La Xylella e gli ulivi in Calabria: «La biodiversità può salvarci»
- Postato il 6 settembre 2026
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 0 Visualizzazioni
- 6 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Il Quotidiano del Sud
La Xylella e gli ulivi in Calabria: «La biodiversità può salvarci»
CROTONE – La Calabria custodisce un patrimonio olivicolo di straordinario valore genetico, agronomico e culturale che, alla luce dell’emergenza Xylella, assume un significato ancora più importante. A spiegarlo è il dottore agronomo Thomas Vatrano, specialista nella coltivazione e difesa delle specie mediterranee e coautore di uno studio sull’enorme biodiversità olivicola del Sud Italia, pubblicato su Frontiers in Plant Science, rivista scientifica internazionale insieme al Cnr di Perugia.
Lo studio ha permesso di analizzare piante ancestrali e ultrasecolari presenti in Calabria, portando alla raccolta di 192 campioni, dei quali 88 inediti nel database internazionale Ncbi. Un risultato rilevante, perché conferma l’esistenza nella regione di una biodiversità olivicola molto ampia, spesso ancora poco conosciuta e non pienamente valorizzata.
Secondo Vatrano, proprio questa ricchezza genetica può rappresentare un elemento fondamentale nella capacità del territorio di reagire alle fitopatie. «Alla luce anche di quello che succede con la Xylella – spiega – avere una regione resiliente come la Calabria, una regione dove c’è tanta biodiversità, significa avere più chance di combattere una qualsiasi malattia».
La biodiversità, infatti, è alla base della sopravvivenza delle specie: più un territorio conserva varietà differenti, più aumentano le possibilità di individuare piante con caratteristiche utili di resistenza o adattamento.
Lo studio ha interessato diverse aree della Calabria, con una presenza significativa anche nel Crotonese, dove sono state individuate numerose piante ancestrali con caratteri agronomici di particolare interesse. L’indagine ha inoltre consentito di confermare teorie sulla domesticazione dell’olivo, con una diffusione avvenuta da Oriente verso Occidente, e di individuare gruppi genetici riconducibili a differenti aree di espansione dell’olivo a livello mondiale.
Tra i risultati più significativi vi è la scoperta, da parte dello stesso Vatrano, di tre piante poliploidi in Calabria. Si tratta di esemplari con un corredo cromosomico più ampio rispetto a quello di una pianta normale, una condizione considerata piuttosto rara nell’olivo e che potrebbe avere importanti implicazioni dal punto di vista agronomico e scientifico.
XYLELLA IN CALABRIA: «BASTA RITARDI»
Ma il tema più urgente resta quello della Xylella: in Calabria, dopo il focolaio registrato a Taurianova, la situazione appare sotto controllo grazie alle misure di contenimento ed eradicazione previste. Tuttavia, per Vatrano non c’è spazio per sottovalutazioni. «È ora di svegliarsi – afferma – e questo lo dico da cinque o sei anni. L’agricoltura è cambiata e dovremmo essere noi tecnici, noi attori della filiera, ad anticiparne i tempi. Non dobbiamo stare dietro all’agricoltura che cambia». Il riferimento è a un quadro complesso, in cui si sommano più fattori di crisi: cambiamenti climatici, nuove malattie, instabilità dei mercati e calo dei prezzi. Tutti elementi che rischiano di mettere in ginocchio l’olivicoltura e più in generale l’agricoltura. In questo scenario, la Xylella rappresenta una minaccia particolarmente grave. «Bisogna investire in ricerca – sottolinea Vatrano – e in chi ha le competenze per portare avanti strategie di mitigazione».
Secondo l’agronomo, non basta reagire quando l’emergenza è già esplosa: occorre programmare, monitorare, formare gli operatori e mettere in campo strumenti scientifici adeguati. Sul piano operativo, le misure da adottare sono chiare: monitorare costantemente le aree attorno ai focolai, osservare eventuali sintomi anomali sulle piante, effettuare tempestivamente analisi molecolari e, in caso di positività, procedere con l’eradicazione e la distruzione del materiale infetto, secondo quanto previsto dalla profilassi fitosanitaria. «Fondamentalmente non ci sono altre misure – spiega Vatrano – bisogna monitorare le piante, verificare la presenza di sintomi, fare analisi molecolari tempestive per capire se ci siano positivi, eradicare e bruciare».
