Limiti alle estrazioni di petrolio, Tajani smentisce Bardi e Pichetto
- Postato il 18 settembre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Limiti alle estrazioni di petrolio, Tajani smentisce Bardi e Pichetto
Limiti alle estrazioni di petrolio, Tajani smentisce Bardi e Pichetto. Le opposizioni demoliscono i patti sulle royalties. FdI difende il decreto.
«In Basilicata è possibile raddoppiare o triplicare le estrazioni». A spargere benzina sull’incandescente quadro politico e sociale lucano è il ministro degli Esteri Antonio Tajani. A margine dell’assemblea pubblica dell’Unione industriali di Napoli, le parole del ministro contraddicono in pieno quanto avevano precisato con una nota congiunta, appena poche ore prima, il governatore Vito Bardi e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che garantivano che non ci sarebbero stati aumenti ai tetti delle estrazioni. Un corto circuito interno a Forza Italia, visto che tutti i soggetti coinvolti sono del partito di Berlusconi, che rischia di provocare gravi ripercussioni non solo all’interno della maggioranza di centrodestra, ma anche tra il governo centrale e il governo regionale.
ESTRAZIONI PETROLIO TAJANI SMENTISCE BARDI: IL CORTO CIRCUITO NELLE ESTRAZIONI E LA STRATEGIA DEL GOVERNO
«L’energia è la prima preoccupazione del Governo» ha spiegato il vicepremier, imputando l’impennata dei costi ai blocchi geopolitici degli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb. Per dare risposte a imprese e famiglie, Roma guarda dritto al giacimento della Basilicata, così nel penultimo Consiglio dei ministri è stato deciso di autorizzare un incremento estrattivo. La procedura prevede che il governatore lucano scriva a Palazzo Chigi per attivare la nomina di un commissario. Tajani assicura che l’accelerazione avverrà nel rispetto formale dei limiti storici, ma la proiezione sul campo è netta: «si potrà raddoppiare, se non triplicare», l’output energetico in tempi brevi.
Una svolta che si inserisce in una strategia nazionale che comprende il nucleare, le rinnovabili e misure ponte come la proroga del taglio delle accise e l’introduzione dell’accisa mobile. Le opposizioni hanno immediatamente preso la mira contro le rassicurazioni della Giunta. Il deputato del Movimento 5 Stelle, Arnaldo Lomuti, ha demolito la tesi dello scudo dei tetti produttivi, definendola una difesa inutile.
LE CRITICHE DEL M5S SU MARGINI, ROYALTIES E COMMISSARIO
I limiti vigenti sommano 104.000 barili al giorno per la Val d’Agri e 50.000 per Tempa Rossa, a fronte di una produzione reale lucana che oggi viaggia a 65.000 barili, in calo dell’undici per cento. «Restano circa 89.000 barili di margine, più di tutto quello che estraiamo adesso», calcola Lomuti, spiegando che promettere di non toccare quel limite non garantisce nulla perché il vero freno è il ritmo delle autorizzazioni. Il deputato attacca anche il meccanismo del commissario ad acta previsto dal decreto del 10 settembre: se la Regione non decide entro quarantasette giorni, il Consiglio dei ministri nomina il commissario senza che il governatore lucano abbia diritto di voto.
Durissimo il giudizio sulle royalties: la Regione incassa solo il 3,85% del valore e i Comuni l’1,05. Sotto accusa finisce il protocollo sulla Val d’Agri del giugno 2022 firmato dall’attuale Giunta, che fissa la compensazione a un euro e cinque centesimi a barile anche con il Brent sopra i cento dollari. Lomuti chiede ora che Bardi riferisca nell’Aula del Consiglio regionale. La replica del centrodestra è affidata al senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa, che bolla le contestazioni dell’opposizione come frutto di una povertà di conoscenze imbarazzante. Secondo Rosa, la norma sul commissario è un semplice strumento «di efficientamento procedurale che non lede l’autonomia locale».
ESTRAZIONI PETROLIO TAJANI BARDI: LA DIFESA DEL CENTRODESTRA E L’ATTACCO DEL PD
Il procedimento unico per i titoli minerari in terraferma, centralizzato dal Governo Renzi nel 2014, dura al massimo 180 giorni e richiede l’intesa della Regione. La modifica attuale concede 45 giorni alla Regione per esprimersi, prorogabili di altri 60 dal premier su proposta del ministro dell’Ambiente per avviare un’interlocuzione sui motivi del ritardo. Solo dopo 105 giorni di totale inerzia scatta l’ipotesi del commissario, sentito il territorio.
Rosa esclude automatismi sul rilascio finale dei permessi e invita la sinistra a studiare le leggi prima di parlare. Le parole di Rosa hanno innescato il contrattacco frontale del Pd in Regione, il capogruppo Piero Lacorazza, parla di posizioni al limite della schizofrenia e accusa il senatore di Fratelli d’Italia di essere passato rapidamente dal fronte “No Triv” a quello “Si Triv”.
I NODI COSTITUZIONALI E LE RICHIESTE DEI SOCIALISTI
Per il Pd, la destra lucana si arrampica sugli specchi, riducendo a pura semplificazione burocratica una scelta geopolitica che punta invece ad aumentare le estrazioni. Lacorazza rivendica la necessità di sollevare dubbi sulla compatibilità del decreto con l’equilibrio dei poteri costituzionali tra Stato e Regioni, accusando la maggioranza di ignorare i nodi politici reali e di non voler rispondere in Aula. In questo clima di scontro totale, la sponda socialista tenta di spostare l’asse sul futuro economico del territorio.
Il capogruppo Antonio Bochicchio valuta positivamente la formale conferma dei tetti da parte di Bardi e Pichetto Fratin, ma esige immediata chiarezza sui dati reali. «Ora occorre chiarire come si intenda aumentare la produzione entro quei limiti e quali saranno gli impatti e i vantaggi per la Basilicata», avverte l’esponente socialista, chiedendo proiezioni certe su occupazione, controlli ambientali e investimenti.
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