Lamezia, assolti per bancarotta imprenditore, che era stato arrestato, e presunto “prestanome”
- Postato il 17 settembre 2026
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Il Quotidiano del Sud
Lamezia, assolti per bancarotta imprenditore, che era stato arrestato, e presunto “prestanome”
LAMEZIA TERME – Era finito agli arresti domiciliari nel 2019 e gli erano stati sequestrati pure i beni. Ora è stato assolto “perchè il fatto non sussiste” l’imprenditore Gianfranco Caporale, 57 anni, difeso dall’avvocato Aldo Ferraro. Assolto anche Beniamino Folino, 57 anni. Anche il pm aveva chiesto l’assoluzione per entrambi. A pronunciarsi per l’assoluzione è stato il tribunale collegiale di Lamezia Terme (presidente Angelina Silvestri, a latere Martina Gallucci e Felice Forte). Il tribunale ha anche dichiarato prescritte due contestazioni inerenti la omessa presentazione delle dichiarazioni ai fini Irpef e Iva
Le accuse
Caporale, operante nel settore della fabbricazione di infissi, finì agli arresti domiciliari. Una condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, bancarotta fraudolenta documentale, intestazione fittizia di beni, omessa presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno di imposta 2014, intestazione fittizia di beni e ricettazione. In particolare, avrebbe distratto oltre 1 milione e 200 mila euro dalle casse della società, nonché la stessa azienda poi fallita mediante un contratto di fitto ritenuto simulato. L’imprenditore era accusato anche di bancarotta fraudolenta documentale. Avrebbe falsificato la contabilità al fine di arrecare pregiudizio ai creditori e a sé un vantaggio ingiusto.
Folino, invece, era accusato di essere stato il “prestanome” di Caporale. Secondo le accuse originarie, inoltre, l’imprenditore Gianfranco Caporale, avrebbe occultato rimanenze di magazzino per oltre 700 mila euro. E avrebbe poi proseguito l’attività tramite una srl “artatamente” costituita per tramite di un ex dipendente e legata fittiziamente alla madre. Con questa avrebbe distratto ricavi per oltre 1 milione e 200 mila euro quali proventi delle vendite “in nero”. Avrebbe distrutto la contabilità rendendone impossibile la ricostruzione dei movimenti d’affari della fallita. In più avrebbe evaso il fisco per oltre 237 mila euro di Iva non versata, e per oltre 530 mila euro di Irpef non versati. Tutte accuse per le quali ora invece è stato assolto.
L’arresto e il sequestro di beni poi annullato
La vicenda da cui è scaturito il processo inizia il 7 maggio del 2019 quando i militari della Guardia di Finanza diedero esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal gip di Lamezia Terme nei confronti del Caporale, che gli applicava gli arresti domiciliari, oltre al sequestro di tutti i suoi beni anche ai fini della confisca per equivalente rispetto al profitto conseguito, ritenendolo gravemente indiziato per quei reati. Tuttavia, il tribunale della Libertà di Catanzaro, il 28 maggio 2019, annullò entrambe le misure cautelari applicate a Caporale, sia quella personale che quella reale, accogliendo integralmente le argomentazioni ed i rilievi dell’avvocato Ferraro, escludendo addirittura l’astratta configurabilità dei reati per i quali Caporale era finito agli arresti domiciliari.
Il Quotidiano del Sud.
Lamezia, assolti per bancarotta imprenditore, che era stato arrestato, e presunto “prestanome”