Le opere confiscate alle mafie tornano a vivere in una mostra diffusa in Calabria
- Postato il 13 gennaio 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Musei, scuole e tecnologie immersive si incontrano nel progetto Visioni Civiche, promosso dalla Fondazione Trame ETS per raccontare la restituzione dell’arte confiscata alle mafie come atto culturale e pedagogico. Un percorso che prosegue l’esperienza realizzata nel 2024 nel Complesso Monumentale di San Domenico a Lamezia Terme (CZ) con la mostra, curata da Lorenzo Canova ed inaugurata in occasione della tredicesima edizione di Trame. Festival dei libri sulle mafie, che aveva presentato al pubblico quarantaquattro opere confiscate alla criminalità organizzata, alcune di importanti autori del Novecento. Un’esposizione rara nel panorama italiano, capace di coniugare l’arte con l’etica della restituzione.
La mostra con le opere confiscate alle mafie in Calabria
“L’importanza della mostra non è solo documentaria o estetica,” spiega infatti Nuccio Iovene, Presidente di Fondazione Trame. “Abbiamo voluto porre l’accento sulla dimensione politica e sociale del patrimonio artistico sequestrato e sulla funzione simbolica della restituzione alla collettività, evidenziando come mercati e riciclaggio possano intrecciarsi con dinamiche criminali”. A distanza di quasi due anni dall’avvio dell’esperienza espositiva, Visioni Civiche continua anche oltre la presenza fisica delle opere. I lavori, nel frattempo restituiti ai musei e alle istituzioni di riferimento sul territorio nazionale, hanno concluso il loro ciclo temporaneo, ma restano fruibili grazie al digitale all’interno di un’esperienza immersiva capace di prolungare nel tempo il senso dell’atto restitutivo e di renderlo accessibile a pubblici diversi.

Visioni Civiche: l’arte restituita e l’esperienza digitale
“La realtà virtuale ci permette di far vivere ai ragazzi la restituzione come gesto tangibile, non come concetto astratto,” afferma Francesco Cefalà, Direttore Generale della Fondazione Trame. “Grazie al sostegno della Regione Calabria e al supporto tecnico di Artedata, ente di formazione specializzato nella trasformazione digitale del settore culturale, siamo riusciti a costruire un percorso capace di accompagnare studenti e istituzioni in una riflessione condivisa, in cui l’arte diventa strumento per comprendere il valore della legalità e del bene comune”.
Dipinti, sculture e oggetti d’arte di autori del Novecento come De Chirico, Ligabue, Lodola, Annigoni, Cascella e Berlingeri continuano così ad essere a disposizione di appassionati, curiosi e studenti, andando oltre i 1.700 visitatori che la mostra aveva registrato nel suo allestimento “in presenza” in poco più di un mese. Un interesse che aveva attirato l’attenzione dei media nazionali e contribuito ad accendere un dibattito su un tema di assoluto rilievo: che cosa significa restituire, attraverso l’arte, una memoria collettiva negata dalla violenza criminale.
Il progetto Visioni Civiche diffuso in Calabria
L’esperienza in realtà virtuale di Visioni Civiche si sviluppa oggi attraverso un modello flessibile che affianca la fruizione museale a un lavoro diretto nelle scuole. Lo staff della Fondazione Trame organizza incontri nelle classi, in accordo con docenti e dirigenti scolastici, portando i visori all’interno dei percorsi didattici e accompagnando studenti e insegnanti nella lettura delle opere e dei loro contesti civili.
“Dietro Visioni Civiche c’è una struttura che negli ultimi anni ha saputo evolvere andando oltre l’esperienza del festival e dando vita ad una Fondazione attiva tutto l’anno, capace di operare come ecosistema culturale permanente,” conclude Cefalà. “Una struttura agile, giovane, capace di sperimentare linguaggi nuovi per parlare di legalità, giustizia e cittadinanza attiva”.

La rete delle Istituzioni di Visioni Civiche
In ambito museale, il progetto ha individuato due punti di riferimento. Al Museo Archeologico Lametino, già sede della mostra fisica, l’esperienza VR è stata integrata nei programmi educativi rivolti alle scuole. Alla Galleria Nazionale di Cosenza, Visioni Civiche si inserisce invece in dialogo con una nuova esposizione di opere restituite, promossa dalla stessa Galleria in collaborazione con l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), rafforzando ulteriormente il ruolo dei musei come attori culturali capaci di intervenire nel dibattito pubblico e di proporre una lettura dell’arte confiscata che coniuga rigore scientifico e coinvolgimento delle nuove generazioni.
Ne emerge un progetto che suggerisce una possibile direzione per il futuro dei musei in Italia, non soltanto luoghi di fruizione, ma spazi di partecipazione civica, un’esperienza che dimostra come l’arte confiscata possa non solo raccontare la storia delle mafie, ma diventare essa stessa uno strumento per contrastarle, educando le generazioni che verranno a riconoscere il confine fragile, ma decisivo, tra ciò che appartiene a pochi e ciò che appartiene a tutti.
L’articolo "Le opere confiscate alle mafie tornano a vivere in una mostra diffusa in Calabria" è apparso per la prima volta su Artribune®.