La vera storia di Zelda Fitzgerald: il talento dimenticato dietro all’ombra del marito Francis Scott

  • Postato il 9 marzo 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Generico marzo 2026

Questa è la storia di una donna. Una donna di nome Zelda Fitzgerald.

Oggi il suo nome è noto anche a chi non ha mai letto una riga della letteratura americana del Novecento. Il creatore del celebre videogioco Nintendo “The Legend of Zelda”, Shigeru Miyamoto, ha raccontato di essersi ispirato proprio a lei per il nome della principessa della saga. Gli sembrava elegante, misterioso, quasi magico.

Ma dietro quel nome diventato leggenda si nasconde una storia molto meno fiabesca.

Zelda Fitzgerald nasce nel 1900 a Montgomery, in Alabama, in una famiglia benestante del Sud. Fin da giovanissima è anticonformista, brillante, provocatoria. Ama ballare, nuotare, sfidare le convenzioni sociali e vivere con una libertà che, per una donna dell’epoca, è già di per sé una forma di ribellione.

Quando incontra Francis Scott Fitzgerald, nel 1918, lui è un giovane aspirante scrittore arruolato nell’esercito. Diventerà presto uno degli autori più celebri della letteratura americana, il geniale scrittore di capolavori come “Il grande Gatsby”, romanzo destinato a diventare il simbolo di un’epoca, da cui è stato tratto anche il famoso film con protagonista Leonardo Di Caprio.
Tra i due è subito passione. Ma Zelda non è disposta a sposare un uomo senza prospettive. Accetterà solo quando lui dimostrerà di poter diventare qualcuno.

Nel 1920 Fitzgerald pubblica “This Side of Paradise”. Il libro è un successo immediato. A quel punto Zelda mantiene la promessa: si sposano e diventano rapidamente la coppia simbolo dell’America degli anni Venti. Sono giovani, bellissimi, scandalosi.

Vivono tra New York, Parigi e la Riviera francese. Bevono molto, frequentano artisti e aristocratici, finiscono spesso sui giornali. Zelda balla sui tavoli, si tuffa nelle fontane, incendia le feste mondane con la stessa energia con cui il marito scrive romanzi che definiscono il mito del Jazz Age.
Per anni incarnano l’immagine stessa della modernità. Ma dietro il mito della coppia perfetta si nasconde un equilibrio fragile.

Scott beve sempre di più. Zelda inizia a mostrare segni di inquietudine e frustrazione. Non vuole essere solo la moglie dello scrittore più famoso del momento. Vuole creare, scrivere, danzare, avere una voce propria.
A quasi trent’anni decide perfino di dedicarsi con ossessione alla danza classica, tentando di diventare una ballerina professionista in un’età in cui, per l’epoca, la carriera di una danzatrice era già considerata conclusa. È uno sforzo estremo per affermare un’identità che non sia soltanto quella della moglie di uno scrittore famoso.
Il problema è che il loro rapporto si trasforma progressivamente in una forma di competizione.
Molti episodi raccontati nei diari e nelle lettere mostrano quanto i confini tra le loro identità creative fossero confusi. Scott attingeva spesso ai diari di Zelda per costruire dialoghi e personaggi nei suoi romanzi. Alcuni passaggi dei suoi libri sembrano riecheggiare pensieri e frasi che lei aveva scritto in privato. Questa non era una pratica insolita tra scrittori e coppie artistiche, ma nel loro caso contribuì ad alimentare una tensione sempre più evidente.

Nel 1930 Zelda crolla.
Ha un esaurimento nervoso mentre vive in Francia e viene ricoverata in una clinica psichiatrica in Svizzera, dove riceve una diagnosi di schizofrenia. Molti studiosi oggi ritengono però che il suo quadro sarebbe stato più probabilmente interpretato come un disturbo bipolare con gravi fasi depressive.
All’epoca la psichiatria era ancora dominata da categorie diagnostiche molto ampie e poco precise e le terapie erano spesso lunghe e invasive.

Durante uno dei periodi di ricovero Zelda scrive un romanzo: “Save Me the Waltz”.
È una storia fortemente autobiografica. Racconta una coppia brillante e distruttiva, intrappolata nella stessa dinamica di attrazione e logoramento che caratterizzava il suo matrimonio.
Quando Scott scopre il manoscritto reagisce con rabbia. Accusa Zelda di aver utilizzato materiale che lui stava preparando per il proprio romanzo, quello che diventerà “Tender Is the Night”. I due litigano duramente e il libro di Zelda viene pubblicato con modifiche e tagli.
Il romanzo passerà quasi inosservato.

Negli anni successivi la sua vita si divide sempre più tra cliniche, tentativi di ripresa e lunghi periodi di isolamento. Scott, nel frattempo, combatte con l’alcolismo e con un progressivo declino professionale che lo porterà a lavorare come sceneggiatore a Hollywood.
Lui morirà nel 1940, a soli quarantaquattro anni, stroncato da un infarto dopo anni segnati dall’alcolismo e da un lento declino personale e professionale.
Lei sopravviverà ancora otto anni.

Nel 1948 Zelda si trova ricoverata all’Highland Hospital di Asheville, una clinica psichiatrica privata nel North Carolina. Una notte scoppia un incendio nell’edificio. Le pazienti del reparto femminile, chiuse nelle stanze perché considerate “agitate”, non riescono a fuggire.
La vita di Zelda Fitzgerald finirà proprio lì, in mezzo alle fiamme, insieme a quella di altre otto donne.
Aveva quarantasette anni.

Per molto tempo la sua storia è stata raccontata come quella di una musa distrutta dalla follia. Oggi appare più plausibile leggerla in modo diverso.
Zelda e Scott Fitzgerald, infatti, non erano semplicemente genio e vittima.
Erano una coppia intensissima, legata da amore, ambizione e dipendenze reciproche. Un rapporto in cui l’ammirazione si mescolava alla competizione, il talento alla fragilità, la passione alla distruzione.

Quello che oggi chiameremmo un legame profondamente disfunzionale.
Le relazioni di questo tipo non si consumano in un solo gesto, ma in una lenta spirale di interdipendenza. Due persone finiscono per alimentare reciprocamente le proprie fragilità, fino a non riuscire più a distinguere dove finisca l’amore e dove inizi la dipendenza emotiva.
I Fitzgerald furono probabilmente questo: due personalità straordinarie incapaci di separare il proprio talento dalla propria relazione. Il mito del Jazz Age è nato anche da loro, ma dietro questo restano due vite consumate troppo in fretta.
E la storia di Zelda Fitzgerald, troppo spesso, ridotta a quella della moglie di un genio.

“Nera-mente” è una rubrica in cui si parla di crimini e non solo, scritta da Alice: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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Il Vostro Giornale

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