La tempestività, dunque, è decisiva per evitare che la malattia si diffonda. L’allarme è forte. «C’è da essere preoccupatissimi – afferma – perché la Xylella è una malattia da quarantena e va gestita immediatamente. Bisogna essere repentini, non ripetere gli errori del passato, arginare il focolaio, perché altrimenti sarà una catastrofe, soprattutto per una regione fragile come la Calabria».
UN PROBLEMA: NON TUTTE LE VARIETA’ SONO CONOSCIUTE
Uno dei problemi principali riguarda la conoscenza ancora incompleta della sensibilità delle varietà calabresi. Vatrano evidenzia che alcuni dati indicano la Carolea come varietà sensibile, ma mancano informazioni approfondite su molte altre cultivar locali. Questo rende ancora più urgente avviare studi specifici sulle diverse varietà presenti sul territorio. La Calabria, infatti, conta circa 30-35 varietà coltivate, distribuite da nord a sud, con una forte predominanza della Carolea. Questa ricchezza varietale può essere una risorsa, ma solo se adeguatamente studiata e tutelata. «Dobbiamo metterci al lavoro d’urgenza – avverte Vatrano – tecnici, agricoltori e tutti gli attori della filiera devono tenere gli occhi aperti».
L’invito è rivolto a chiunque operi nel settore agricolo: in presenza di sintomi sospetti o anomalie sulle piante, è necessario contattare immediatamente le autorità competenti e i professionisti agronomi. Il rischio, in caso contrario, è che la situazione sfugga di mano. Le aree potenzialmente esposte sono numerose. Vatrano richiama l’attenzione non solo sulla Piana di Gioia Tauro, definita una delle patrie dell’agricoltura calabrese, ma anche sul Crotonese e sulla fascia collinare che comprende territori come Mesoraca, Petilia Policastro, Roccabernarda, Caccuri e Cerenzia. Se la Xylella dovesse colpire in maniera diffusa queste zone, le conseguenze sarebbero gravissime per l’economia agricola, il paesaggio e l’identità stessa dei territori. Il punto, secondo l’agronomo, è che la Xylella non può essere affrontata come una malattia ordinaria. «Non esiste un farmaco per la Xylella – precisa – non può essere debellata con una cura. Bisogna prevenirla».
CONOSCENZA E GESTIONE DEGLI ULIVI
Da qui l’importanza della ricerca sulla resilienza delle piante, sulla gestione agronomica e sulle pratiche in grado di rafforzare gli olivi, quasi come una forma di “immunostimolazione”. In questo contesto, lo studio sul Dna degli olivi secolari assume un valore strategico. Conoscere il patrimonio genetico calabrese significa non solo conservare la memoria biologica del territorio, ma anche costruire strumenti per il futuro. Gli olivi ancestrali possono custodire caratteristiche preziose per affrontare stress climatici, malattie emergenti e condizioni ambientali sempre più difficili. La lezione che arriva dalla ricerca è quindi duplice. Da un lato, la Calabria possiede un patrimonio olivicolo unico, fatto di piante secolari, varietà locali e biodiversità genetica. Dall’altro, questo patrimonio è oggi esposto a minacce concrete che richiedono risposte immediate, coordinate e scientificamente fondate.
Per Vatrano, non c’è più tempo da perdere. La prevenzione deve diventare la priorità, insieme alla ricerca e alla collaborazione tra istituzioni, tecnici, agricoltori e mondo scientifico. Solo così sarà possibile proteggere l’olivicoltura calabrese e impedire che la Xylella si trasformi in una catastrofe per una delle colture simbolo del Mediterraneo.
Il Quotidiano del Sud.
La Xylella e gli ulivi in Calabria: «La biodiversità può salvarci»