“L’educazione affettiva può salvare vite”, la lezione di Enrico Galiano a Genova rompe i tabù
- Postato il 17 aprile 2026
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- Di Genova24
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Genova. “Un uomo e suo figlio hanno un grave incidente: il padre muore, il figlio va operato d’urgenza. Quando arriva in ospedale, il chirurgo dice di non poterlo operare: ‘Il bambino è mio figlio’. Come è possibile?”. Con questo indovinello Enrico Galiano, scrittore, insegnante e comunicatore sociale, ha rotto il ghiaccio con gli studenti della quarta superiore del Klee-Barabino, riuniti al Mercato di corso Sardegna pre una sua lezione.
Il progetto “Dire, fare, amare” con Enrico Galiano
L’occasione è stata la tappa genovese della campagna nazionale “Dire, fare, amare”, con cui Coop Liguria sostiene l’introduzione dell’educazione alle relazioni nelle scuole. La risposta all’indovinello ha richiesto qualche minuto di riflessione, ma alla fine uno studente, Stefano, ha dato la risposta giusta: il chirurgo è una donna.
“Questo indovinello è un modo semplice per mettere in evidenza stereotipi e pregiudizi – ha sottolineato Galiano dal palco – il primo pensiero, quando si parla di chirurgo, è che si tratti di un uomo”. È da qui che è partito per sottolineare l’importanza della diffusione di consapevolezza sull’intelligenza emotiva, l’ascolto, l’empatia e il consenso.
“I ragazzi non sono il futuro, sono il presente”
“Oggi proviamo a fare una lezione sulle parole che scegliamo per descrivere i nostri sentimenti, per raccontare l’amore e le relazioni – spiega ancora l’insegnante – Le parole hanno un impatto reale anche in fatti di cronaca. Portare l’educazione affettiva a scuola può contribuire a salvare, letteralmente, delle vite. Noi diciamo ai ragazzi che sono il futuro, che è un modo per parcheggiarli, metterli da parte, rimandare a domani. In realtà la frase da dire è che i ragazzi sono il presente, sono coinvolti. Siamo a Genova, citerei Fabrizio De André dicendo che ‘anche se vi credete assolti siete per sempre coinvolti”.
Galiano ammette che “con i maschi c’è lavoro da fare per far capire che parlare di sentimenti non intacca in nessun modo la forza e lo status di uomo, anzi, ti rende ancora più forte”, e riconosce che c’è ancora scetticismo verso l’educazione affettiva a scuola: “C’è una fetta di genitori convinta che non sia compito della scuola parlare di sentimenti, ma la famiglia. Cosa verissima, solo che in alcune famigli i ragazzi non la ricevono, a mi ritrovo spesso davanti ad analfabeti emotivi: è per questo che trovo importante ripartire dall’alfabeto dalle emozioni, dalle basi, per dare a scuola quello che a casa non si è potuto ricevere”.
Quella genovese è solo una delle tappe del tour organizzato da Coop. L’evento è stato già proposto a Milano, Firenze, Modena e prossimamente toccherà anche Roma: “‘Dire, fare, amare fa parte di un progetto che si chiama Close the Gap, un progetto nazionale di Coop Italia che ha l’obiettivo di ridurre le differenze di genere introducendo anche l’educazione alle relazioni nelle scuole – conclude Andrea Mantero, direttore soci e consumatori di Coop Liguria – Questo progetto con Galiano vuole un po’ esemplificare: pensiamo che una psicologia pubblica, un professionista dentro luoghi come le scuole, possa aiutare i ragazzi a tirare fuori le emozioni e a riconoscere quando certi atteggiamenti non sono giusti o stanno sfociando in qualcosa che potrebbe anche diventare violenza”.
L’incontro è stato introdotto da Rita Bruzzone, assessora alla scuola del Comune di Genova, che ha voluto con forza insieme con la sindaca Silvia Salis la partenza di un corso di educazione affettiva nelle scuola d’infanzia della città.