Libertà di stampa? No, solita propaganda
- Postato il 1 maggio 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Libertà di stampa? No, solita propaganda
Ad occhio in Italia c’è molta libertà di stampa. Caso più unico che raro il nostro sembra essere uno dei pochissimi, o forse l’unico paese al mondo ove i mezzi di comunicazione di massa, compresi quelli statali, sono in maggioranza fortemente critici del governo in carica. Ammettiamo però che, in questi casi, piuttosto che andare per intuito, sia meglio basarsi sui dati.
Ieri è stato reso noto il “World Press Freedom Index 2026” stilato da Reporters sans frontières. Stando al rapporto, l’Italia sarebbe retrocessa dal 49° al 54° posto su 180 paesi. Cosa significa? La percezione forse ci fa illudere che da noi ci sia ancora più libertà di stampa di quel che è? Hanno forse ragione i leader delle opposizioni che hanno avuto occasione, anche in questo caso, di fare quello che riesce loro meglio, cioè ricondurre ogni male al governo Meloni?
Per rispondere in modo sensato a domande di tal fatta bisogna indagare su come siano state costruite le griglie con cui si è definita la libertà di stampa in questo report e poi come siano stati analizzati, alla luce di questi parametri, i dati posti dalla realtà. Stiamo a quanto ci dicono gli stessi estensori del rapporto. In Italia, essi scrivono, «la libertà di stampa continua a subire le minacce delle organizzazioni mafiose, in particolare nel sud, come anche di diversi gruppuscoli estremisti che esercitano violenze». Che la mafia e le organizzazioni affini tengano i giornalisti lontano dai loro affari, con minacce e azioni intimidatorie, è un dato di fatto. È un problema atavico di cui certamente il governo attuale non può essere accusato e che può essere contrastato solo con un lavorodi lunga lena che proprio questo esecutivo, con i cosiddetti “decreti sicurezza”, sembra aver intrapreso. Lo stesso vale per i gruppuscoli estremisti, che sono soprattutto, anche se il rapporto non lo dice, quelli appartenenti al mondo degli antagonisti e degli anarchici, e su cui la sinistra non ha mai avuto il coraggio di dire una parola chiara.
Fin qui, ci stiamo. A un certo punto però il rapporto prende un’altra piega e gli estensori, nel commentarlo, sbroccano. Persa ogni forma di scientificità, il commento al rapporto diventa un vero e proprio, contestabilissimo, bollettino di propaganda politica. Ad essere messa sotto accusa è soprattutto la cosiddetta “legge bavaglio”, che, senza un minimo di spirito critico, viene definita proprio con questo termine che certo non è neutro e che è stato coniato a sinistra per screditare l’Italia all’estero avvalorando il teorema di una “deriva autoritaria” del nostro paese. Un lavoro che sembra essere riuscito, stando a quel che si vede. L’impressione è che, nel giudicarla, non si vada nel merito della normativa, calandola nello specifico italiano. Sembra che il testo della legge non sia stato proprio letto. Non si tiene conto del fatto che nel nostro paese i processi vengono fatti prima sui giornali, con sentenza inappellabile, e solo dopo nei tribunali, senza però destar più attenzione mediatica nonostante che, il più delle volte, finiscono in un nulla di fatto. Più che la libertà di stampa in questi casi è in gioco la dignità della persona, che la legge ha voluto salvaguardare. Il rapporto parla poi di una longa manus del governo sulla Rai: ipotesi smontabile facilmente accendendo una tve semplicemente vedendo un notiziario o un talk show qualsiasi. Ove però il rapporto dà il meglio, anzi il peggio, di sé, è nell’affermare che «ormai l’Italia è stabilmente fuori dagli standard dei paesi fondatori dell’Unione europea, ed è in compagnia di paesi come l’Ungheria».
Sorge il dubbio che le organizzazioni operanti nei singoli paesi che hanno collaborato alla stesura del rapporto non siano proprio vergini come vengono presentate. Siamo sicuri che esse non siano politicizzate, fosse pure nel modo indiretto ma sostanziale che è proprio di tanti cosiddetti “enti indipendenti” italiani? Domanda legittima per chi crede che anche i dati “scientifici” siano stupidi fin quando non si capisce chili ha raccolti, come e con quali intenzioni.
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