Le 5 passeggiate più belle da fare in primavera in Toscana tra fiori e colline
- Postato il 10 maggio 2026
- Vacanze Natura
- Di SiViaggia.it
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“La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza – ha scritto Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia – È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia del suo paesaggio. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica.”
Un luogo comune, c’è da dirlo, che è però meritevole di essere vissuto in prima persona, di essere visto con i propri occhi ed esplorato con i propri mezzi, primo fra tutti il più antico e democratico: i piedi. E la primavera è la stagione giusta per farlo, prima che il caldo estivo prenda il sopravvento e quando la natura brilla di colori senza pari, coprendo di vegetazione i morbidi fianchi delle dolci colline toscane. Non c’è niente di meglio, nel mezzo della primavera, della possibilità di una gita fuori porta e la prospettiva di una passeggiata semplice eppure straordinaria in mezzo al verde della regione.
L’anello di Vitaleta a San Quirico d’Orcia
Negli ultimi anni la Cappella della Madonna di Vitaleta, che sorge su una morbida, solitaria collina tra San Quirico d’Orcia e Pienza, incorniciata da due filari di cipressi, in cima a una strada sterrata, è diventata un’icona della Val d’Orcia e della Toscana, nonché uno dei luoghi più fotografati della regione.
Le prime menzioni storiche documentate del piccolo edificio risalgono al 1590, ma la tradizione popolare la collega a un’apparizione mariana a una pastorella locale. L’aspetto attuale è frutto di un restauro ottocentesco, che le conferì la semplicità che la rende oggi così simbolica, essenziale.

La cappella si trova non lontano da una trafficata strada di campagna che collega le principali località della valle, ma il modo più bello per raggiungerla è a piedi, percorrendo l’Anello di Vitaleta, una facile passeggiata di circa 9 chilometri su strade bianche che parte dal centro storico di San Quirico d’Orcia, raggiunge la cappella e compie poi un ampio giro sulle colline vicine prima di rientrare al borgo.
È Toscana in quintessenza: le strade bianche si snodano tra dolci saliscendi, i prati rigogliosi le fiancheggiano, la vista spazia sui profili inconfondibili delle colline senesi, con i cipressi che si stagliano contro l’orizzonte, a fare da vedette immobili, e i papaveri rossi che danno un tocco di colore in più.
Sulla cima di Monte Giovi
A pochi chilometri da Firenze, tra il Mugello e la Valdisieve, il Monte Giovi è un massiccio che culmina a 992 metri e che, a dispetto della quota non elevatissima, offre un paesaggio di carattere decisamente montano: fitti boschi di castagni, faggi e querce ne coprono i fianchi, mentre sulla sua sommità si trova una radura verde con un panorama eccezionale sulle colline limitrofe e sulla valle del fiume Sieve.
Luogo carico di storia e memoria per aver ospitato alcune delle formazioni partigiane più importanti della Resistenza toscana, oggi il Monte Giovi ospita il Parco Culturale della Memoria, che custodisce questa eredità attraverso una rete di sentieri intitolati ai protagonisti e alle protagoniste di quel periodo. Pannelli didattici, monumenti e la piramide commemorativa delle Brigate partigiane punteggiano il cammino, accompagnando l’escursione nella natura con il ricordo di una fase storica decisiva per la nascita dell’odierna Repubblica.
Un sentiero ad anello semplice e alla portata di tutti è quello che da Tamburino, un gruppo di case coloniche alle pendici del Monte Giovi, porta prima alla sorgente chiamata Fonte alla Capra, poi, in un paio di chilometri, a salire sulla sommità della montagna, dove si gode di una grande vista panoramica.

L’anello torna al punto di partenza con un giro lungo altri cinque chilometri in leggero falsopiano in discesa, che porta a godere senza affanno della natura. In primavera, i boschi di castagni e faggi si tingono di un verde fresco e brillante che rende il paesaggio vivo e attraente.
Il Sentiero dell’Acqua Zolfina alle Balze del Valdarno
Chi non conosce le Balze del Valdarno fatica a credere che esistano davvero: guglie, pareti scoscese e pinnacoli di argilla e sabbia che si innalzano come cattedrali naturali su un pianoro coltivato a vigne e olivi, in provincia di Arezzo.
