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Le abitudini in aeroporto che fanno perdere la pazienza ai viaggiatori

  • Postato il 10 maggio 2026
  • Notizie
  • Di SiViaggia.it
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  • 5 min di lettura
Le abitudini in aeroporto che fanno perdere la pazienza ai viaggiatori

Gli aeroporti sono da sempre uno degli aspetti più stressanti dell’esperienza di viaggio: tra controlli di sicurezza, attese ai gate, code interminabili e spazi condivisi con centinaia di persone, basta poco perché la tensione salga ed emergano comportamenti che molti passeggeri considerano irritanti e maleducati. Dai furbetti che saltano la fila fino a chi occupa intere file di sedili con i bagagli, alcune abitudini sembrano essere diventate parte integrante della vita aeroportuale.

Una nuova indagine internazionale realizzata dall’agenzia di viaggi online Opodo ha cercato di capire quali siano i comportamenti più detestati dai viaggiatori e come le persone affrontino i momenti che precedono il volo: il sondaggio ha coinvolto 9.000 partecipanti in diversi Paesi del mondo e delinea uno spaccato curioso ma anche molto realistico delle dinamiche che si verificano ogni giorno negli aeroporti.

L’arrivo in aeroporto divide i viaggiatori

Uno dei primi aspetti analizzati dall’indagine riguarda il momento dell’arrivo in aeroporto: c’è chi preferisce giocare d’anticipo per evitare imprevisti e chi invece tenta di ridurre al minimo il tempo trascorso tra check-in e gate.

Secondo i dati raccolti, la maggioranza dei viaggiatori sembra preferire la prudenza: il 59% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi più tranquillo arrivando in aeroporto con largo anticipo rispetto all’orario necessario, anche a costo di dover aspettare a lungo prima dell’imbarco.

Un altro 36% sostiene invece di attenersi alle indicazioni delle compagnie aeree, arrivando generalmente tra le due e le tre ore prima della partenza, a seconda della durata del viaggio o del tipo di volo.

Molto più ridotto è invece il gruppo di chi preferisce rischiare: solo il 4% ammette di presentarsi poco prima del decollo pur di non trascorrere troppo tempo negli aeroporti, spesso percepiti come luoghi costosi e poco piacevoli. Nel Regno Unito emerge inoltre una differenza interessante tra uomini e donne: il 6% degli uomini dichiara di arrivare all’ultimo minuto, contro appena il 3% delle donne.

La psicologia dell’imbarco

iStock
Viaggiatori esasperati dalle cattive abitudini negli aeroporti

Uno dei momenti più caotici negli aeroporti è senza dubbio quello dell’imbarco: anche quando le compagnie aeree assegnano gruppi e priorità precise, molti passeggeri tendono ad alzarsi contemporaneamente appena compare l’annuncio al gate e provocano così code premature e una certa confusione generale.

L’indagine di Opodo ha individuato quattro grandi categorie di comportamento tra i viaggiatori: la più numerosa è quella definita “the sitter”, ovvero coloro che rimangono seduti fino a quando il proprio gruppo non viene chiamato ufficialmente. A livello mondiale rappresentano il 48% degli intervistati e sono i passeggeri che osservano la folla formarsi davanti al gate senza lasciarsi coinvolgere e aspettano con pazienza il proprio turno.

I portoghesi sembrano i più disciplinati: il 66% preferisce restare seduto fino al momento corretto. Seguono i britannici con il 51%, mentre in Italia questa percentuale scende al 36%.

Esiste poi il gruppo degli “hoverer”, pari al 23% degli intervistati, composto da chi preferisce restare in piedi vicino alla fila, pronto a inserirsi appena possibile. Ancora più interessante è il comportamento dei cosiddetti “pre-queuer”, cioè coloro che creano una fila non ufficiale ancor prima che venga aperto l’imbarco per il proprio gruppo. A livello globale rappresentano il 12% del campione, ma la percentuale sale al 15% tra tedeschi e italiani, mentre nel Regno Unito si ferma al 9%.

Infine ci sono gli “anti-queuer”, i più rilassati di tutti: l’11% degli intervistati sostiene infatti di preferire salire sull’aereo per ultimo, convinto che il proprio posto resterà comunque disponibile. Italiani e francesi sembrano inclini a questo approccio: rispettivamente il 18% e il 17% dichiara di non avere alcun interesse nell’imbarcarsi in anticipo.

I comportamenti più irritanti negli aeroporti

La parte più significativa dell’indagine riguarda però le abitudini considerate più fastidiose dai passeggeri: in un ambiente dove spazi e tempi sono condivisi, anche piccoli gesti possono trasformarsi in motivo di irritazione.

Al primo posto si colloca il comportamento dei cosiddetti “furbetti della fila”: il 48% degli intervistati indica infatti come irritante chi tenta di saltare la coda ai controlli di sicurezza o durante l’imbarco. Francesi e britannici risultano particolarmente infastiditi da questo atteggiamento: il 51% dei partecipanti di entrambi i Paesi lo considera il peggior comportamento possibile in aeroporto.

Molto criticata è anche l’abitudine di occupare i sedili con valigie e zaini lasciando le persone in piedi: il 45% dei partecipanti trova irritante vedere posti inutilizzabili a causa dei bagagli. Nel Regno Unito questa percentuale sale addirittura al 52%, mentre in Portogallo raggiunge il 50%. Gli italiani appaiono invece più tolleranti: solo il 35% considera questo comportamento particolarmente fastidioso.

Tra le cattive abitudini più detestate compare anche quella di lasciare rifiuti nelle aree del gate o sui sedili dell’aereo. I francesi sono i più severi su questo tema: il 49% dichiara di non sopportare chi sporca gli spazi comuni. Seguono i tedeschi con il 47% e gli spagnoli con il 46%. A livello mondiale la media si attesta al 42%.

Anche il rumore continua a essere fonte di tensione negli spazi aeroportuali: parlare ad alta voce al telefono o utilizzare il vivavoce viene giudicato irritante dal 40% degli intervistati nel mondo, anche se i britannici sembrano leggermente meno sensibili al problema.

Curiosa infine la categoria dedicata a chi si avvicina troppo al nastro bagagli, rimanendo “attaccato” alla linea di consegna delle valigie. Secondo il sondaggio, il 25% dei britannici e dei tedeschi considera questo comportamento molto irritante, mentre francesi e italiani sembrano tollerarlo di più.

Autore
SiViaggia.it

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