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Le inutili zavorre

  • Postato il 22 aprile 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Le inutili zavorre
Generico aprile 2026

“Di certo ricordi queste righe: La memoria non trattiene che che quanto il cuore le suggerisce: che tu possa non scordarmi mai – mi stava gratificando l’amico Gershom Freeman, ma poi aggiunse – forse avresti dovuto scrivere che io possa non scordarti mai”, dopo di che sorrise e, inaspettatamente si alzò e mi lasciò da solo ad ascoltare il mormorio dell’orizzonte che tracciava l’improbabile confine ionico fra l’Italia e il continente africano. Non rimase via a lungo, in realtà stava solo procurando una seconda bottiglia di quel rosato delicato e appena mosso che non mi ha mai voluto rivelare da dove provenisse, ancora oggi si ostina a nascondermelo sostenendo che, così facendo, sarei costretto a condividerlo solo con lui e solo lì, in quella casa. È un gioco, sa bene che la nostra amicizia e ben più che un piacere enologico. Quando tornò, comunque, non proseguimmo nella riflessione, si limitò a ricordarmi che la memoria può essere inutile zavorra quando lo zaino che porti sulle spalle dell’anima è ricolmo di gravi inerti, che non sai più amare e non ti amano, ma può divenire utile per il procedere del tuo cammino se è radici per i tuoi sogni. Versando il prezioso liquido nei nostri bicchieri decise di brindare: “Al coraggio di ricordare e alla forza di dimenticare”. In quella sera ci regalammo molti silenzi, il mio pensiero tornò a quando scrissi le righe che Gershom aveva citato. Quanto è importante essere ricordati da qualcuno che si è amato, ma se ciò accade, fui indotto a domandarmi, significa anche che la tua presenza nella sua memoria può essere ostacolo alla ripresa del suo cammino? Sono convinto che la chiosa dell’amico Gershom mi stesse provocando, in fondo le mie righe rivelavano il narcisistico piacere di essere ricordato, gravando chi di me conservava memoria e lasciandomi libero di dimenticare e compiaciuto, ma su questo ci sarebbe da ridire, dal grave del ricordo. In realtà so per certo che il mio auspicio era ed è conseguente alla presenza, nella mia memoria, del ricordo di coppia e che, solo di conseguenza, mi auguravo che lo stesso fosse per l’altra persona, si trattava di una “carezza della nostalgia” che silenziosa arriva, ti asciuga una lacrima, e se ne va.

Proviamo ora a sollevare una notazione privata a un più universale “pensiero altro”. lo zaino dei ricordi che portiamo con noi nel nostro viaggio è, inevitabilmente, un grave, ma può essere utile o inutile. Se una zavorra è utilizzata, come nel corso di tanti allenamenti sportivi, per potenziare i muscoli e poi, al momento opportuno, quando la preparazione si deve tradurre in performance, si liberano le spalle e si esprime una forza maggiore, più libera, più consapevole, allora la zavorra si manifesta in tutta la sua potenzialità positiva. Fuor di metafora, la memoria diviene strumento vantaggioso per affrontare le nuove situazioni, che però presentino costanti o similitudini con le circostanze già sperimentate ma, diciamo così, mettendola tra parentesi, effettuando una sorta di “epokè funzionale”. Probabilmente è per questa ragione che divengono utili i milioni di riflessi condizionati che mettiamo in atto quotidianamente, così come impossibile, o comunque minimamente utile, prestare il proprio zaino ad altri, ognuno si allena solo impiegando la propria esperienza passata. Allo stesso modo risulta del tutto inutile, anzi, assolutamente dannoso, affrontare un nuovo cimento prima di aver appreso come scaricare lo zaino dalle spalle prima della prova. Ecco esplicitato il caso dell’inutile zavorra, quando la memoria diviene costante presentificazione di un ricordo negativo, quando determina aspettative che creano ansie e preoccupazioni, quando induce a prevedere un futuro che inquieta, quando rivolge il tuo sguardo all’indietro rendendo incerti i passi che, invece, vorrebbero procedere. Illuminanti le righe di Gabriel Garcia Marquez: “Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato”. Uno dei pochi vantaggi del tempo vissuto, saper ascoltare il sussurro della memoria del cuore piuttosto che il sinistro cigolare dell’inutile zavorra.

