Lea, Basilicata promossa col minimo
- Postato il 24 settembre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Lea, Basilicata promossa col minimo
Secondo il Ministero della Sanità la Basilicata è promossa col minimo sui Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) per l’anno 2024. Ora bisogna «Superare la logica del 60 politico»
Il Ministero della Sanità promuove la Basilicata sui Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) per l’anno 2024. Un risultato certificato dalla Fondazione Gimbe e condiviso dalla maggior parte delle regioni italiane, tutte più o meno in linea con gli obiettivi anche se, perlopiù, in linea di galleggiamento piuttosto che con prestazioni performanti. Il territorio lucano, ad esempio, è risultato adempiente in tutte e tre le categorie prese in considerazione, registrando 70 punti sulla prevenzione, 64 sull’area distrettuale e 71 su quella ospedaliera, per un totale di 205 punti che, pur significando un’accelerazione rispetto al 2023, continuano a valere la cosiddetta “zona rossa”, ossia la categorizzazione più bassa nei Lea, in quanto inferiore alla soglia minima dei 210 punti.
Ma, in fondo, non è questo il problema. Né per la Basilicata né per gli altri territori italiani “promossi” dall’esame sui Livelli Essenziali di Assistenza. La questione irrisolta riguarda, infatti, i quasi 6 milioni di cittadini che, anche nel 2024, hanno deciso di rinunciare a esercitare il proprio diritto alle cure, per una percentuale che, in appena dodici mesi, è passata da 7,6% a 9,9%. Decisamente troppo per un Paese che, sulla carta, risultava in linea con gli obiettivi.
STESSA ITALIA, DUE VELOCITA’ DIVERSE
Il punto sta nella distinzione dei due aspetti che, purtroppo, non sono ancora complementari. A specificarlo è proprio il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, secondo il quale si tratta «di due fotografie solo apparentemente contraddittorie. Se nel 2024 quasi tutte le Regioni vengono “promosse” mentre aumentano la spesa privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie, non possiamo concludere che la sanità sia improvvisamente migliorata. Significa piuttosto che la “pagella” ministeriale ha una capacità molto limitata nel misurare l’effettiva esigibilità dei Lea da parte dei cittadini».
In pratica, pur registrando un miglioramento complessivo nel rispondere agli obiettivi base fissati dal Ministero della Salute, l’Italia continua a viaggiare a velocità diverse. E questo, secondo Gimbe, dipende in modo specifico dal territorio che risponde alle richieste di adempimento sulle prestazioni essenziali: «Il monitoraggio Lea 2024 conferma che la tutela della salute continua a dipendere in misura rilevante dalla Regione di residenza e che la frattura Nord-Sud rimane profonda. La “pagella” con cui lo Stato verifica l’adempimento delle Regioni certifica solo il superamento di una soglia amministrativa minima. Non misura però la qualità dell’assistenza né l’equità di accesso ai Lea, né documenta le diseguaglianze interne alle Regioni».
LA SITUAZIONE LUCANA
In ogni caso, le istituzioni lucane hanno salutato con favore le conclusioni Gimbe, indicando come risultato positivi i 16 punti guadagnati rispetto al 2023 e rivendicando, come spiegato dall’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, «l’impegno e la tenuta del sistema sanitario regionale e del suo personale, pur nel quadro di un contesto generale che presenta ancora margini di miglioramento». Secondo l’assessore, infatti, «il superamento della soglia di adempimento indica che le misure intraprese stanno progressivamente stabilizzando l’erogazione delle prestazioni essenziali. L’obiettivo dell’amministrazione regionale resta quello di consolidare questo percorso, concentrando l’attenzione sul potenziamento dei servizi territoriali e distrettuali per ridurre i divari ancora esistenti e garantire una risposta assistenziale omogenea».
Del resto, non va dimenticando che proprio la Basilicata (e proprio nel monitoraggio Istat relativo al 2024, figurava tra le regioni con i livelli maggiormente critici di mobilità ospedaliera. In Italia, infatti, a fronte del 28,6% registrato dal territorio lucano solo il Molise risultava in condizioni peggiori (32,8%). Un aspetto significativo considerando che, dati alla mano, il trend sanitario regionale (e nazionale) sembrerebbe in miglioramento. Una discrepanza che, secondo Gimbe, può essere spiegata nella natura stessa del monitoraggio Lea, basato sui 27 indicatori Core del Nuovo Sistema di Garanzia e, per questo, indicatore su aspetti potenzialmente divergenti: «Queste differenze – ha detto Cartabellotta – confermano che in una Regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un Servizio Sanitario Regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato».
IL “60 POLITICO” NON BASTA PIU’
In sostanza, il messaggio è che c’è poco da star tranquilli. O, quantomeno, sarebbe un errore considerare l’adempimento come un risultato universale. Se appena tre regioni italiane (la Calabria nell’area distrettuale, la Provincia autonoma di Bolzano e la Sicilia nell’area della prevenzione) risultano parzialmente bocciate all’esame, i 5,8 milioni di pazienti scoraggiati dal sistema sanitario a singhiozzo significa l’ennesimo esempio di come il nostro Paese proceda a velocità diverse, anche su un aspetto trasversale come la sanità.
Il rischio, paventato anche da Gimbe, è proprio che i risultati ottenuti sui Lea distolgano lo sguardo dal vero nodo cruciale. Il “60 politico” non basta più e, per la Fondazione, sarebbe ora che il Ministero riveda i parametri di valutazione. Perlomeno alzano la soglia della sufficienza. Allo stato attuale, infatti, l’ottenimento di una soglia bassa, ai fini della mera indagine statistica, conta quanto un 100 in pagella. Rivedere gli indicatori, secondo Gimbe, consentirebbe non solo di ottenere informazioni più precise ma, soprattutto, di non escludere chi rischia di restar fuori persino dalle indagini statistiche.