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Lavitola, la lettera dal carcere: "Non sono lucidissimo, cosa ho chiesto"

  • Postato il 21 agosto 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 3 min di lettura
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Lavitola, la lettera dal carcere: "Non sono lucidissimo, cosa ho chiesto"
Lavitola, la lettera dal carcere: "Non sono lucidissimo, cosa ho chiesto"

"Non sono lucidissimo, anche se sto bene. Spero di avere i domiciliari, comunque ho chiesto di poter lavorare, qui in carcere ti assicuro è molto più pesante l’impotente attesa”: Valter Lavitola, il faccendiere indagato come unico mandante dell'attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, lo ha scritto dal carcere di Rebibbia in una lettera inviata alla compagna italo-argentina. Il Tg1 ne ha mostrato alcuni passaggi. In uno in particolare, l'imprenditore ha ammesso di aver commesso degli errori: "Avrei dovuto ascoltarti ma oramai è tardi”. Dopodiché ha scritto di “essere stato abbandonato” dall’ex premier Silvio Berlusconi. E poi: “Ho provato sofferenze e frustrazioni”.

Forse già la prossima settimana, l'ex editore potrebbe tornare davanti al tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione. A raccontare il suo stato d’animo è stato anche l’avvocato Arturo Cola, che lo ha incontrato a Rebibbia. Secondo il legale, Lavitola si sente responsabile per aver coinvolto nella vicenda due persone a cui tiene particolarmente, Clesio Tavares Gomez e Ranucci. "È molto affranto", ha detto Cola a Libero.

 

 

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Il faccendiere è in carcere dallo scorso 10 agosto, dopo che il gip di Roma ha respinto la richiesta della difesa di sostituire la custodia cautelare con gli arresti domiciliari. Nell’ordinanza il giudice ricostruisce le dichiarazioni rese da Lavitola, che avrebbe ammesso di essere il mandante dell’attentato, negando però di conoscere le modalità concrete con cui sarebbe stato realizzato l’attacco e di aver effettuato un sopralluogo nel settembre 2025.

 

 

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Autore
Libero Quotidiano

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