Libano-Israele, la tregua che non c’è. Tel Aviv continua a bombardare e Hezbollah (escluso dai colloqui) replica: “Accordo inaccettabile”
- Postato il 4 giugno 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Evviva la tregua, la tregua che non c’è. A Washington e tra le cancellerie europee si esulta per la firma dell’intesa tra Israele e Libano su un cessate il fuoco condizionato che dovrebbe mettere fine al conflitto nel Paese dei Cedri, ai raid israeliani su Beirut e all’invasione del Sud. Il condizionale è d’obbligo perché, nonostante le reazioni positive, l’accordo presenta diverse clausole che rendono ancora complicato parlare di tregua.
La tregua che nessuno rispetta
Per dare un’idea del clima tra le parti conviene partire innanzitutto dalle dichiarazioni dei protagonisti. Tra i primi a prendere la parola c’è il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che chiarisce subito un punto: Israele continuerà le sue operazioni nel Libano meridionale, con le truppe rimarranno nella zona di sicurezza, la cosiddetta Yellow Line collocata unilateralmente da Tel Aviv ben più a nord della zona di demarcazione individuata dalle Nazioni Unite, perché continuerà a “smantellare le infrastrutture terroristiche nell’area“. Una tregua che deve essere rispettata solo dalla controparte, quindi, ossia Hezbollah, dato che per “infrastrutture terroristiche” lo Stato ebraico intende proprio quelle del Partito di Dio. Non sarà così perché proprio i vertici della formazione armata sciita hanno chiarito di non riconoscere l’accordo sul cessate il fuoco firmato a Washington. Il gruppo ha “informato ufficialmente il presidente libanese Joseph Aoun del proprio rifiuto dell’accordo, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo accettabile debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese. Il ritorno degli sfollati, gli sforzi di ricostruzione e il rilascio dei prigionieri libanesi sono condizioni essenziali per qualsiasi futuro accordo”. Il leader della formazione, Naim Qassem, ha poi definito l’intesa “una capitolazione e una sconfitta“, invitando il governo libanese a “porre fine alla farsa e all’umiliazione dei negoziati”: “La dichiarazione di Washington – conclude – definisce i principi fondamentali che gli Stati Uniti e Israele prevedono per la sottomissione del Libano al progetto del Grande Israele”.
La presa di posizione di Hezbollah, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, è frutto del coordinamento tra il partito sciita libanese e l’Iran. Per Teheran, il cessate il fuoco in Libano non può essere discusso a parte, ma deve diventare un elemento delle ben più ampie contrattazioni tra Usa e Iran.
“Condizioni inaccettabili”
La posizione intransigente di Hezbollah e Repubblica Islamica ha motivazioni di tipo strategico. Ma non solo. Nell’accordo di cessate il fuoco firmato a Washington senza interpellare il partito-milizia libanese, l’unica controparte veramente coinvolta nello scontro con Israele, c’è una condizione non di poco conto imposta dallo Stato ebraico: verranno istituite zone di sicurezza libanesi che escluderanno Hezbollah e lo stop alle ostilità, si precisa nella dichiarazione congiunta, sarà subordinato alla “cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i membri di Hezbollah dal settore del Litani meridionale“. Infine, “Israele ha riaffermato che la sua sicurezza e il rispetto della sua integrità territoriale possono essere raggiunti solo attraverso il disarmo di Hezbollah e lo smantellamento della sua infrastruttura in tutto il Libano”. In sostanza, Beirut e Tel Aviv hanno trovato un accordo senza coinvolgere il Partito di Dio pretendendo da esso il ritiro, il disarmo e la mancata presenza nelle zone di sicurezza. Inevitabile, quindi, il rifiuto da parte del gruppo sciita che, va ricordato, non è un attore marginale nel contesto bellico: si tratta di una milizia che vanta un numero di combattenti non troppo inferiore a quello dei soldati dell’esercito regolare ma, soprattutto, si ritiene abbia a disposizione un arsenale missilistico e di droni d’attacco più imponente di quello di Beirut.
Si continua a sparare
Così, come annunciato da Katz, i raid e le operazioni israeliane non si fermano. Dopo la firma dell’accordo, Israele ha diramato un avviso urgente ai residenti del Libano meridionale per ricordare che “i combattimenti nel Libano meridionale continuano, mentre l’esercito israeliano prosegue nel colpire strutture e infrastrutture di Hezbollah presenti nei vostri villaggi e nelle loro vicinanze. L’Idf non intende arrecare danno alla popolazione civile. Per la vostra sicurezza, evitate di dirigervi a sud del fiume Zahrani fino a nuovo avviso. Chiunque si rechi verso sud mette a rischio la propria vita”. E infatti i media libanesi riferiscono di attacchi israeliani nel Sud in mattinata, poche ore dopo l’annuncio del cessate il fuoco. Le Forze di Difesa Israeliane hanno dichiarato di aver utilizzato “sei tonnellate di esplosivo per distruggere oltre 20 siti terroristici nell’area”, mentre un drone dello Stato ebraico ha colpito un’auto tra le città di Kfar Kila e Zefta.
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