Inutile zavorra per antonomasia è il senso di colpa, quello corroborato dal giudizio frettoloso di chi ha perversione da giudice, meglio dimenticare e lasciare i depositari delle grandi verità alla propria terribile condanna: dover vivere la propria esistenza con la più squallida compagnia, quella di se stessi. Il metodo è semplice eppure appare impegnativo per chi è figlio di una cultura della colpa, quella che sostiene che si nasca peccatori e che, già al principio del cammino, si debba chiedere perdono. Penso sia importante  imparare a perdonare, per primi se stessi e, immediatamente dopo, i giudici miopi. Esiste, però, una colpa della quale è opportuno non macchiarsi mai, poiché sarebbe impossibile perdonarsela ed emendarla: aver avvelenato il cuore di un figlio gravandolo con l’insicurezza del giudizio negativo del proprio genitore. Le parole di pietra di un genitore sono macigni nello zaino esistenziale di un figlio, anche quando ciò non appare, anche quando lo si osserva camminare spedito nella luce della sua giovinezza. La sua fatica di vivere permane anche se nemmeno lui la comprende. Importante che ogni parola genitoriale, anche se di rimprovero, sia un atto d’amore e non un giudizio irreversibile, che nasconda una carezza nello schiaffo, che esprima un sorriso nel richiamo. Ma il senso di colpa nasce anche da i più disparati giudizi negativi sul proprio agire, certo, come si dice, una cattiva memoria preserva da tanti rimorsi, ma se i rimorsi si riducono a inutili zavorre, allora è meglio dimenticare. Il ricordo è importante se si trasforma in azioni positive, non se si limita a rallentare il cammino, in altre parole, non si cancella un errore, lo si addolcisce, forse addirittura fino al riscatto, regalando bellezza.

Possiamo tornare ora alle righe di apertura, spero, adeguatamente attrezzati per meglio comprenderle. Ogni addio è un po’ come un’amputazione di un arto, al cervello continuano a pervenire i segnali della parte che non c’è più, il pericolo è convincersi che la stessa ancora ci appartenga. Certo, la realtà è l’informazione che raggiunge la nostra consapevolezza, ma è proprio in quel momento che “si parrà la nostra nobilitade”, nel saper distinguere il segnale della realtà fisica da quello del vero profondo. Quando un amore finisce non va certo rimosso, ogni istante d’amore è per sempre, e di certo sarebbe orribile riciclare la “nostra canzone” per un nuovo amore; non si deve dimenticare ed è splendido non essere dimenticati, ma non divenendo prigionieri di ieri. La provocazione di Gershom non mi ha fatto male, sono ben consapevole che, se mi fosse possibile entrare nel sogno di chi mi ha dimenticato resterei in disparte, in quel luogo del sogno che è eppure il sognatore non sa, ma in assoluto silenzio, sorridendo in compagnia di una lieve malinconia. Non ho mai rimosso un amore, sarebbe una perdita terribile, a volte, come suggerisce Marquez, ho ascoltato il sussurro del cuore, rimuovendo i brutti ricordi e celebrando i belli, ma senza desiderare di tornare indietro, sarebbe impossibile e pericoloso, piuttosto preparandomi per crearne di ancor più intensi senza il senso di colpa dell’aver cancellato. “Così ogni giorno ti scrivo lettere che non ti posso inviare, certo, non lo farei nemmeno se potessi ora che ho imparato che ci sono parole che non vanno condivise se sono voci di ieri, ora che il mio viaggio volge al termine, finalmente ho capito che l’unico momento che esiste è l’attimo presente ed è in ogni istante l’occasione d’amore”. Inutile e doloroso tentare di rimediare all’errore di non aver amato, l’unica azione lenitrice è amare adesso e, se non è più possibile farlo nei confronti di chi non c’è più, ancora più importante diviene amare chi è presente. Non cancella il non amore di allora, non può farlo, ma regala, a te e a chi ami, la luce di “un attimo per sempre”; ti insegna che è solo in quel modo che trasformi l’auspicio suggerito dall’amico Gershom, “che io possa non scordarti mai”, nel più leggero e delicato fardello, fedele e sorridente compagno di viaggio.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì. Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero. Clicca qui per leggere tutti gli articoli.

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