Tuttiquotidiani è completamente gratuito.
Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.
Dopo l'attentato a Donald Trump del 26 aprile 2026, il presidente degli Stati Uniti ha tenuto a ribadire quanto sia importante per la sua sicurezza la costruzione della sala da ballo nell'ex-East Wing da lui fatta demolire demolire nel 2025. L'ala est era storicamente quella riservata alla first lady e al suo staff.
Per la Casa Bianca non è una novità, l'edificio non ha mai avuto pace, a partire da primo che la abitò (John Adams, nel 1800), ogni presidente ha deciso di rimetterci mano per ampliarla, ristrutturarla, cambiare aspetto e funzione delle stanze. Le spese, peraltro, sono tutte a carico del presidente stesso.. La casa dei sogni?
«Mi sveglio ogni mattina in una casa costruita dagli schiavi». Quando la first lady Michelle Obama pronunciò queste parole alla convention del Partito democratico nel 2016, portò all'attenzione pubblica uno degli aspetti più controversi della Casa Bianca, l'iconico edificio neoclassico che da oltre 200 anni ospita il presidente degli Stati Uniti: la manodopera usata per la sua edificazione.
Costruita in pieno periodo schiavista, tra il 1792 e il 1800, sotto la supervisione personale di George Washington (che però non vi mise mai piede), la White House è più di una residenza presidenziale: è il simbolo di tutte le glorie (e le contraddizioni) degli Stati Uniti, testimone vivente dei tanti eventi drammatici, significativi e talvolta bizzarri, che hanno plasmato il volto dell'America sin dalle sue origini.
. Centro di potere
Il 16 luglio 1790, il Congresso degli Stati Uniti d'America approvava il Residence Act, la legge che stabiliva la fondazione di una capitale permanente per la neonata nazione: Washington D.C. (District of Columbia).
Fu George Washington, che al tempo risiedeva in una casa privata a Philadelphia, a scegliere il sito della città che avrebbe poi portato il suo nome: un'area paludosa situata lungo il fiume Potomac, al confine tra Virginia e Maryland, due delle 13 ex colonie britanniche che avevano dato vita agli Stati Uniti. Lì sarebbero sorti i palazzi del potere americano, su tutti la Casa Bianca, residenza ufficiale del Presidente e centro dell'attività politica.. Ispirazione italiana
Il piano urbanistico fu dapprima affidato all'architetto francese Pierre L'Enfant (1754-1825), ma sarà l'irlandese James Hoban a posare la prima pietra della prestigiosa residenza.
Vincitore di un concorso pubblico indetto nel 1792, il progetto di Hoban si basava sulle forme, semplici ed eleganti, della Leinster House di Dublino, una dimora ducale nell'allora dominante stile neoclassico ispirato alle ville rinascimentali dell'architetto veneto Andrea Palladio (XVI secolo). È da notare come i fondatori della giovane democrazia americana, gli stessi che si erano liberati dal giogo del Vecchio Mondo, abbiano scelto di seguire proprio modelli europei per le loro architetture.. Contraddizioni
Non si tratta però dell'unica contraddizione della Casa Bianca. Un'altra riguarda proprio quello che ha ricordato Michelle Obama nel suo discorso del 2016. Il palazzo che più di ogni altro incarna gli ideali di libertà e uguaglianza proclamati dai padri fondatori della nazione, fu edificato facendo largo uso del lavoro degli schiavi.
Secondo lo storico Bob Arnebeck, autore del volume Slave Labor in the Capital (The History Press), furono oltre 200 gli schiavi afroamericani impiegati nel cantiere, senza tener conto dei lavoratori di cui si sono perse le tracce e di quelli che parteciparono alle successive ristrutturazioni. Il governo, tuttavia, si guardò bene dal possedere direttamente schiavi, preferendo prenderli in outsourcing, ossia affittandoli dai proprietari terrieri del Maryland e della Virginia. Nel 1792, primo anno di cantiere, uno schiavista poteva riscuotere fino a 22 sterline all'anno per ogni uomo ceduto al governo.. Work in progress
Dopo otto anni di lavoro, nel 1800, la casa presidenziale fu terminata. Ironia della sorte, George Washington, il promotore del progetto, non riuscì a vederla finita. Scaduto il suo secondo mandato nel 1797, si ritirò a vita privata nella tenuta di Mount Vernon, in Virginia, dove morì due anni dopo.. La casa dei sogni (mancati)
Il primo inquilino della Casa Bianca – edificio che nelle mappe dell'epoca era chiamato semplicemente President's Palace – fu invece John Adams (1797-1801), che vi si trasferì il 1° novembre 1800. Il giorno seguente avrebbe scritto alla moglie Abigail Smith: "L'edificio è in condizioni tali da essere abitabile [...] Non tenterò di descriverla. Vi farete un'idea migliore ispezionandola". Dal canto suo, la first lady fu molto più franca: "La casa è resa abitabile, ma non c'è un solo appartamento finito", confessò alla figlia in una lettera del 21 novembre 1800. "Non abbiamo la minima recinzione, patio o altra comodità all'esterno, e appendo i vestiti ad asciugare nella grande sala delle udienze [...]. Le scale principali non sono state ancora completate e non lo saranno per quest'inverno".
