L’Einaudi rivisto e corretto: due equivoci nel citare lui e la Germania a sostegno del Sì al referendum
- Postato il 17 febbraio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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L’ultima puntata di Report dell’8 febbraio ha portato brevemente alla ribalta la Fondazione Einaudi di Roma (che – è bene precisare subito – non ha nulla a che fare con la Fondazione Luigi Einaudi Onlus di Torino), la quale è si è fatta sostenitrice delle ragioni del “Sì” al referendum sulla separazione delle carriere, promuovendo la campagna “SìSepara”. Sul sito internet dedicato all’iniziativa per la verità più che ragioni per il Sì vengono enunciati i soliti assiomi indimostrati (per esempio “Questa architettura si regge su un doppio pilastro di garanzie: due Consigli superiori, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente” – perché two is megl che one). Peccato, perché entrambe le scelte sono legittime, come dimostra l’esperienza di molti civilissimi paesi che adottano l’uno o l’altro modello, ma le ragioni andrebbero spiegate.
Posizioni einaudite
Inoltre, da una fondazione che pretende di ispirarsi a Luigi Einaudi mi aspetto almeno uno sforzo: quello di considerare cosa pensasse Einaudi stesso sul punto. Non perché debba necessariamente essere condiviso – dopotutto solo i cretini non cambiano mai idea – ma quanto meno per contestualizzarlo. Su un fatto non possono esserci dubbi: Einaudi era un integralista dell’indipendenza di tutta la magistratura: “Se noi ci persuaderemo che a garanzia della libertà dei cittadini sia necessario avere una magistratura completamente sottratta ad ogni ingerenza dei poteri legislativo ed esecutivo, noi non dovremo esitare un istante a negare al parlamento ed al governo ogni partecipazione al consiglio superiore della magistratura od alla corte costituzionale”. E ancora: “Dare indipendenza alla magistratura; epperciò abolire assolutamente ogni carriera nella magistratura medesima. Questa è la prima fondamentale esigenza della nuova vita nazionale, perché mai come oggi justitia fundamentum regni”.*
Si fa fatica ad immaginare che oggi approverebbe una riforma che aumenta il peso della politica all’interno del CSM (anzi, dei tre organismi che lo sostituirebbero) e spiana la strada a ciò che il ministro Nordio ha già annunciato in un incontro il 5 febbraio scorso senza giri di parole: la riforma del processo penale. Non che l’assoggettamento dei pm all’esecutivo sia una blasfemia: dopotutto esiste in molti civilissimi paesi, a cominciare dalla Germania. Ma qui viene a galla un altro equivoco nel quale Einaudi non cadrebbe (vedere i suoi Scritti Sull’Europa per credere): esaminare altri sistemi è utile ed istruttivo, ma copiarli “a pezzi” è da dilettanti: ci sono troppe interdipendenze tra gli elementi di un sistema per poterne estrapolare solo alcuni ed aspettarsi che funzionino.
In Germania, ad esempio, il pm non è solo soggetto al ministro della Giustizia – tutta la funzione è diversa. Ad esempio, ha il potere di rinviare a giudizio l’indagato, laddove invece il pm italiano può solo chiedere al giudice di farlo. I due approcci sono in sé coerenti: il pm tedesco, controllato da un organo – indirettamente – rappresentativo della volontà popolare ha poteri più incisivi, quello italiano che è indipendente è più controllato (dal giudice). Cambiare solo uno dei due elementi (che poi in realtà sono centinaia, non due) non può funzionare: è come mettere il carburatore di una Mercedes CLA 220 in una Panda e aspettarsi che poi funzioni come la Mercedes. E’ un ragionamento talmente demenziale, che lo sanno anche i soliti liberaloni a targhe alterne, che infatti quando si parla di altri temi – ad esempio la prescrizione – sono tutti un distinguo. La prescrizione in Germania si ferma con la sentenza di primo grado (in certi casi addirittura prima), e nessun riformista, foglio od altra tribuna assortita ha mai pensato di proporla come modello.
Il mondo al contrario
Infine, quanto meno uno dovrebbe verificare cosa ne pensino i diretti interessati, dei loro sistemi. Forse a qualcuno è sfuggito che proprio il modello tedesco è da anni sotto pesante critica da parte di magistrati ed avvocati, proprio perché troppo assoggettato al potere politico: “Tutto ciò alimenta il timore che, proprio in un momento in cui la criminalità organizzata e la criminalità economica minacciano di attaccare le istituzioni statali ed economiche, le autorità giudiziarie tedesche non dispongano della necessaria libertà d’azione per contrastare questa forma di criminalità, nuova per la Germania”, scriveva l’avvocato, filosofo ed autore Raoul Muhm nel 1996, citando – udite udite – proprio il sistema italiano come modello a cui ispirarsi.
Stessa posizione espressa nel 2019 dal prof. Thomas Groß sul Verfassungsblog (un autorevole blog su tematiche costituzionali che tramite la WZB ha il patrocinio del Land di Berlino e della Federazione): “I pm tedeschi non possono emettere mandati d’arresto europei perché non sono considerati ‘indipendenti’. È quanto afferma la Corte di giustizia dell’Unione europea […] Le norme vigenti in Germania non pongono ostacoli sufficienti alla strumentalizzazione politica della magistratura. Sviluppi come quelli avvenuti in Polonia o in Ungheria sarebbero giuridicamente possibili anche in Germania. L’indipendenza istituzionale della magistratura […] dall’esecutivo è considerata indispensabile, ad esempio in Italia nella lotta contro la mafia”. Transparency International critica l’assoggettamento ministeriale dei pm tedeschi da tempo immemore, l’associazione nazionale dei giudici (non dei pm) tedeschi ne chiede a chiare lettere dal 2024 l’abolizione.
E la politica si muove. Nel 2019 fu la FDP (partito liberale), evidentemente più einaudiana dei sedicenti liberali nostrani, propose un progetto di legge poi non approvato che mirava ad abolire il potere di controllo ministeriale sui pm. Nel 2024 l’allora ministro della giustizia Marco Buschmann (anche lui della FDP) elaborò un progetto di legge che mirava non più ad abolirlo, ma a limitarlo fortemente. Anch’esso passò in cavalleria a causa dalla caduta del governo Scholz.
Vuoi vedere che, ancora una volta, siamo gli unici in direzione ostinata e contraria?
* Tutti le citazioni di Luigi Einaudi sono tratte dagli “SCRITTI POLITICI E SULL’EUROPA, III.2 (1943-1959)”, editi dalla Fondazione Luigi Einaudi Onlus e reperibili integralmente e gratuitamente sul sito della stessa fondazione.
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