Lega Abolizione Caccia: “Apertura della stagione venatoria in Liguria non sostenibile per l’ecosistema”
- Postato il 18 settembre 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Liguria. L’apertura della stagione venatoria 2026/27, fissata per un’ora prima dell’alba di domenica 20 settembre, si apre nel segno di una forte polemica da parte della Lega Abolizione Caccia, che denuncia l’insipienza politica e il consumismo esasperato dei circa quasi 430 mila cacciatori italiani, un numero in lenta ma costante diminuzione. Secondo i dati relativi alla scorsa stagione, nella sola Regione Liguria sono stati 11.548 i tesserini venatori regionali rilasciati ai residenti.
Dal mondo ambientalista si sottolinea come “nemmeno il lungo caldo record estivo, accompagnato da siccità e dalla conseguente diminuzione di risorse alimentari che hanno pesantemente stressato le popolazioni di mammiferi e uccelli selvatici, sia servito a indurre a maggiore cautela le Regioni italiane. Ben sedici di queste, infatti, avrebbero autorizzato deroghe per consentire giornate suppletive di caccia anticipata a inizio settembre per alcune specie di migratori, come tortore e colombacci”.
“Mentre i tribunali amministrativi regionali di Veneto, Piemonte, Sardegna e Sicilia sono già intervenuti sospendendo parti dei rispettivi calendari venatori in seguito ai ricorsi presentati dalle associazioni ambientaliste, per via dell’elusione dei pareri scientifici obbligatori dell’Ispra, la vigilanza venatoria provinciale resta ai minimi storici a causa dei tagli operati nel 2015 con il Decreto Madia e di organici mai più ripristinati”.
Particolare preoccupazione viene espressa per lo stato di conservazione di specie rare e in declino ancora cacciabili in Liguria, come il gallo forcello e la pavoncella. “Nonostante la fragilità delle popolazioni, la Regione Liguria ha autorizzato l’abbattimento di un contingente di otto capi per il maschio di gallo forcello nell’Imperiese e di sedici capi in tutto il territorio regionale per la pavoncella”.
Al di là del dibattito incentrato sul cinghiale, sono gli uccelli migratori, come i turdidi, a subire il peso maggiore dell’attività venatoria a scopo ricreativo in territorio ligure, su un totale di quarantanove specie cacciabili a livello nazionale tra uccelli e mammiferi.
Nel mirino anche i finanziamenti statali destinati alle associazioni venatorie, pari a oltre 960 mila euro nell’ultimo anno, alimentati da una quota della sovrattassa sulla licenza di porto di fucile: “Sul piano politico, la maggioranza di centrodestra sta spingendo in commissione agricoltura alla Camera per accelerare l’esame della proposta di legge numero 2984, che punta a modificare la legge quadro sulla caccia numero 157 del 1992. Tra le novità contestate figurano la liberalizzazione dei richiami vivi, la riduzione delle superfici a parchi naturali, l’abbassamento delle pene per il bracconaggio nelle aree protette, l’autorizzazione dei visori notturni vietati dalla Convenzione di Berna, l’apertura alla caccia delle foreste demaniali e il superamento della scelta obbligatoria tra le diverse forme di caccia”.
La Lega Abolizione Caccia della Liguria definisce, infine, “la pratica venatoria insostenibile per gli ecosistemi, lontana dalla vera ruralità e anacronistica rispetto alla sensibilità della maggioranza dei cittadini”.