La via Crucis di Lorenzo Musetti e la rinuncia indispensabile di Carlos Alcaraz: dire no al tennis è una medicina necessaria per ripartire
- Postato il 20 maggio 2026
- Di Virgilio.it
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Salvate il “soldato” Lorenzo Musetti. Che da quando il 2026 ha fatto capolino ha vissuto un calvario dietro l’altro. E che meriterebbe invero un trattamento differente dagli déi del tennis, quelli che sembrano avergli voltato le spalle dopo averlo ammirato incantare schiere di appassionati in lungo e in largo per il mondo. Perché uno del talento e con la classe di Lorenzo in giro per il circuito non ha tanti eguali, anzi forse nessuno. E si sa che gli déi sono gelosi degli uomini che provano ad elevarsi al loro rango, specie quando di mezzo ci va la bellezza.
- La rinuncia che fa male: stavolta bisogna fermarsi (per davvero)
- Le tappe di una via Crucis che sembra non conoscere fine
- L'esempio di Alcaraz e la "lezione" di Roma
- Il riposo è l'unica vera medicina per il corpo (e per la mente)
La rinuncia che fa male: stavolta bisogna fermarsi (per davvero)
Musetti è fermo ormai da una settimana piena, da quando a Roma ha perso senza appello contro Casper Ruud, che pochi giorni dopo avrebbe a sua volta conosciuto la sconfitta contro Sinner nell’atto conclusivo del torneo. Ma subito dopo aver alzato bandiera bianca al Foro Italico, il giocatore toscano ha annunciato che non sarebbe stato della partita a Parigi, quindi al Roland Garros, il torneo che per chi ama la terra come le sue tasche (e Musetti, fino a prova contraria, nasce “terraiolo”, seppur abbia poi raccolto tanto anche sulle altre superfici) è quello che di notte entra a far parte di ogni sogno.
Non ci sarà Musetti perché il problema al retto femorale accusato agli Internazionali d’Italia necessita di tempi lunghi per essere curato. Ed è soltanto l’ultimo in ordine di tempo di una lunga schiera, che praticamente solo nell’ultimo anno lo ha portato a doversi fermare in ben 7 occasioni. Troppe per pensare che sia soltanto frutto del caso.
Le tappe di una via Crucis che sembra non conoscere fine
Il calvario recente di Musetti è cominciato con il problema alla coscia destra accusato nella finale di Monte Carlo 2025 contro Alcaraz, dove peraltro stava anche conducendo nel punteggio prima di restare in campo per onor di firma. A seguire ci sono stati il problema al braccio di Roma e poi l’infortunio alla gamba sinistra a Parigi nella semifinale contro Alcaraz, a corredo di una stagione sulla terra piuttosto accidentata.
Ma è da gennaio 2026 che le cose hanno preso una piega decisamente indesiderata: a Hong Kong si infortuna di nuovo al braccio nella finale (persa) con Bublik, anche se poche ore dopo gioca la finale del doppio con Sonego, peraltro vincendola. A Melbourne lo stop arriva nella sfida dei quarti di finale contro Djokovic (dove era avanti due set a zero), con l’adduttore destro che va in panne.
Il braccio destro gli ripresenta il conto prima di scendere in campo a Miami, consigliandogli di evitare di peggiorare le cose in vista della stagione sul rosso. Dove però la forma è quella che è, tanto che alla sconfitta all’esordio a Montecarlo contro Vacherot seguono tre eliminazioni al terzo turno a Barcellona, Madrid e Roma. La rinuncia a Parigi è una sorta di effetto collaterale: insistere giocando sul dolore ha poco senso, e Musetti stavolta ha deciso di metterci un punto.
L’esempio di Alcaraz e la “lezione” di Roma
Magari potrebbe ora prendere nota da ciò che ha deciso di fare Alcaraz, che da quando s’è accorto che il polso destro era andato in panne a Barcellona non ha voluto sentir ragioni, decidendo di fermarsi almeno fino a metà luglio. E così facendo lo spagnolo ha mostrato a Lorenzo che nella vita certe rinunce sono indispensabili se si vuol continuare a pensare in grande.
L’ammissione di Musetti, che ha detto di aver voluto giocare a Roma pur senza essere al 100% della forma, è a suo modo un’ammissione “di colpa”: in questo tennis che fagocita tutto e tutti, pensare di scendere in campo a mezzo servizio ha poco senso. E poco importa se nel ranking, decidendo di star fermi, si perdono posizioni: la salute viene prima di una classifica ATP che fotografa la situazione in modo poco oggettivo, senza entrare nel merito del problema.
Musetti è un talento straordinario, che va preservato anche (se non soprattutto) per la bellezza che sa offrire quando sente di star bene: né Sinner e tantomeno Alcaraz potranno mai avvicinarsi all’estetica di gioco del toscano, fragile nel corpo, ma forse ancor più nell’animo.
Il riposo è l’unica vera medicina per il corpo (e per la mente)
La scelta di Alcaraz di star fuori tutto il tempo necessario per guarire il problema al polso potrebbe convincere anche Lorenzo a fare lo stesso. Perché ha poco senso insistere e giocare con la paura che qualcosa possa andare storto. Lo ha insegnato anche Berrettini, che da 4 anni vive in una sorta di mondo parallelo dove la fiducia nei propri mezzi si scontra con il terrore di non essere più quello di un tempo.
Musetti ha 24 anni, un avvenire ancora luminoso davanti e il talento per potersi elevare per davvero al rango di quei due lassù. Lo aveva detto lui stesso qualche settimana fa, parlando di quanto si sentisse vicino al livello di Sinner e Alcaraz a inizio stagione, prima che gli infortuni lo facessero precipitare nell’abisso.
Per rialzarsi, però, non serve allenarsi più duramente. Forse serve solo un po’ di riposo e un interruttore spento, ma per davvero. Niente luci soffuse, solo buio tutto intorno. Perché dopo la notte c’è il giorno, e Musetti non può continuare a vivere nell’attesa di un’alba che non è ancora pronta a vedere la luce.