“Le nostre GPU si stanno fondendo, rallentate”: OpenAI frena la creazione di immagini in stile Ghibli su ChatGPT, l’appello di Sam Altman agli utenti
- Postato il 1 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Sognate un ritratto nello stile sognante e inconfondibile dello Studio Ghibli, magari realizzato con un clic grazie all’intelligenza artificiale? Per qualche ora dovrete pazientare. OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT, sta infatti limitando “da alcune ore” la generazione di immagini attraverso il suo chatbot, una funzione lanciata solo la scorsa settimana ma che ha avuto un successo travolgente e inaspettato.
Il motivo? Una vera e propria “Ghibli-mania”. Da quando OpenAI ha reso disponibile il nuovo generatore di immagini integrato in ChatGPT, i social network sono stati letteralmente invasi da ritratti di utenti, celebrità e persino politici ricreati nello stile iconico dello studio di animazione giapponese di Hayao Miyazaki (l’autore di capolavori come “La Città Incantata“). Un fenomeno ribattezzato “Ghiblification” (o “Ghiblificazione”) che, se da un lato ha divertito milioni di persone, dall’altro ha messo a dura prova l’infrastruttura tecnica di OpenAI.
A spiegare la situazione è stato lo stesso CEO dell’azienda, Sam Altman, con una serie di post su X (ex Twitter): “È davvero divertente vedere le persone apprezzare le immagini in ChatGPT, ma le nostre GPU si stanno fondendo“, ha scritto Altman, che ha persino cambiato la sua immagine del profilo con un avatar in stile Ghibli. Di fronte a quella che ha definito una “richiesta biblica” da parte degli utenti, il Ceo ha dovuto imporre un freno: “Introdurremo temporaneamente alcuni limiti di velocità mentre lavoriamo per rendere la funzione più efficiente. Speriamo non ci vorrà molto”. E ha aggiunto, con un pizzico di ironia: “Per favore rallentate la generazione di immagini, la nostra squadra ha bisogno di riposare”. Altman ha anche anticipato che, in futuro, la versione gratuita di ChatGPT potrebbe raggiungere un limite di “tre generazioni [di immagini] al giorno”, anche se non è chiaro se questo sia legato direttamente all’attuale sovraccarico.
Al di là dei problemi tecnici, la “Ghibli-mania” ha riacceso prepotentemente un dibattito fondamentale nell’era dell’intelligenza artificiale generativa: quello relativo all’addestramento dei chatbot su contenuti coperti da copyright e alle ripercussioni sul lavoro intellettuale e artistico. L’abilità di ChatGPT nel replicare così fedelmente lo stile unico dello Studio Ghibli solleva, infatti, interrogativi complessi sull’originalità, la proprietà intellettuale e il futuro della creatività. Per ora, gli appassionati dello stile Ghibli dovranno moderare il loro entusiasmo e attendere che OpenAI potenzi la sua infrastruttura. Ma l’episodio resta emblematico della potenza, della popolarità e delle complesse implicazioni (tecniche ed etiche) dell’intelligenza artificiale generativa, capace di creare fenomeni virali globali in poche ore, ma anche di mettere in crisi persino i giganti della tecnologia.
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