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L’Amedspor in Süper Lig, la “nazionale” curda che arriva nel calcio turco: 11 anni fa la multa per il nome

  • Postato il 16 agosto 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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L’Amedspor in Süper Lig, la “nazionale” curda che arriva nel calcio turco: 11 anni fa la multa per il nome

Ci sono nomi che entrano in campo prima dei calciatori. Amed è uno di questi. Nel 2015 costò al club di Diyarbakır una multa da 10 mila lire turche, perché la federazione considerava non autorizzati il nuovo nome e lo stemma. Undici anni dopo, quelle quattro lettere compariranno sul tabellone della Süper Lig. Domenica 16 agosto, contro l’Erzurumspor, l’Amedspor giocherà infatti per la prima volta nella massima serie turca. Novanta minuti che valgono molto più di una promozione: un’identità per anni rimasta ai margini arriva nel salotto buono del pallone nazionale.

La storia del club è un piccolo atlante delle trasformazioni di Diyarbakır. Nato nel 1972 come Melikahmet Turanspor, passò attraverso diverse denominazioni municipali fino alla svolta del 2014, quando l’assemblea scelse Amed, nome curdo della città, per definire il club. La federazione contestò inizialmente l’utilizzo della nuova denominazione e dell’emblema; il presidente dell’epoca, İhsan Avcı, parlò di “scandalo giuridico”. Da allora una squadra abituata alle serie minori è diventata qualcosa di più grande del proprio palmarès: una maglia nella quale una parte della popolazione curda ha riconosciuto lingua, memoria e appartenenza. Il club stesso oggi riassume la propria filosofia con un proverbio curdo: “Ogni albero cresce sulle proprie radici”, è il mantra dei rossoverdi.

Quelle radici, però, hanno spesso trasformato le trasferte in campi minati. Nel marzo 2023, a Bursa, durante Bursaspor-Amedspor, dagli spalti volarono bottiglie, petardi e altri oggetti. Comparvero anche due immagini che per molti curdi evocano gli anni più bui del conflitto: “Yeşil”, nome associato alle violenze extragiudiziali degli anni Novanta, e una Renault Toros bianca, automobile diventata simbolo delle sparizioni forzate. L’allora presidente dell’Amedspor raccontò che in campo erano arrivati perfino coltelli e pezzi di metallo.

Tre anni dopo, persino un’acconciatura è riuscita a diventare materia disciplinare. Nel febbraio scorso la federazione deferì l’Amedspor e Çekdar Orhan dopo che il calciatore, festeggiando un gol, mimò il gesto di intrecciarsi i capelli. In quelle settimane le trecce erano diventate sui social un segno di solidarietà con donne curde in Siria. Per la disciplinare si trattava di possibile «propaganda ideologica». È forse il modo più efficace per capire l’eccezionalità dell’Amedspor: altrove un’esultanza dura il tempo di un replay, da queste parti può produrre un fascicolo.

Eppure proprio nell’ultima stagione il vento ha cominciato a cambiare direzione. Il 2 maggio, con il 3-3 contro l’Iğdır, la promozione è diventata realtà e le celebrazioni hanno oltrepassato Diyarbakır, arrivando nelle comunità curde di altre città turche e all’estero. “Amedspor è un’identità, dei colori, dei valori e delle prese di posizione”, ha spiegato il presidente Nahit Eren. Ex presidente dell’Ordine degli avvocati di Diyarbakır, Eren sostiene che le ostilità abbiano prodotto l’effetto opposto a quello desiderato, creando un forte ricompattamento intorno alla squadra. Non è soltanto retorica: secondo i dati forniti dallo stesso club, circa il 75 per cento delle entrate arriva da donazioni volontarie. Prima ancora di appartenere a una società, l’Amedspor sembra appartenere sentimentalmente a una comunità.

Poi è accaduto qualcosa che pochi anni fa sarebbe sembrato quasi surreale. Recep Tayyip Erdoğan si è congratulato pubblicamente con l’Amedspor e i cittadini di Diyarbakır per la promozione. Ancora più significativa la giravolta di Devlet Bahçeli, leader dell’MHP nazionalista e alleato del presidente: nel 2023 aveva dichiarato che, dal suo punto di vista, “non esiste un posto chiamato Amed”. Tre anni dopo ha accolto la promozione come un elemento capace di portare colore un nuovo respiro al calcio turco, tessendo le lodi dei rossoverdi.

Il pallone arriva, del resto, in un momento in cui anche la politica turca sta provando a riscrivere il proprio lessico. Il PKK, considerato organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione europea, ha annunciato nel 2025 lo scioglimento e la fine della lotta armata. Proprio nell’agosto 2026 il Parlamento turco sta discutendo una legge che dovrebbe regolare il ritorno e il reintegro di migliaia di ex militanti, nel tentativo di chiudere un conflitto iniziato nel 1984 e costato oltre 40 mila vite. Sarebbe ingenuo trasformare una promozione calcistica in un trattato di pace. Ma gli stadi sono strani sismografi: registrano certe scosse sociali prima che diventino discorsi ufficiali.

Nel frattempo Amedspor prova a compiere l’operazione più difficile: smettere, almeno ogni tanto, di essere soltanto un simbolo e diventare una normale squadra di calcio. In panchina è arrivato Besnik Hasi, kosovaro-albanese con una lunga esperienza internazionale; tra i pali il francese Alban Lafont, passato anche dalla Serie A con la Fiorentina. “So quanto questo club sia importante per la gente”, ha raccontato Hasi, colpito dalle immagini delle celebrazioni per la promozione. L’obiettivo non è fare una comparsata: il tecnico parla di permanenza stabile in Süper Lig, mentre Eren ha già pronunciato due parole ancora più ambiziose, coppe europee.

Il 16 agosto, quindi, contro l’Erzurumspor si giocherà anche una partita dentro la partita. Sul tabellone comparirà la parola Amedspor e, per una sera almeno, non sarà oggetto di una disputa amministrativa, di una sanzione o di un comizio. Sarà il nome di una squadra che può vincere, perdere, sbagliare un rigore, prendere un gol al novantesimo.

Forse è questa la conquista più sottile. Dopo anni trascorsi a discutere se potesse chiamarsi così, l’Amedspor è arrivato al punto in cui dovrà essere giudicato solo per come gioca. La politica continuerà inevitabilmente a entrare nello stadio. Ma stavolta, finalmente, dovrà comprare il biglietto.

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Il Fatto Quotidiano

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