L’Essere che Permane. Oltre il Velo del Visibile
- Postato il 2 novembre 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Generazione sintesi AI in corso…
di Mimma Cucinotta
Oggi, 2 novembre 2026, non celebriamo l’assenza. Celebriamo una presenza che ha cambiato forma.
Non è il giorno del buio, è il giorno delle candele accese. Non è il giorno del pianto, è il giorno della memoria che diventa luce.
Sant’Agostino, con il suo pensiero immortale, ci ha dato la chiave per comprendere questo mistero:
“Non piangere se mi ami. Non è niente, sono solo passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.”
Ecco la verità che tocca l’anima: la morte non è annientamento dell’essere, è trasfigurazione. Non è una fine, è una soglia. L’amore non si spezza, si espande oltre il visibile.
Il giglio bianco non è simbolo di perdita, ma di purezza che permane. La croce luminosa non è un addio, ma una porta d’oro. Il rosario bianco tra le candele è il filo sottile che ancora ci lega, il dialogo ininterrotto tra chi resta e chi è passato oltre.
Oggi il nostro compito è dolcissimo, ci ricorda Agostino: chiamarli con il nome che gli abbiamo sempre dato, con lo stesso tono affettuoso di sempre. Senza aria solenne o triste.
Perché restare non significa sempre essere visibili. A volte, restare significa abitare per sempre la stanza accanto, continuando ad amarci.
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