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In sintesi
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L'aumento di intensità e frequenza di ondate di calore, siccità e altri eventi climatici estremi sta mettendo sempre più a dura prova le foreste di tutto il mondo, e il dubbio è sempre quanto siano attrezzate per resistere – e che cosa ne determini la resilienza.
Ecco perché, quando nel 2022 il bacino dello Yangtze, in Cina, è stato colpito da una combinazione di caldo e siccità, un team dell'Accademia delle Scienze cinese ne ha approfittato per studiare le foreste locali e la loro reazione all'evento. I risultati sono pubblicati su Water Resources Research, e spiegano bene la differenza tra le foreste naturali e quelle ripiantate dall'uomo.. Indagine dall'alto
Nel 1998, dopo le devastanti alluvioni che hanno sommerso lo Yangtze e distrutto ampie aree verdi, la Cina ha avviato un imponente piano di riforestazione. Questa convivenza tra foreste antiche e nuovi alberi si è rivelata un laboratorio a cielo aperto nel 2022: durante la storica ondata di caldo e siccità che ha colpito la regione, i ricercatori hanno potuto studiare e confrontare la reazione di questi due diversi ecosistemi.. Il team cinese ha dunque usato immagini satellitari per misurare come le due diverse tipologie di foreste abbiano risposto agli eventi estremi del 2022, che sono tra i peggiori mai registrati nel bacino del Fiume Azzurro dal 1950: temperature record e crollo delle precipitazioni hanno colpito più del 90% della regione. Per capire le condizioni degli alberi nei due tipi di foreste, il team ha controllato tre fattori: la quantità di verde presente (misurata sulla base di quanto le foreste appaiano dense e, appunto, verdi, se viste dal cielo), la fotosintesi e la produzione di carbonio legata alla crescita delle piante.. Gli effetti a lungo termine della siccità
Gli effetti di caldo e siccità sulle foreste si sono rivelati molto diversi a seconda delle loro origini. Le foreste naturali hanno mostrato una maggiore resistenza agli eventi estremi in più del 70% dei casi: secondo i ricercatori, il motivo è da ricercare nella maggior complessità delle foreste naturali, che contengono una varietà più ampia di specie e anche di fasce di età – il che aiuta a "distribuire" meglio lo stress e a sopportarlo.. Al contrario, le foreste artificiali hanno dimostrato minore resilienza, a causa della loro struttura più semplice e comprendente meno specie. In cambio, però, hanno fatto vedere una maggior capacità di riprendersi dallo stress: conseguenza del fatto di essere composte da alberi giovani e che crescono ancora a ritmo altissimo. Una buona notizia, "rovinata" in parte dal fatto che gli effetti di caldo e siccità non spariscono con il ritorno delle piogge, ma hanno un impatto che dura negli anni e che rallenta la capacità di recupero delle foreste stesse: sono questi effetti che ora andranno investigati, per capire meglio cosa succede quando una foresta (di qualsiasi tipo) viene colpita da un evento climatico estremo..
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