Lamezia Terme, Amy Winehouse rivive sul palco: nel cast, l’attore calabrese Lorenzo Patella

  • Postato il 25 marzo 2026
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Lamezia Terme, Amy Winehouse rivive sul palco: nel cast, l’attore calabrese Lorenzo Patella

Lo spettacolo “Amy Winehouse – L’amore è un gioco a perdere”, in scena al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme. L’intervista all’attore calabrese Lorenzo Patella, nel ruolo di Andrew Morris.


LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Amy Winehouse non è mai scomparsa davvero. La sua voce continua a graffiare il tempo, le sue ferite trovano eco nei teatri, la sua presenza resta viva, magnetica, impossibile da archiviare. Ed è proprio da questa energia irrisolta che nasce “Amy Winehouse – L’amore è un gioco a perdere”, in scena giovedì 26 marzo 2026 al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme, all’interno del VacaFest 2026. Uno spettacolo che rifiuta la nostalgia per scegliere la verità, anche quando è scomoda. Diretto da Daniele Salvo, scritto e interpretato da Melania Giglio, con Marco Imparato (nel ruolo di Tyler James) e Lorenzo Patella (nelle vesti di Andrew Morris), il lavoro affonda nelle contraddizioni di un’artista che ha fatto della propria vulnerabilità una lingua universale, riconoscibile, disarmante.

Qui Amy non è un’icona da contemplare: è presenza viva, è materia che pulsa. È corpo, voce, frattura. La scena si muove su un filo teso, pericoloso, dove parola e musica si fondono in un flusso emotivo continuo, che non concede tregua. Non c’è distanza, non c’è protezione: lo spettatore è travolto da un racconto che diventa respiro, ritmo, urgenza. Il titolo – “l’amore è un gioco a perdere” – non è una semplice citazione; diventa una chiave di lettura spietata. Si trasforma in una lama. Taglia la narrazione, la orienta. È la porta d’ingresso che conduce a una traiettoria artistica e umana bruciante: l’ascesa, l’eccesso, la caduta.

Un equilibrio impossibile tra un talento straordinario e una fragilità devastante. Qui l’arte non consola: rivela, espone, mette a nudo. In questo spazio scenico incandescente, si inserisce il lavoro di Lorenzo Patella (attore, interprete e musicista calabrese): una presenza che contribuisce a costruire e mantenere un equilibrio sottilissimo tra interpretazione e dimensione musicale. Nella nostra intervista, ci accompagna dietro le quinte di questo meccanismo emotivo e teatrale, raccontando cosa significa abitare un confine così fragile e dare corpo a una storia che continua a bruciare.

Lorenzo Patella, nel ruolo di Andrew Morris, è chiamato a unire recitazione e performance musicale dal vivo (suona il corno francese, ndr). Come vive questa “dualità” sul palco e cosa le regala ciascuna di queste dimensioni?

«È stato un percorso molto impegnativo, che ha richiesto dedizione e concentrazione. Ho avuto la fortuna di essere affiancato da Melania e Marco, due giganti del teatro, da cui ho imparato tantissimo, e di lavorare passo passo con il grande regista e maestro Daniele Salvo, che mi ha seguito con grande attenzione nella costruzione dello spettacolo. Approcciarmi anche agli arrangiamenti musicali è stato estremamente stimolante e ha contribuito a creare una sinergia preziosa all’interno della nostra squadra, facendo crescere lo spettacolo in maniera davvero unica».

Amy Winehouse ha una musica così intensa e iconica. Che rapporto ha sviluppato con i suoi brani e quali emozioni prova ogni volta che li esegue davanti al pubblico?

«Grazie a questo lavoro ho avuto la possibilità di approfondire non solo le sue note, ma anche i testi e la sua poetica, scoprendo la profondità della sua sensibilità musicale. Eseguirli davanti al pubblico è emozionante, ma richiede anche grande impegno e responsabilità: quando si interpretano brani di artisti così celebri, è fondamentale trattarli con rispetto e fedeltà, cercando di restituire al pubblico la loro energia e autenticità».

Lo spettacolo non racconta solo la storia di Amy, ma esplora anche il confine tra genio creativo e tormento umano. Quale aspetto del suo mondo interiore l’ha colpita maggiormente?

«Ciò che mi ha colpito di più è stata la sua fragilità, quel delicato equilibrio tra genio e sregolatezza tipico degli artisti straordinari. Sono persone talmente dotate da sentirsi, a volte, sopraffatte dalla propria grandezza, intrappolate in un vortice dal quale è difficile uscire. Amy, con la sua intensità e vulnerabilità, mi ha lasciato un segno profondo. La bellezza e il dolore possono coesistere in modo così potente da insegnare qualcosa anche a chi la racconta».

Dal Conservatorio di Cosenza agli studi universitari in lettere classiche all’Unical e in filologia classica alla Sapienza di Roma, senza dimenticare la formazione teatrale: Lorenzo Patella, come ritrova oggi, anche in ruoli apparentemente distanti come quello di Andrew Morris, l’influenza della cultura classica nel suo lavoro scenico?

«L’arte è una compagna silenziosa che mi ha guidato e ha trovato espressione in modi diversi lungo il cammino. Ogni esperienza, dalla musica alla letteratura, mi ha insegnato a osservare il mondo con occhi più attenti, ad analizzare i testi in profondità, a cogliere le sfumature emotive più sottili. Questo bagaglio mi permette di affrontare la recitazione e la performance musicale con maggiore consapevolezza, portando una dimensione di profondità e attenzione al dettaglio anche in contesti contemporanei».

Quanto le sue radici calabresi hanno contribuito a costruire la sua identità artistica? Cosa porta con sé della Calabria quando sale sul palco?

«Le mie radici calabresi hanno influenzato molto il mio percorso. La Calabria, come diceva Mia Martini, è una terra di gente con la testa dura e questo mi ha insegnato a perseverare anche di fronte alle difficoltà, aiutandomi a crescere sia come persona che come artista. Inoltre, i calabresi sono anche estremamente passionali, e cerco di portare sempre con me un mix di perseveranza, determinazione e passionalità in ogni progetto e ogni performance sul palco così da lasciare che ogni gesto e ogni nota raccontino qualcosa di autentico di chi sono e da dove vengo».

Quest’anno sarà impegnato nella stagione classica dell’INDA al Teatro Greco di Siracusa. Cosa significa per lei lavorare in un luogo così carico di storia e simbolismo e confrontarsi con opere e registi internazionali?

«Porteremo in scena Antigone, I Persiani e Iliade. Lavorare al Teatro Greco di Siracusa accanto ad artisti così importanti è un privilegio enorme. Recitare in uno dei teatri più belli e storicamente significativi del mondo è un’esperienza unica: il luogo stesso ti carica di energia e responsabilità. Confrontarsi con opere classiche e registi internazionali arricchisce profondamente perché ti spinge a osservare, ascoltare e crescere continuamente come artista».

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Lamezia Terme, Amy Winehouse rivive sul palco: nel cast, l’attore calabrese Lorenzo Patella

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