Leonardo da Vinci, che da queste parti cresceva, le osservò, le studiò e, si dice, le usò come sfondo per alcuni dei suoi dipinti. Ne scrisse anche nei manoscritti del Codice Leicester.
Per esplorarle da vicino c’è un itinerario molto semplice, il Sentiero dell’Acqua Zolfina. Si tratta di un anello di circa 7 chilometri con un dislivello di appena 200 metri, percorribile in circa due ore, senza difficoltà di sorta.
La partenza è dall’esterno delle mura di Castelfranco di Sopra, vicino alla medievale Badia a Soffena: un piccolo tabernacolo in legno illustra l’itinerario. Il sentiero è ben segnalato con i caratteristici segni bianco-rossi del Club Alpino Italiano sugli alberi.
Il percorso è in realtà composto da due tratti: quello delle Fossate, che attraversa la zona più spettacolare delle Balze, e quello dell’Acqua Zolfina vero e proprio, che prende il nome dalla sorgente di acqua sulfurea che emerge dalle argille e si riconosce, già a distanza, per il caratteristico odore di zolfo. La passeggiata si chiude nei pressi di Piantravigne, borgo arroccato che offre un eccezionale panorama sulle Balze, con le pareti ocra che si innalzano tra le colline verdi, creando un contrasto di rara bellezza.
Crete Senesi: le Biancane di Leonina
Le cosiddette Crete Senesi si trovano nei dintorni del borgo di Asciano, a poca distanza, per l’appunto, da Siena. Sono argille di età pliocenica, risalenti a circa 4 milioni di anni fa, quando quest’area era ancora il fondale del Mar Tirreno: tutt’oggi il terreno conserva tracce di salgemma. Nel tempo, l’erosione dell’acqua e del vento e l’azione dell’uomo, attraverso il disboscamento e l’allevamento, ha modellato queste argille, trasformandole in formazioni uniche, dette biancane, per via delle loro cupolette biancastre, lucide e prive di vegetazione.
In primavera questi terreni erosivi di colore bianco brillano sotto la luce del sole, in pieno contrasto con il verde iper-saturo dei campi coltivati, dei cipressi e dei pascoli che li circondano, dando vita a uno degli spettacoli naturali più belli e caratteristici della Toscana.
L’itinerario consigliato per godersi una piacevole passeggiata alla scoperta di questo territorio unico è l’anello delle Biancane di Leonina, inaugurato nel 2021 con pannelli informativi sulla flora, la fauna e la geologia del geosito. Si tratta di un percorso comodo, lungo poco più di sei chilometri, che si dipana su strade bianche e mulattiere.
Lungo il cammino si incontra il Site Transitoire, l’installazione in pietra realizzata nel 1993 dall’artista francese Jean-Paul Philippe, una sorta di finestra monumentale che incornicia il paesaggio e concentra la luce solare durante il solstizio d’estate: un punto di osservazione senza eguali.
La casa natale di Leonardo a Vinci
Passeggiata semplicissima ma che dona grande soddisfazione è il sentiero pedonale di circa 2 chilometri che collega il borgo medievale di Vinci alla casa natale di Leonardo da Vinci, che si trova nella piccola frazione di Anchiano.
È chiamata la Strada Verde di Vinci: parte dalla parte settentrionale del piccolo e curato borgo, vicino al Mulino della Doccia, e sale nella campagna circostante, attraverso vigne e oliveti, offrendo scorci magnifici sul territorio circostante. La primavera dona particolare bellezza a queste colline, punteggiate di vecchie case coloniche e minuscole borgate, con il verde che impera dovunque l’occhio si posi.
L’antico complesso rurale di Anchiano, attestato già nel 1427 come proprietà della famiglia da Vinci, è oggi un museo. All’interno, vengono raccontato i primi anni di vita di Leonardo. Il paesaggio che si ammira dal sentiero, scandito da terrazze coltivate a vigna e ulivo sul declivio del Montalbano, è rimasto molto simile a quello che il piccolo Leonardo vedeva dai campi di Anchiano nel 1452, una bellezza immutabile di cui bearsi a ogni passo.