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Le faide per il potere nell’atletica: il bando milionario, le accuse dell’ex segretario e i due consiglieri ombra del presidente Mei

  • Postato il 11 luglio 2026
  • Sport
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Le faide per il potere nell’atletica: il bando milionario, le accuse dell’ex segretario e i due consiglieri ombra del presidente Mei

Un milione di euro di soldi pubblici destinati alle piccole società sul territorio, per rafforzare la rete giovanile dell’atletica leggera e favorire l’avviamento alla pratica sportiva e la scoperta di nuovi talenti. Un progetto virtuoso, che però finisce al centro di polemiche e veleni interni per una piccola coincidenza: tra le associazioni assegnatarie dei contributi, figurano anche quella del coordinatore e co-coordinatore del bando.

Parliamo di Pista 2.0, l’iniziativa lanciata dalla FederAtletica (FIDAL) e finanziata da Sport e Salute, nell’ambito dei bandi lanciati dalla partecipata governativa. La seconda edizione si è conclusa il 31 maggio ed è attualmente in fase di rendicontazione. Sul progetto, però, grava l’ombra di una relazione stilata proprio da chi la Federazione l’ha governata fino a ieri, ovvero l’ex segretario generale, Alessandro Londi. Nel documento, si legge che “dalla documentazione disponibile non emergono evidenze formali circa eventuali astensioni da parte dei componenti della Commissione di valutazione in presenza di posizioni potenzialmente rilevanti sotto il profilo della compatibilità o della sovrapposizione di ruoli. Tale circostanza appare meritevole di approfondimento alla luce dei principi generali di imparzialità, trasparenza e prevenzione dei conflitti di interesse”.

Nel mirino, ci sono i ruoli di Piero Allegretti ed Eusebio Haliti, rispettivamente segretario e presidente del Comitato regionale Puglia, che hanno percepito un compenso in qualità di coordinatore e co-coordinatore del progetto (45mila e 30mila euro), ma anche con le loro associazioni che sono rientrate in graduatoria (ricevendo 5mila euro a testa). Più in generale, in ben 60 casi “si è rilevata una potenziale sovrapposizione di ruoli tra soggetti che ricoprono cariche nella struttura FIDAL o nei Comitati Regionali e società assegnatarie delle graduatorie”. La relazione conclude che “il totale complessivo delle posizioni che richiedono verifica istruttoria è di circa 225mila di contributi potenzialmente coinvolti”. Non c’è un vero e proprio conflitto di interessi (il bando non lo prevedeva) ma piuttosto una questione d’opportunità. Per Allegretti neanche quella: “Io sono tesserato per una società ma non traggo alcun beneficio economico da essa. Né ho avuto ruolo attivo nella formazione della graduatoria. Si è voluto presentare come conflittuale una situazione che in realtà è assolutamente ordinaria nel nostro mondo, dove tanti tecnici a titolo volontario svolgono poi delle attività per la Federazione”.

Trattandosi di soldi pubblici, la cautela è d’obbligo. Dietro le contestazioni al progetto Pista 2.0 però si cela anche altro, ovvero l’ennesima faida interna alla Federazione atletica. A scrivere la relazione, come detto, è infatti il potente ex segretario generale della Federazione, Alessandro Londi, uscito negli scorsi mesi in circostanza burrascose. Tra queste, il ritrovamento nel suo ufficio di una microspia, tuttora oggetto di un’inchiesta per cui il diretto interessato (parte lesa) è stato anche audito. Londi è stato per anni braccio destro del presidente Mei e vero dominus della Federazione, e la separazione (che tra l’altro è costata cara alla FIDAL, che ha dovuto corrispondere una ricca liquidazione) è rimasta avvolta in un alone di mistero.

Le ragioni vanno ricercate probabilmente nelle elezioni Coni della scorsa primavera. Mei, che appoggiava Buonfiglio, puntava a entrare in giunta; invece, è stato il primo degli esclusi. Una beffa, che il grande deluso ha imputato anche al suo stratega, e alla candidatura dell’avvocato Maria Cecilia Morandini, a lui vicina, in quota enti di promozione, presentata e poi ritirata in fretta e furia per “lesa maestà” al governo (quello era il posto destinato a Juri Morico, presidente di Opes, cocco dei meloniani, a cui gli stessi Malagò e Buonfiglio hanno sgombrato la strada nonostante fosse in lista con l’avversario Pancalli). Da allora il rapporto si è incrinato e non è stato più lo stesso. In mezzo c’è stato il fattaccio della cimice, e in parallelo l’avanzata romana della coppia barese.

Halili è il presidente del Comitato Fidal Puglia: di origini albanesi, vanta un ottimo rapporto con il luogotenente del Pd, Francesco Boccia (con lui Mei, considerato da sempre vicino a Salvini, magari si copre un po’ anche a sinistra). Allegretti, il più operativo dei due, è un altro fedelissimo della prima ora: era con Mei già dai tempi della prima candidatura perdente nel 2016. Dal 2025 è diventato vicedirettore tecnico della Federazione, sotto soltanto al dt La Torre. Ha la responsabilità del progetto Pista 2.0 e a inizio 2026 gli è stato affidato anche il piano strategico di sviluppo della Federazione. Nella sua ascesa è entrato in rotta di collisione con l’ex segretario Londi, che – oltre al bando – gli aveva contestato anche una irrituale richiesta di accesso diretto al sistema e ai dati amministrativi della Federazione. Alla fine, Londi se n’è andato, Allegretti è rimasto: oggi c’è chi lo considera il vero segretario generale ombra della Federazione, e insieme all’amico Haliti e al presidente Mei compone il “triumvirato” al governo dell’atletica italiana. Che continua ad essere attraversata da faide e lotte di potere dietro le quinte, mentre almeno in pista i nostri azzurri vincono.

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Il Fatto Quotidiano

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