La vedova dell’avvocato Ciriaco: «Un sistema che non dà giustizia»

  • Postato il 3 aprile 2025
  • Notizie
  • Di Quotidiano del Sud
  • 1 Visualizzazioni

Il Quotidiano del Sud
La vedova dell’avvocato Ciriaco: «Un sistema che non dà giustizia»

Share

Lo sfogo amaro sulla giustizia della vedova dell’avvocato Torquato Ciriaco, ucciso nel marzo 2002 nel Lametino, dopo l’assoluzione di tutti gli imputati nel processo d’appello bis


LAMEZIA TERME – Rabbia, il dolore che si rinnova, amarezza «per un sistema giudiziario inefficiente», incredulità, soprattutto per l’assoluzione anche di un pentito, e tanto altro, come «l’assordante silenzio delle istituzioni e delle associazioni lametine» dice l’avvocato Giulia Serrao, vedova dell’avvocato Torquato Ciriaco, assassinato nella serata dell’1 marzo 2002.

Un delitto che resta ancora irrisolto. Dopo anni di indagini, che hanno seguito varie piste, tutto sembrava andasse verso la strada della giustizia e della verità, invece, dopo il rinvio a giudizio (nel 2014) del presunto mandante, Tommaso Anello, 56 anni, ritenuto il boss di Francavilla Angitola e dei presunti autori, i fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci, di 55 e 48 anni, di Curinga e del collaboratore di giustizia Francesco Michienzi, 45 anni, di Curinga, quattro processi fra rito abbreviato dal gup, Corte d’appello (due processi) e Cassazione, i presunti autori sono stati assolti il 28 marzo scorso al processo d’appello bis.

L’assoluzione è arrivata dopo una prima condanna a giugno 2021 in appello a 30 anni a cui si era giunti dopo l’assoluzione in primo grado nel 2017 anche del presunto mandante quando era stato condannato a 7 anni e 4 mesi solo il pentito Michienzi, condanna confermata in appello ma poi assolto all’appello bis. «L’assoluzione? Non me la spiego – dice la moglie dell’avvocato Ciriaco – ma questa è la prova che il sistema giudiziario è inefficiente e che non è in grado di restituire verità e giustizia a molte vittime. Basta pensare che l’80% dei familiari delle vittime innocenti delle mafie non conosce la verità».

IL PROCESSO E LA RIPRESA DOPO ANNI DI STAGNAZIONE

Eppure la svolta era arrivata dodici anni dopo il delitto nonostante «le indagini sono andate in diverse direzioni nel corso degli anni – ricorda l’avvocato Serrao – e per anni sono state ferme». Rimarca che nelle indagini «ci sono alcuni elementi che dovevano avere, a mio parere, più attenzione da parte degli inquirenti prima e durante il processo». E qui arriviamo al collaboratore di giustizia Francesco Michienzi, oltre alla testimonianza di Angela Donato: «le dichiarazioni di Michienzi – evidenzia Giulia Serrao – sono fondamentali e trovano riscontro nelle dichiarazioni di Angela Donato».

LEGGI ANCHE: Omicidio Ciriaco, assolti in appello bis i presunti killer

La teste Angela Donato, madre di Santino Panzarella (scomparso a luglio 2002, 4 mesi dopo il delitto Ciriaco, il quale avrebbe avuto anche lui un ruolo nell’omicidio), fin dal 2005 raccontò di aver visto in un capannone prima dell’omicidio una Fiat Uno bianca, come l’auto utilizzata dai sicari per l’omicidio, sospettando che alla guida dell’auto la sera del delitto ci fosse stato il figlio che fu seguito dalla madre dopo il delitto. L’avvocato Ciriaco fu ucciso nella tarda serata dell’1 marzo 2002 in località Calderaio di Maida (stava rientrando a casa dopo essere uscito dal suo studio di Lamezia) quando una Fiat Uno bianca (poi ritrovata e risultata rubata a Reggio Calabria) con a bordo almeno due sicari affiancò il fuoristrada condotto dal professionista, trucidato con diversi colpi di fucile a pallettoni.

LA SVOLTA NELLE INDAGINI E LO SFOGO SULLA GIUSTIZIA DELLA VEDOVA DI CIRIACO

La svolta alle indagini (che seguirono diverse piste tra cui anche quella relativa ai lavori sull’autostrada, all’apertura di una sala Bingo a Lamezia, vicende che Ciriaco seguì in qualità di legale dell’imprenditore lametino Salvatore Mazzei, ma si indagò anche sulla criminalità reggina), arriva nel 2014, con le rivelazioni del collaboratore di giustizia Michienzi, ex appartenente alla cosca Anello – Fruci, che aveva svelato la pianificazione dell’omicidio a cui lui stesso disse di aver preso parte nella fase di preparazione partecipando e riunioni e con il compito anche di seguire gli spostamenti della vittima nelle settimane precedenti al delitto.

«Non so se per incapacità o per altro – racconta ancora Giulia Serrao – ma sta di fatto che gli imputati sono stati ancora una volta assolti da una accusa di omicidio» e da qui un’amara affermazione: «La fiducia nella giustizia è difficile averla dopo quanto accaduto e dopo tutti questi anni di attesa».

IL MISTERO DELLA LETTERA DA ROMA

«Anni di lotta – ricorda – per la verità, dove personalmente ho cercato di dare il mio contributo alle indagini dando ogni elemento utile agli inquirenti», come quando la moglie dell’avvocato Ciriaco trovò una lettera, il giorno dopo l’omicidio, inviata al marito e partita da Roma da un noto avvocato della Capitale che rassicurava Ciriaco di aver «provveduto a quanto richiestomi» ma raccomandava «massima cautela». La moglie di Ciriaco portò la lettera alla Dda di Catanzaro, già titolare del fascicolo, e così l’avvocato romano, tra l’altro in quel periodo coinvolto nell’indagine su Telekom Serbia, fu convocato dalla Dda ma si avvalse del segreto professionale. Poi nel 2010 l’avvocato morì per cause naturali e il mistero rimase lettera morta, come anche l’esposto presentato dall’avvocato Serrao all’ordine degli avvocati di Roma.

E ora? «La procura potrà fare ricorso – sottolinea ancora Giulia Serrao – se ci saranno i presupposti. Aspettiamo le motivazioni della sentenza». Resta «comunque la speranza che la coscienza di qualcuno che conosce la verità possa essere smossa dal dolore mio e delle mie sei figlie che si è rinnovato con la sentenza di assoluzione. Dopo la sentenza abbiamo ricevuto parole di vicinanza e affetto da parte di molti, in particolare da parte di Libera e di Doris Lo Moro».

Share

Il Quotidiano del Sud.
La vedova dell’avvocato Ciriaco: «Un sistema che non dà giustizia»

Autore
Quotidiano del Sud

Potrebbero anche piacerti