Legge elettorale, sprint della maggioranza. Accantonate le preferenze e riformulata l’esenzione dalla raccolta delle firme (che esclude i vannacciani)
- Postato il 24 giugno 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Sono ripresi i lavori in commissione Affari Costituzionali alla Camera sulla riforma della legge elettorale. Al momento restano accantonati gli emendamenti che riguardano le preferenze. “Sugli accantonati c’è una discussione in corso, il lavoro è in itinere. C’è volontà di farne discutere alcuni, vediamo quali”, ha spiegato Nazario Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali e relatore del testo, a margine della riunione dei relatori, che non è arrivata a sciogliere il nodo all’interno del centrodestra. La maggioranza spinge e vuole velocizzare l’iter per arrivare all’ok finale alle 20 e passare in Aula venerdì. Una prospettiva che viene contestata dalle opposizioni che chiedono più tempo anche per affrontare temi come quello del voto per i fuorisede: “Abbiamo esaminato appena il 46 per cento degli emendamenti”, “approdare in Aula già venerdì significa ignorare la realtà dei lavori della Commissione”, incalzano dal Pd.
Si va verso, invece, verso l’esenzione dalla raccolta delle firme per le forze politiche che abbiano un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato ma che sia stato formato entro il 31 dicembre 2025. È questo quanto prevede una riformulazione avanzata dai relatori a una serie di emendamenti di +Europa, Azione e il Partito Liberaldemocratico di Marattin. Ma questa formulazione nei fatti escluderebbe, tra gli altri, Futuro Nazionale e +Europa.
Nei mesi scorsi il partito di Giorgia Meloni aveva annunciato la presentazione di un emendamento in Parlamento per introdurre le preferenze nella nuova legge elettorale. Nonostante la posizione contraria degli alleati, per Fdi sarebbe state Camera e Senato a decidere se rinunciare alle liste bloccate (al momento previste nel testo della riforma). Oggi, però, restano accantonati gli emendamenti di Azione e dei vannacciani sull’introduzione delle preferenze e potrebbero dunque non arrivare ad essere votate.
Niente da fare per le proposte di modifica di opposizione e Futuro Nazionale sulla raccolta delle firme per via digitale; no anche a un emendamento per l’alternanza di genere al 50% nelle liste bloccate: è quanto emerge da una serie di pareri espressi da Angelo Rossi, relatore di Fdi in apertura dei lavori della commissione dopo che le opposizioni hanno sollecitato l’espressione dei pareri su tutti e 39 gli accantonati vista la dead line per il voto finale già fissato per le 20 di oggi. Restano, invece, accantonati, senza che si sia stato espresso un parere anche per una “complessità del quadro applicativo” una serie di emendamenti come quello sul voto dei fuori sede.
“Vogliamo sapere quali siano i parerei sugli emendamenti accantonati, cosa la destra voglia fare sui nodi critici, dai fuori sede alle preferenze. Alle 20 è prevista la chiusura dei lavori, non si può andare avanti senza conoscere cosa intendano fare Governo e maggioranza”, ha detto alla ripresa dei lavor il capogruppo di Avs Filiberto Zaratti. “Continuare a sostenere che la legge elettorale possa approdare in Aula già venerdì significa ignorare la realtà dei lavori della Commissione. Lo stanno dicendo gli stessi relatori, che continuano a chiedere supplementi di tempo per sciogliere questioni ancora aperte e affrontare temi di grande rilevanza politica”, ha dichiarato il deputato Pd componente della commissione Affari costituzionali della Camera, Federico Fornaro: “Il caso del voto per i fuorisede – spiega – è emblematico. Da mesi tutti dichiarano di essere favorevoli, ma al momento delle scelte concrete la maggioranza si nasconde dietro presunti tecnicismi e rinvia ogni decisione. Nessuno nega che esistano questioni organizzative e di sicurezza da approfondire, ma proprio per questo sarebbe servito il tempo necessario per un confronto serio con i tecnici e tra le forze politiche, come è sempre avvenuto quando si sono affrontate riforme elettorali”. Sulla stessa linea la capogruppo del Pd in commissione , Simona Bonafè: “Abbiamo riaperto i lavori della Commissione a poche ore dalla conclusione dell’esame della legge elettorale senza avere ancora alcuna chiarezza sul destino sui 39 emendamenti accantonati e, soprattutto, senza conoscere la posizione della maggioranza e del Governo su questioni politicamente rilevanti. Siamo arrivati a esaminare appena il 46 per cento degli emendamenti e restano ancora aperti temi fondamentali per la qualità della nostra democrazia. È grave – conclude – che, mentre ci si avvia a chiudere l’esame in Commissione con tempi strozzati e senza un adeguato esame di merito, la maggioranza continui a sottrarsi al confronto sui nodi politici più importanti della riforma nascondendosi dietro una scusa ridicola degli approfondimenti tecnici”.
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