Le sfide dei musei di oggi. Intervista ai direttori del MAO di Torino e del MUCIV di Roma
- Postato il 16 gennaio 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Oggi le sfide per chi è a capo di un’istituzione museale sono sempre più complesse e poliedriche. Per comprenderle al meglio abbiamo intervistato due professionisti, spesso uniti in progetti museologici molto innovativi: Davide Quadrio, a capo del MAO – Museo di Arte Orientale di Torino, e Andrea Viliani, direttore del MUCIV – Museo delle Civiltà di Roma.
Intervista a Davide Quadrio e Andrea Viliani
Vi ho conosciuto insieme, sul palco di “Demanio marittimo”, sulla spiaggia di Marzocca (AN), per poi ritrovarvi a un convegno, “Patrimoni disponibili”, in quel di Palermo. Da lì il passo a volervi intervistare è stato breve. E partiamo da una vostra presentazione: qual è il percorso professionale che vi ha portato a essere, rispettivamente, Direttore del MUCIV di Roma e del MAO di Torino?
DQ: Sono storico dell’arte e sinologo, specializzato in arte contemporanea asiatica. Ho vissuto quasi trent’anni in Cina, dove ho fondato Bizart, fulcro dell’avanguardia di fine anni ’90 e 2000, e poi Arthub, piattaforma curatoriale con cui ho realizzato progetti per la Biennale di Shanghai 2012 e quella di Gwanju 2021. Sono stato direttore artistico per il contemporaneo al Museo Aurora di Shanghai, prima di approdare al MAO nel 2022.

AV: Il mio è un percorso che interpreta il museo come macchina del tempo e invito al viaggio, come dispositivo storico-critico mobile in cui testimonianze e sollecitazioni del passato possono diventare laboratorio di comportamenti e riflessioni che ci aiutino a fronteggiare le urgenze del presente; uno strumento di condivisione e incontro fra culture, riscoperta delle comuni matrici naturali di ogni cultura umana. È un percorso che, per me, ha avuto inizio con il progetto Pompeii Commitment. Materie archeologiche co-ideato con il Direttore generale Musei, il Prof. Massimo Osanna, quando ero direttore del museo MADRE di Napoli. Il progetto nasceva per sollecitare e analizzare la rilevanza contemporanea dello straordinario patrimonio archeologico pompeiano e italiano. In fondo, il Grand Tour non è finito all’epoca dell’overturism e delle reti digitali, anzi, ma sta appunto a noi contemporanei dargli continuità e ulteriori prospettive.

Come intendete il vostro ruolo di Direttore oggi?
DQ: Credo che un direttore debba avere una visione istituzionale forte: il museo deve essere un progetto trasformativo e pulsante. È una necessità impellente: tutti i musei internazionali si stanno chiedendo come sia possibile evolvere. Nei giorni scorsi ero al V&A di Londra per un simposio che si interrogava proprio sulle possibili evoluzioni del patrimonio tibetano – su come e per chi esporre le opere – e anche gli stakeholders della comunità tibetana si chiedevano quale tipo di processi mettere in atto.
AV: Credo occorra mettersi in ascolto, innanzitutto: io vengo dalla didattica museale e ho imparato che per insegnare qualcosa devi innanzitutto capire le esigenze di chi ti sta di fronte. Sapere quindi che i differenti pubblici di un museo sono il primo bene che il museo è chiamato responsabilmente a tutelare e valorizzare.
Quali sono le principali sfide e le competenze, che questa esperienza vi sta facendo acquisire?
DQ: Il compito di un museo è rendere vivo il patrimonio, generare esperienze profonde. Musei come il MAO offrono incredibili possibilità di espansione: istituzioni che parlano di culture altre sono, per loro natura, più astratte, più permeabili a interpretazioni complesse e più adatte ad accogliere visioni diverse — di studiosi non europei, artisti viventi, filosofi ed educatori. Oggi il museo ha una responsabilità etica: costruire complessità, offrire contenuti accessibili e scientificamente corretti, trasformativi anche sul piano educativo.
AV: Un direttore non cura tanto le mostre quanto il museo stesso e la sua funzione pubblica, che è addirittura moltiplicata in un museo enciclopedico come il MUCIV. L’attitudine a diffondere la curiosità verso tutto ciò che le varie discipline di un museo come questo hanno da insegnarci è uno dei risultati più importanti che il suo direttore può sperare di raggiungere, sostenendo una ricerca interdisciplinare, intersezionale e pluri-versale. Ma, insieme, anche l’accessibilità più ampia e diversificata alle conoscenze che tale ricerca produce ogni giorno.
