L’allarme di Marevivo: gli effetti delle microplastiche sulla fotosintesi mettono a rischio la sicurezza alimentare

  • Postato il 1 aprile 2025
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Di Marevivo

La plastica sta provocando una crisi planetaria e minaccia di ridurre del 7-12% i tassi di fotosintesi di piante e alghe, interferendo con la loro crescita e mettendo a rischio la nostra sicurezza alimentare. A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica, PNAS, che evidenzia l’impatto delle microplastiche su produzioni agricole essenziali come grano, riso e mais, e sui prodotti ittici.

L’inquinamento da microplastiche è estremamente pervasivo. Si stima che ci siano 24mila miliardi di microplastiche sulla superficie degli oceani, 500 volte il numero delle stelle nella nostra galassia. Non esistono più angoli remoti del Pianeta incontaminati. Questi frammenti microscopici di plastica, sotto i 5 millimetri, sono ovunque: sull’Everest, nei mari e nei ghiacci dell’Artico, nel suolo, nell’acqua, nell’aria. Oltre a finire nella nostra catena alimentare, stanno per compromettere la fotosintesi, il processo biochimico attraverso cui piante, alghe e alcuni batteri convertono l’energia del sole in energia chimica sotto forma di carboidrati. È la base su cui si fonda l’esistenza della vita così come la conosciamo. Infatti è la fotosintesi che rende l’atmosfera terrestre ricca di ossigeno, mentre cattura una parte dei gas serra responsabili dei cambiamenti climatici, principalmente CO₂, emessi dalle attività umane, ed è il pilastro della nostra catena alimentare.

Il team di scienziati ha creato un database sulle risposte delle piante alle microplastiche, basato su 157 studi precedenti. Questi hanno rilevato diminuzioni “forti e coerenti” nel contenuto totale di clorofilla e clorofilla “a”, indicatori della fotosintesi. Secondo le stime ciò provocherebbe una perdita annuale considerevole nella produzione agricola e altrettanto in quella ittica. Usando tecniche di machine learning gli scienziati hanno stimato che, a livello mondiale, le microplastiche causano una perdita annuale di circa 60 milioni di tonnellate di riso, 76 milioni di tonnellate di grano e 109 milioni di tonnellate di mais, pari a circa il 9,6% della produzione agricola globale.

Se si riuscissero a ridurre i livelli attuali di microplastiche nell’ambiente del 13%, queste perdite potrebbero essere mitigate sia nelle colture sia nei prodotti ittici. Nonostante i campioni limitati, questi risultati evidenziano l’urgenza di strategie efficaci contro l’inquinamento da plastica e offrono spunti fondamentali a scienziati e politici per proteggere le forniture alimentari globali dalla crescente minaccia della plastica.

Tra i dati più preoccupanti emersi dallo studio, quelli sui livelli di clorofilla “a”, pigmento essenziale per la fotosintesi, che sono stati ridotti nelle alghe di acqua dolce fino al 18,25%.

Le alghe sono organismi fondamentali per la salute degli oceani e se la loro efficienza fotosintetica venisse inibita dalle microplastiche, compromettendone la crescita e la produzione di ossigeno, ne risentirebbe l’intero ecosistema marino. Una ricerca pubblicata sulla rivista Science of The Total Environment ha rilevato che le microplastiche interferiscono con la capacità delle alghe di assorbire luce solare e nutrienti, influenzando negativamente la loro proliferazione.

Le implicazioni di questa riduzione non sono da sottovalutare: le alghe marine forniscono circa il 50% dell’ossigeno atmosferico e costituiscono la base della catena alimentare oceanica. La diminuzione della loro capacità fotosintetica minaccia non solo la biodiversità marina, ma anche l’assorbimento di CO₂ da parte degli oceani, aggravando i cambiamenti climatici.

Le microplastiche possono aderire alle superfici delle alghe, ostacolandone l’assorbimento della luce necessaria per la fotosintesi, comprometterne la salute e quella delle specie marine che se ne nutrono, come tartarughe e pesci. Ma non è tutto, le microplastiche possono veicolare tossine e patogeni, aumentando il rischio di malattie tra le specie marine e alterare la composizione del fitoplancton, riducendone la diversità e abbassando la produttività primaria degli oceani, che potrebbe calare del 10% entro il 2050, mettendo a rischio milioni di persone che dipendono dalla pesca come fonte di sussistenza.

Questo studio scientifico evidenzia un ulteriore problema legato alla dispersione della plastica nell’ambiente, con ripercussioni dirette non solo sulla nostra salute, ma anche sulla produzione alimentare. Un motivo in più per agire subito con misure concrete e un impegno collettivo.

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