La tutela di beni culturali e paesaggio è solo un ostacolo: a Roma anche il piano regolatore sarà carta straccia

  • Postato il 1 aprile 2025
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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L’art. 9 della nostra Costituzione riconosce il Paesaggio come patrimonio della Nazione. Un patrimonio di bellezza, di identità e di memoria che ci è stato tramandato da chi ci ha preceduto e che dobbiamo restituire alle prossime generazioni. Ma è anche un patrimonio continuamente sotto attacco da parte di chi considera la tutela dei beni culturali e del paesaggio un intollerabile ostacolo alle iniziative edilizie e imprenditoriali più remunerative, nell’incessante tentativo, da un lato, di smantellare le norme, dall’altro di sottrarre alle istituzioni deputate, le Soprintendenze, l’espressione di pareri vincolanti sui progetti.

E in questi ultimi mesi l’offensiva sta procedendo in Parlamento, ma anche nella Regione Lazio, a guida centro destra, e al Comune di Roma, a guida centrosinistra.

Ha subìto una battuta d’arresto il disegno di legge cosiddetto “Salva Milano”, a causa dei clamorosi sviluppi delle indagini giudiziarie, ma senza che sia stata messa in discussione la sua sciagurata visione urbanistica, e il centro destra ha già annunciato l’intenzione di rilanciarlo.

E sono in pista due disegni di legge leghisti che mirano a smontare il Codice dei Beni Culturali un pezzo alla volta: il primo, in questi giorni in Commissione Ambiente del Senato, Delega al governo per la revisione del codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di procedure di autorizzazione paesaggistica, con l’intento dichiarato di “semplificare i procedimenti amministrativi per evitare che la pubblica amministrazione diventi un ostacolo allo sviluppo economico e territoriale del Paese” prevede di “includere nell’elenco degli interventi ed opere in aree vincolate esclusi dall’autorizzazione paesaggistica” interventi edilizi anche molto impattanti e di affidare al governo l’adozione “di uno o più decreti legislativi” per la revisione del Codice, che dovrebbero rispondere ad alcuni “princìpi e criteri direttivi” che rischiano di essere il vero grimaldello per ridimensionare la tutela paesaggistica come oggi la conosciamo.

Basti la trasformazione dell’autorizzazione della Soprintendenza in “parere obbligatorio non vincolante” per interventi in aree tutelate per legge, come i “territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia”. Un’altra proposta di legge leghista alla Camera intende cancellare le tutele previste dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio per le aree lungo i fiumi, portando la fascia vincolata da 150 a 50 metri, e ancora una volta ridimensionando l’autorizzazione delle Soprintendenze.

E poi sono sempre in ballo numerose proposte di legge regionali del Lazio che prevedono conseguenze devastanti per il territorio, tra le quali è assurta all’attenzione dell’opinione pubblica solo una piccola parte che riguarda teatri e sale cinematografiche, ma sono ancora poco conosciute le altre pesanti ricadute, ancora una volta sul paesaggio, sull’ambiente, sulla qualità della vita dei cittadini.

Ma anche al Comune di Roma, seppure su scala ridotta, si stanno mandando avanti le modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale del 2008, che rischiano di produrre effetti importanti sulla città, sulla conservazione del centro storico e anche sulla vivibilità per gli abitanti. Modifiche che erano state annunciate come semplici adeguamenti normativi, semplificazioni e chiarimenti per evitare contenziosi – un “tagliando” di routine – che invece sono lievitate fino a prefigurare una vera e propria variante del PRG, senza l’adeguata informazione e confronto con la cittadinanza, che ne vedrà le ricadute quando ormai le norme saranno vigenti e irreversibili.

Quella più devastante riguarda la “Carta per la Qualità”, uno strumento del Piano Regolatore Generale a tutela di quel patrimonio storico di Roma che non è oggetto di vincoli puntuali della Soprintendenza statale. Edifici, piazze, morfologie – basti pensare ai famosi “villini” di inizio novecento – censiti in una planimetria (elaborato G1), accompagnata da una Guida per la Qualità degli interventi (elaborato G2) che definisce le tutele e i criteri per trasformazioni urbanistiche ed edilizie che non stravolgano l’identità degli edifici e dei luoghi, ma che in certi casi può anche indicare interventi non ammissibili che comporterebbero una perdita irreversibile per la città.

Con le modifiche alle Norme tecniche adottate a dicembre dall’Assemblea Capitolina, la Carta per la Qualità potrebbe diventare carta straccia, riaprendo la porta alle trasformazioni di case e palazzi di pregio guidate dal solo criterio della rendita immobiliare, e alle demolizioni e ricostruzioni di edifici storici con caratteristiche uniche nei tessuti paesaggisticamente rilevanti della città: se oggi la Sovrintendenza capitolina – struttura di linea del Comune di Roma – può riservarsi di dare un parere negativo cogente a demolizioni e ricostruzioni, con le modifiche apportate, se gli edifici si trovano in tessuti del Piano regolatore dove la demolizione e ricostruzione è ammessa, potranno essere rimpiazzati con nuove costruzioni, più appetibili e redditizie.

A questo si aggiungono molte altre modifiche assai controverse, come quella, da noi già inutilmente avversata, che amplia la superficie massima di vendita nel centro storico dall’attuale massimo di 250 metri quadri a 1000 mq, consentendo contemporaneamente l’accorpamento tra locali contigui in unità edilizie differenti. Un “liberi tutti” per cambi di destinazione d’uso indiscriminate – a partire dai centri commerciali – persino nei tessuti medievali e rinascimentali.

Sembrano lontanissimi i tempi delle madri e dei padri costituenti che hanno voluto mettere la tutela del Paesaggio tra i principi fondamentali della Carta costituzionale, e anche quelli delle battaglie di Antonio Cederna e dei tanti intellettuali e cittadini di tutte le appartenenze, quando anche a destra batteva un cuore per la difesa del patrimonio culturale e storico italiano.

Oggi sembra che quelle stagioni si siano dissolte, mentre perdiamo ogni giorno un pezzo di bellezza in nome dello “sviluppo economico” e degli interessi particolari sempre più senza freni.

Mercoledì 2 aprile dalle 17 alle 19 sulle pagine Facebook e Youtube di Carteinregola, il gruppo urbanistica presenterà le proprie osservazioni alle NTA, che saranno poi pubblicate sul sito insieme alla registrazione. Qualunque cittadino o associazione potrà inviare osservazioni entro il 7 aprile al Dipartimento Urbanistica di Roma (qui le istruzioni)

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Il Fatto Quotidiano

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