Mi colpisce la vostra chiara volontà di aprire il museo ai tanti pubblici, a esperienze il più possibile multisensoriali, a costo di scelte museologiche importanti, da difendere. Potete farci alcuni esempi?
DQ: Oltre alla mostra The Soul Trembles di Chiharu Shiota, che ha coronato tre anni di lavoro, esempi significativi sono Evolving Soundscapes, curato da Chiara Lee e Freddie Murphy, e Frontiere Liquide tra Mediterraneo e Asia. Da citare anche Sonic Blossom di Lee Mingwei e Declinazioni Contemporanee, che rileggono la collezione attraverso l’arte contemporanea.
AV: Per me uno degli esempi più importanti è quello che MAO e MUCIV stanno sistematicamente e strutturalmente perseguendo, ossia l’inserimento delle espressioni culturali indigene contemporanee all’interno delle collezioni, rendendole protagoniste dell’esperienza di visita. E non perché sono uno storico dell’arte contemporanea, ma perché opere contemporanee di arte, letteratura, musica o gastronomia da Africa, America, Asia e Oceania rispondono alla necessità di riportare l’interpretazione di quelle stesse arti e culture alle comunità viventi di cui sono state e continuano a essere espressione ancora oggi. È il caso di opere che abbiamo acquisto, inserito e attivato nei riallestimenti in corso: opere di Maria Thereza Alves, Sammy Baloji, Ali Cherri, Cooking Sections, DAAR, Adelita Husni-Bey, Karrabing Film Collective o Gala Porras Kim, di cui proprio con il MAO stiamo per pubblicare un’estesa monografia. In questi casi non abbiamo a che fare con civiltà “estinte” e gli artisti diventano, quindi, ambasciatori di vitalità e resilienza, dei loro immaginari alternativi. De-colonizzare il nostro sguardo significa aprire e condividere le narrazioni museali, impegnarsi a creare un rapporto quotidiano che sia profondo e fiduciario, avere il coraggio di raccontare anche il lato più oscuro della storia di queste collezioni ma per far sì che la loro condivisione diventi nuovo strumento di riparazione, comprensione e cura reciproche.
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Che mostre ci sono attualmente nei vostri musei e quali aspetti rappresentano in maniera particolare la vostra idea di Museo?
DQ: The Soul Trembles, realizzata con il Mori Art Museum di Tokyo, progetto che trasforma l’intero MAO in un’esperienza sensoriale che si espande tra museo e collezioni, entra nel quotidiano del pubblico, stupisce e sconcerta: trasforma chi lo vive e lascia tracce indelebili nella memoria. È stata, inoltre, presentata la terza edizione di Declinazioni Contemporanee, con interventi di Lin Chi-Wei, Ritu Sarin e Tenzing Sonam, Francesco Simeti e Sunmin Park. Prosegue anche Evolving Soundscapes, rassegna musicale con artisti giapponesi in collaborazione con Combo e OGR di Torino. Tutti i progetti nascono dal dialogo con l’eccellenza produttiva italiana – da Wonderglass a Bonotto, Alcantara e Frescobaldi – e grazie al sostegno di istituzioni nazionali e internazionali come la Japan Foundation, la Korean Foundation, l’Ambasciata Taiwanese presso la Santa Sede e l’Unione Buddhista Italiana.
AV: Tra le altre, il nuovo allestimento permanente Laboratorio Neanderthal dedicato alle scoperte di Grotta Guattari, con apparati multimediali di Studio Azzurro che ci permettono di interagire con i reperti rendendoli testimonianza delle forme di vita dei nostri antenati – abbiamo ancora qualcosa di loro, del resto, nel nostro DNA! Al contempo, rendono il museo anche un laboratorio di ricerca. Ma anche la mostra in corso fino al 1 marzo Le fiabe sono vere… Storia popolare italiana, con un allestimento di Formafantasma, è un vero e proprio manifesto per l’accessibilità delle collezioni museali, voluto e sostenuto dalla nostra Direzione generale Musei e progettato con associazioni e individui nella consapevolezza che non ci sono persone disabili, ma, tuttalpiù, musei disabilitanti, mentre il patrimonio dei nostri musei deve essere di tutte e di tutti, sempre. Soprattutto quello meno conosciuto che appartiene alle nostre tradizioni popolari: le tradizioni non sono, infatti, obsolete, ma sono sempre viventi perché vivono in noi. E, del resto, proprio le collezioni di etnografia italiana, che sono il tema di questa mostra, rendono il MUCIV un vero e proprio museo archeologico del Made in Italy contemporaneo.
Annalisa Trasatti
L’articolo "Le sfide dei musei di oggi. Intervista ai direttori del MAO di Torino e del MUCIV di Roma" è apparso per la prima volta su Artribune®.