L’Ape Maia compie 50 anni. C’è una mostra per festeggiare l’icona pop

  • Postato il 16 gennaio 2026
  • Cinema & Tv
  • Di Artribune
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Pubblicato nel 1912, il romanzo L’Ape Maia di Waldemar Bonsels è molto più di una semplice storia destinata a un pubblico per bambini. Tra le pagine del celeberrimo libro si intrecciano infatti riflessioni sulla natura, ecologismo e principi di libertà. Sintomo della sensibilità simbolista del primo Novecento europeo, il racconto ha influenzato profondamente l’immaginario visivo contemporaneo, al punto che Villa Tittoni di Desio (in provincia di Monza e della Brianza) ha deciso di dedicargli una mostra in occasione dei cinquant’anni dalla sua prima trasposizione televisiva.

Waldemar Bonseles, autore del romanzo
Waldemar Bonseles, autore del romanzo “Die Biene Maja und ihre Abenteuer”

La mostra su “L’Ape Maia”, primo cartone ecologista

In apertura sabato 17 gennaio, la mostra L’Ape Maia. 50 anni in volo si preannuncia come un percorso espositivo scandito da illustrazioni, tavole originali, riviste e oggetti raramente condivisi prima. L’obiettivo? Mostrare come nel tempo il personaggio coniato dallo scrittore tedesco sia diventato un’icona pop a tutto tondo, amato da un pubblico sempre più ampio e trasversale. A curare la rassegna (che avrà luogo nelle sale di rappresentanza del piano terra di Villa Tittoni) sono Luca Bertuzzi ed Enrico Ercole, che (accompagnati dalla Fondazione Franco Fossati e WOW Spazio Fumetto, insieme a DeAPlaneta Entertainment) hanno raccolto nell’antico palazzo progettato da Giuseppe Piermarini un folto archivio di cimeli fruibili fino all’8 febbraio.

Le origini letterarie de “L’Ape Maia”

La rassegna accompagna il visitatore in un viaggio che parte dalle origini letterarie del personaggio e arriva al successo planetario della serie animata, ripercorrendo le molte incarnazioni che la giovane protagonista ha assunto nel corso del tempo. Illustrazioni, tavole originali, riviste, gadget e materiali rari raccontano come questo piccolo insetto curioso sia diventato un simbolo universale di allegria, libertà e meraviglia, capace di attraversare generazioni e linguaggi. “L’Ape Maia con la sua curiosità e semplicità ci trasmette che la natura non è uno sfondo, ma un soggetto vivo in cui ognuno ha un ruolo e una funzione”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura del Comune di Desio, Giorgio Gerosa. “Con questa mostra possiamo fare non solo cultura in senso stretto, ma una cultura ecologica che incoraggia il rispetto e la cura coinvolgendo più generazioni”.

Il successo della serie “L’Ape Maia” in Italia

Al di là delle parentesi dedicate allo storico romanzo (presente in mostra con la prima edizione originale dello scritto dal titolo Die Biene Maja und ihre Abenteuer), la mostra dedica ampio spazio al successo televisivo di Maia. La serie animata debuttò in Giappone nel 1975, arrivando in Italia nel 1980, nel pieno della prima grande stagione di diffusione degli anime. Quotidiani e settimanali dell’epoca ne raccontano l’esordio nel nostro Paese come quello di una nuova eroina capace di conquistare il pubblico più giovane: in esposizione si potranno vedere riproduzioni di articoli e riviste storiche, tra cui Topolino e TV Sorrisi e Canzoni. Indimenticabile anche la sigla italiana, cantata da Katia Svizzero, che contribuì in modo decisivo al successo della serie. In mostra saranno esposti il 45 giri originale e la riproduzione della hit parade del 1980, che documenta come L’Ape Maia raggiunse la vetta delle classifiche discografiche.

Annuncio dell'arrivo della serie animata su Junior TV, 1980
Annuncio dell’arrivo della serie animata su Junior TV, 1980

L’Ape Maia: una icona senza tempo

Celebrare i 50 anni de ‘L’Ape Maia’ attraverso questa mostra significa valorizzare il percorso culturale di un personaggio che ha accompagnato intere generazioni e che continua ancora oggi a dialogare con bambini e adulti, un’icona capace di rinnovarsi nel tempo restando fedele ai valori che l’hanno resa universale”, aggiunge Gianluca Ferrara di DeAPlaneta Entertainment. “La mostra, resa possibile grazie al prezioso lavoro di ricerca della Fondazione Franco Fossati, rappresenta il coronamento naturale di un percorso di celebrazioni avviato la scorsa primavera e che trova in Villa Tittoni, luogo storico di grande valore culturale, la cornice ideale”.

Alex Urso

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Artribune

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