L'antiquariato non è più una riserva indiana

  • Postato il 9 febbraio 2026
  • Cultura
  • Di Libero Quotidiano
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L'antiquariato non è più una riserva indiana

Busti di generali e senatori romani accanto a cupe e tempestose marine del Seicento; nature morte e severe nobildonne si fronteggiano mentre santi ed asceti si scambiano occhiate traverse con giovanette in crinolina e giovani malinconici. E le piazze e strade immerse in metafisico silenzio di De Chirico, i bicchieri e i frutti sfiorati da una luce di eternità di Morandi... Può accadere se si entra in qualche galleria antiquaria di buon livello o si andrà a curiosare fra i padiglioni di Modenantiquaria aperta fino al 15 febbraio patrocinata da Associazione Antiquari d'Italia e FIMA, e, quest’anno, da Confcommercio Imprese per l’Italia, tra gli altri enti, la rassegna festeggia la sua trentanovesima edizione, confermandosi come la più prestigiosa e autorevole mostra italiana dedicata all’Alto Antiquariato con opere provenienti da oltre 100 tra le più rinomate gallerie italiane e internazionali. Non solo appagamento estetico. Il mercato dell’antiquariato, in Italia, conferma la propria vitalità e continua a rappresentare un’ottima forma di investimento. Con un valore che ha superato i 27 miliardi di euro nel 2024, sostenuto anche da un crescente successo del vintage. Le importazioni/esportazioni di arte e antiquariato sono in aumento, con un forte interesse per elementi decorativi come orologi, porcellane e mappe.

Pietro Cantore, Art Director Modenantiquaria e Vicepresidente AAI spiega dove vanno i gusti degli acquirenti. «Gli Old Masters, i maestri antichi, nel 2025 sono stati oggetto di un significativo incremento delle vendite. A riprova del fatto che appassionati e collezionisti non comprano per moda, ma per la passione e la qualità degli oggetti». Del resto, rimarca l’esperto, «il mercato dell’arte ha sempre oscillazioni di quotazione molto lente. Un’opera di Guido Reni difficilmente potrà avere un crollo netto di valore, come può invece accadere per i mercati del moderno e del contemporaneo. Un segno di questo andamento è rappresentato dai diversi exploit di vendite in asta dei dipinti antichi, che hanno raggiunti dei record inaspettati nello scorso anno». Interessante notare, poi, che «negli ultimi anni si è assistito a una particolare fortuna dei dipinti di donne pittrici, piuttosto rari: il loro valore è cresciuto sia per la qualità intrinseca sia perché queste opere danno volto a storie a lungo rimaste ai margini del canone».

 

 

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Secondo Matteo Salamon, gallerista a livello internazionale di terza generazione, il contemporaneo e l’antico non sono in contrapposizione. «La tendenza», spiega, «più che consolidata, è una decisa progressione nella ricerca di opere genuine (cioè che non abbiano già transitato per aste e mercati vari) di assoluta qualità, stato di conservazione, provenienza. Il mio punto di vista è quello di un mercante d’arte specializzato in pittura antica che di tanto in tanto compie delle “scappatelle” in ambito di arte moderna, posso perciò dire che i due settori non sono minimamente in contrapposizione, ma anzi convivono molto bene insieme, e spesso collezionisti di arte antica non disdegnano un’opera moderna, come, e ancora più spesso, molti collezionisti di arte moderna bramano dal desiderio di possedere un’opera di arte antica. Magari una sola ma eccelsa». Il mecenatismo, che è stato l’asse portante dei secoli d’oro per l’arte dà ancora i suoi frutti. «Noto in tanti collezionisti di arte contemporanea un approccio simile a quello che avveniva secoli or sono, cioè il collezionista che acquista e sostiene uno o più artisti per nulla di più se non la passione per l’arte, semplice e pura», conclude Salamon.

Gli artisti più richiesti? Sonia Farsetti, presidente dell’ANCA (Associazione nazionale Casa d’aste), responsabile di Farsettiarte e della Galleria Frediano Farsetti, sottolinea che «gli artisti storicizzati di arte moderna e contemporanea, che costituiscono il core business della nostra galleria, mantengono sempre una certa solidità. I numeri possono oscillare da cifre molto importanti per i grandi nomi, come Giorgio Morandi, Lucio Fontana e Giorgio de Chirico, a cifre più contenute ma sempre significative per artisti considerati di nicchia. Per quanto riguarda l’arte contemporanea, negli ultimi anni si è verificata una crescita esponenziale di interesse da parte dei collezionisti».

 

 

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Milano è la città con il maggior numero di antiquari, ma, come sottolinea Michele Subert, gallerista di fama e presidente dell’Associazione Antiquari milanesi, i criteri di qualità e di lavoro sono identici per tutti i galleristi d’Italia. «Fino ai primi anni 2000 il lavoro in bottega era sufficiente, erano i clienti che venivano e “bazzicavano” le botteghe. Ora bisogna essere molto più dinamici, si sfruttano piattaforme online e siti, ci si orienta verso nuovi sistemi elettronici e informatici. Chi rimane solo in bottega e non fa altro non dura a lungo». Fabrizio Pedrazzini, presidente della FIMA, si è adoperato per portare, a partire dal primo luglio 2025, la nuova aliquota IVA al 5% per la vendita e l'importazione di opere d'arte. «C’è stato un risveglio per il mondo dell’antiquariato e dell’arte in generale grazie agli incentivi che sono arrivati dal governo, come la legge del 1 di luglio che permette di creare uno sgravio fiscale per il collezionista. Il che incoraggia a guardare con ottimismo al futuro».

 

 

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Autore
Libero Quotidiano

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