Lamezia, assolto anche in appello presunto killer duplice omicidio di mafia del 2000
- Postato il 23 settembre 2026
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Lamezia, assolto anche in appello presunto killer duplice omicidio di mafia del 2000
Lamezia, assoluzione anche in appello per il presunto killer del duplice omicidio Torcasio-Matarasso del 2000. In primo grado condannati presunti mandante e complice
LAMEZIA TERME – La Corte d’Appello ha confermato la sentenza di assoluzione nei confronti di Antonio Davoli, 58 anni, di Lamezia, accusato di essere stato il killer di Giovanni Torcasio e Cristian Matarasso. Un duplice omicidio. avvenuto a Lamezia il 29 settembre 2000, che avrebbe scatenato la guerra di mafia che contò decine di morti fra le cosche contrapposte. La procura aveva impugnato sentenza di assoluzione di gennaio scorso per Antonio Davoli. Il processo d’appello riprese con il riascoltare i pentiti. In particolare, con la nuova escussione del collaboratore di giustizia Angelo Torcasio, sentito a riscontro delle dichiarazioni dell’altro collaboratore di giustizia Gennaro Pulice.
La svolta alle indagini dopo le dichiarazioni dei pentiti
I collaboratori di giustizia fecero delle dichiarazioni sul duplice delitto di Giovanni Torcasio (allora capo dell’omonima cosca) e Cristian Matarasso, uccisi il 29 settembre 2000. I due, a bordo di un’auto, furono inseguiti da una moto e uccisi. La moto sarebbe stata guidata da Pietro Iannazzo condannato, invece, in primo grado a 30 anni di carcere con l’abbreviato. Già nel processo di primo grado, erano stati sentiti i principali accusatori di Davoli, i collaboratori di giustizia Gennaro Pulice (indagato nello stesso duplice omicidio per aver avuto un ruolo), e Angelo Torcasio, le cui rivelazioni furono contestate dai difensori di Davoli. Questi rilevarono contraddizioni e lacune emerse che sarebbero nel corso del processo, in particolare «le discrasie» delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Pulice e Torcasio.
In primo grado condannati presunto mandante e complice
La Corte di Assise di Catanzaro dopo essersi riunita in camera di consiglio alla fine si è pronunciò per l’assoluzione di Davoli. Assoluzione confermata ora anche in appello per Antonoio Davoli difeso dagli avvocati Renzo Andricciola e Salvatore Staiano. A gennaio 2024, come si ricorderà, per questo duplice delitto (che portò all’arresto a ottobre 2020 di presunti mandanti ed esecutori con l’operazione “resa dei conti”) in primo grado con il rito abbreviato il gup inflisse due condanne a 30 anni di carcere nei confronti di Domenico “Mimmo” Cannizzaro, 60 anni, e Pietro Iannazzo, 50 anni. Il primo ritenuto uno dei mandanti del duplice omicidio e il secondo ritenuto il conducente della moto con a bordo il killer.
Il movente dell’agguato sarebbe legato a una “resa dei conti” (da qui il nome dell’operazione che portò all’arresto dei quattro a ottobre del 2020). Cioè a una vendetta di Cannizzaro e degli Iannazzo contro Giovanni Torcasio. La volontà delle cosche confederate Iannazzo e Cannizzaro sarebbe stata quella di vendicare gli omicidi del padre di Pietro Iannazzo (Francesco, ucciso nel 1992 in località Bellafemmina di Sant’Eufemia Lamezia) e di Domenico Cannizzaro (Giuseppe, ucciso nel 1998 nel piazzale di un distributore di benzina in località Bellafemmina di Sant’Eufemia Lamezia) e al contempo, prevenire ulteriori azioni omicidiarie ai loro danni, desunti dal tentativo, all’epoca, di Giovanni Torcasio (uscito dal carcere due mesi prima dell’agguato del 29 settembre 2000) di rinforzarsi attraverso la ricerca di nuovi alleati.
Le fasi dell’agguato e la pistola lasciata nell’auto delle vittime
Quella mattina di fine settembre 2000, una Punto cabrio grigia con a bordo Giovanni Torcasio e con alla guida Cristian Matarasso (che si trovò quella mattina al posto sbagliato nel momento sbagliato) appena imboccò via dei Bizantini (Capizzaglie, feudo della cosca Torcasio) venne inseguita da una moto grossa cilindrata (Yamaha Rl, risultata rubata, poi ritrovata in via dei patrioti sambiasini) che sarebbe stata condotta da Pietro Iannazzo. Dalla moto, mediante due pistole marca Tanfoglio, calibro 9×21, vennero esplosi numerosi colpi di arma da fuoco verso la Punto cabrio. L’arma usata dal killer fu lasciata sul posto. L’inseguimento si concluse poco prima del bivio Carrà Cosentino. La macchina arrestava la sua corsa in quanto l’autista, Matarasso, rimaneva ucciso all’istante, mentre il passeggero Torcasio giungeva cadavere all’ospedale. Un duplice omicidio che avrebbe scatenato una mattanza.
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Lamezia, assolto anche in appello presunto killer duplice omicidio di mafia del 2000