosa, ma utilissima", avrebbe dichiarato anni dopo Armstrong.
Quei 200 piedi (60 metri) tra la vita e la morte
Durante il suo 22° volo di test, dopo circa cinque minuti di volo nominale, il veicolo di Armstrong iniziò a rispondere in modo anomalo ai comandi. A causa di una perdita di pressione dell'elio, il perossido di idrogeno che alimentava i propulsori di assetto si esaurì improvvisamente.
Senza più controllo e con il muso che iniziava a puntare pericolosamente verso il suolo, Armstrong prese la decisione in una frazione di secondo: azionò il seggiolino eiettabile.. L'LLRV-1 si schiantò al suolo esplodendo in una palla di fuoco. Armstrong toccò terra pochi istanti dopo, praticamente illeso. La leggenda narra che, dopo l'incidente, tornò nel suo ufficio a sbrigare scartoffie come se nulla fosse accaduto.
Senza quel crash forse non saremmo andati sulla Luna
L'indagine tecnica che seguì l'incidente permise agli ingegneri di correggere i difetti di strumentazione e i problemi ai sistemi di pressione. Fu anche grazie a quei rischi estremi e ai successivi voli sul modello aggiornato (LLTV) che Armstrong acquisì la confidenza necessaria per affrontare la vera discesa del modulo Eagle il 20 luglio 1969.
Tutti i comandanti delle missioni Apollo hanno confermato la tesi di Armstrong: imparare a domare quel veicolo instabile sulla Terra contribuì in modo significativo a non fallire sulla Luna.
Oggi i resti di quell'epoca eroica sono conservati nei musei: l'unico LLRV superstite è esposto all'Air Force Test Flight Museum in California, mentre l'ultimo LLTV-3 veglia sui visitatori del Johnson Space Center di Houston..
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