In effetti all'epoca la residenza era una modesta villa di soli due piani e sei stanze abitabili, molto fredda e, incredibilmente, sprovvista di ogni comfort. Il soffitto era incompiuto, l'illuminazione insufficiente, e non c'era abbastanza legna per scaldare gli interni: "La maggior parte è stata consumata per asciugare le pareti prima del nostro arrivo", si lamentava la first lady. Insomma, il President's Palace non era una reggia. Verso la modernità
Quando Thomas Jefferson subentrò ad Adams nel 1801, si affrettò ad apportare importanti modifiche strutturali, preoccupandosi in primo luogo di migliorare la qualità della vita. Fece quindi demolire la scomoda latrina situata nel cortile e ordinò l'installazione dei primi due moderni wc con sistema di scarico. Una vera rarità, al tempo.
Inoltre, potenziò l'illuminazione con lampade a olio di ultima generazione, rese più efficienti i caminetti, sostituì le pericolose grondaie in piombo con quelle in ferro e avviò la realizzazione degli eleganti portici laterali in stile neoclassico, al fine di nascondere stalle e magazzini.
Purtroppo questa corsa verso la modernità venne bruscamente interrotta durante la Guerra anglo-americana (1812-1815). Il 24 agosto 1814 le truppe britanniche occuparono Washington e diedero fuoco a gran parte della città, accanendosi sui simboli del potere politico americano, tra cui il Campidoglio (sede del Congresso) e il palazzo del presidente. . Calce bianca
Della dimora rimasero in piedi soltanto i muri esterni, gli unici in pietra arenaria. Terminato il conflitto, l'allora presidente James Madison (1809-1817) fece pressioni sul Congresso per dare inizio ai lavori di ricostruzione, raccomandando di non discostarsi dai modelli originali distrutti. Si narra che il soprannome "Casa Bianca" sia nato proprio ai tempi del restauro di Madison, quando la struttura venne ricoperta con la calce per nascondere il nerofumo dell'incendio. In realtà, l'edificio era chiamato White House già da un decennio, in modo informale.
Fu poi il presidente Theodore Roosevelt (1901-1909) a rendere quel nome ufficiale. Theodore Roosevelt, inoltre promosse significativi cambiamenti architettonici nell'edificio, per separare gli ambienti lavorativi da quelli domestici, per concedere più spazio alla sua numerosa famiglia (aveva sei figli e una schiera di animali domestici. Sorsero allora la West Wing (ala ovest), in cui ha sede lo Studio Ovale (l'ufficio del presidente), e la East Wing (ala est), pensata come ingresso per i visitatori.. Cambiamenti
Negli anni, ogni presidente ha voluto dare un tocco personale alla residenza, con arredi, opere d'arte e nuovi ambienti. Tuttavia, per molto tempo nessuno si preoccupò della manutenzione. Così nel Dopoguerra, durante la presidenza di Harry Truman (1945-1953), gli ingegneri dichiararono l'edificio inagibile, tanto che si pensò addirittura di abbatterlo. Nel libro The Hidden White House (St. Martin's Press), Robert Klara racconta che nel 1948, mentre era in corso un tea party nella Blue Room con le Figlie della rivoluzione americana (un'organizzazione patriottica), un grosso lampadario rischiò di staccarsi dal soffitto. Al piano superiore, il presidente stava leggendo dentro una vasca da bagno, evidentemente troppo pesante per l'usurato solaio. Truman ironizzò, immaginando di precipitare tra le signore con addosso "nient'altro che i suoi occhiali da lettura".
Ma avviò anche un'importante ristrutturazione, che prevedeva la demolizione degli interni e il consolidamento dell'edificio con strutture in acciaio. Dell'originale rimase solo l'esterno: la Casa Bianca aveva acquisito solidità, ma aveva perso le sue radici storiche. Nel 1961, grazie al restyling di Jacqueline Kennedy, la White House acquisì lo status di museo..
Usiamo cookie tecnici necessari al funzionamento del sito e cookie di analisi (Google Analytics) e marketing. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli opzionali o personalizzare. Per maggiori info: Privacy Policy.