Le maschere intime sono il nuovo trend: “Non macchiano e non tirano, perfette alla fine di una giornata intensa”. Ecco come funzionano

C’è una maschera per ogni cosa. I patch per le occhiaie, le maschere in crema per i capelli e quelle in tessuto per il viso, per le mani o per i piedi. L’ultima novità sono quelle …per la vulva. Sì, esatto, avete letto bene. In realtà, le maschere intime non sono affatto una novità: quello della “bellezza intima” è un settore crescente fatto di “sieri leviganti”, creme “sbiancanti”, profumi e lozioni idratanti. Ma, esattamente, a cosa servono?

Cosa sono le maschere intime
Nel fiorente mercato della bellezza intima è entrato anche il famoso marchio Chilly, che ha lanciato una linea di maschere intime: lenitiva, rinfrescante e idratante. Il brand spiega che si possono usare in una varietà di occasioni: calmano la pelle dopo la depilazione e alleviano i fastidi dovuti all’uso prolungato degli assorbenti. Quelle idratanti aiutano a combattere la secchezza intima, mentre quelle rinfrescanti sono un po’ un jolly, e possono aiutare dopo una giornata di sport, dopo l’attività sessuale o semplicemente alla fine “di una giornata intensa”. Sono realizzate in Hydrogel e si usano esattamente come un salvaslip. “Non tirano i peli, non ungono e non sono bagnate – rassicura il sito di Chilly – quindi non macchiano e non lasciano residui”.

Chilly non è affatto il primo brand a proporle, anzi: c’è un fiorente mercato dedicato alla zona bikini che estende il concetto di igiene intima trasformandolo in qualcosa di molto simile alla skincare. Le maschere intime, poi, stanno avendo un momento di gloria un po’ ovunque. Thinking Woman ha chiamato la sua maschera vulvare semplicemente “Lì”: costa 15 euro e serve per “ridurre il prurito, la sensazione di bruciore e l’irritazione”. Da Singapore è arrivato il brand Two L(i)ps con la virale Blackout Activated Charcoal Vulva Mask che promette, nel giro di un quarto d’ora, di “detossinare, illuminare e idratare” quella specifica parte del corpo.

Il boom della skincare intima
A giudicare dalla quantità di prodotti sul mercato, la zona sottombelicale è diventata un’estensione del nostro viso. Nel 2017 fece molto discutere il lancio del brand “The Perfect V” (poi acquisito da GridKor) che proponeva prodotti intimi come sieri leviganti per “una pelle più soda e dall’aspetto più sano” e mist da vaporizzare sotto le gonne per “rinfrescare e neutralizzare gli odori in modo naturale”. Non basta l’igiene quotidiana per questo? Il trend della skincare intima è arrivato in Italia principalmente con Ayay, brand nativo digitale che si occupa di benessere e piacere femminile. Tra i vari prodotti c’è una fiorita sezione di Cosmetici che oltre a detergenti e lubrificanti offre deodoranti, creme scintillanti e creme sbiancanti. La domanda è: perché? Perché la dobbiamo illuminare, sbiancare, detossinare, rassodare, profumare e coprire di glitter? Per sentirci a nostro agio, per self care, per il piacere dei partner? Senza considerare che la zona genitale è un ecosistema delicato, che rischia di irritarsi molto facilmente: prima di testare un cosmetico in una delle zone più sensibili del corpo umano è sempre bene chiedere consiglio agli specialisti in ginecologia.

La comunicazione di questo tipo di marchi punta molto sulla rottura dei tabù sui genitali femminili. Per molto tempo la salute intima delle donne è stata un tabù, un segreto da sussurrarsi sottovoce. Storicamente, è una parte del corpo condizionata da un sottile ma persistente senso di imbarazzo, se non proprio dallo stigma: non guardarla, non toccarla, dimenticati che esiste. Ma dove si traccia il confine tra empowerment femminile e marketing? Per avere un rapporto sano col nostro corpo nella sua interezza dobbiamo necessariamente spendere soldi in prodotti di cui non sentivamo l’esigenza fino a ieri? Creme di questo tipo possono davvero aiutare le donne a sentirsi meglio con il loro corpo o rischiano di creare nuove ansie e di alzare l’asticella delle aspettative esterne sui corpi.

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Il Fatto Quotidiano

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