La siccità fa emergere dal Danubio resti della Seconda guerra mondiale e persino un ponte romano
- Postato il 10 agosto 2026
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- Di SiViaggia.it
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Il clima torrido che sta colpendo mezzo mondo e che stiamo sperimentando da mesi in Europa sta avendo conseguenze devastanti non soltanto sulla nostra salute (fisica e mentale), ma sull’ambiente in cui viviamo.
Da tanta preoccupazione, però, emerge anche qualche bella notizia, specie per noi che, come Howard Carter, scopritore della tomba di Tutankhamon, siamo appassionati di ritrovamenti storici e archeologici.
Quello che sta accadendo sul mitico Danubio, il secondo fiume più lungo d’Europa (2.858 km), che attraversa ben dieci Paesi e dove amiamo consigliare ai nostri utenti ad andare in crociera (è uno dei più bei viaggi che si possano fare), ha dell’incredibile.
Le scoperte sul letto del Danubio
I ritrovamenti in Serbia
Tra i dieci Paesi attraversati dal lungo fiume blu c’è la Serbia, ed è proprio qui, nei pressi della cittadina di Prahovo, che, a causa della siccità, sono emersi i primi ritrovamenti. La secca ha infatti riportato alla luce i resti del passato nazista in Europa, con decine di navi della Seconda guerra mondiale riemerse dal letto del fiume durante l’intensa siccità. Si tratterebbe della flotta del Mar Nero appartenuta ad Adolf Hitler in persona, affondata deliberatamente dallo stesso esercito tedesco verso la fine della guerra per rallentare l’avanzata sovietica.
La notizia l’ha data per primo il britannico Guardian sottolineando che, nel mezzo del fiume, al confine tra Serbia e Romania, “uno scafo spezzato è visibile su un banco di sabbia normalmente sommerso”. Altre imbarcazioni sono invece parzialmente sommerse, alcune delle quali si ritiene siano ancora pericolosamente cariche di armi.
Secondo gli storici, nel settembre del 1944, furono fatte colare a picco fino a 200 navi da guerra tedesche. Tuttavia, la Germania nazista non si arrese fino all’anno successivo, nel maggio del 1945. Sarebbero circa 20 imbarcazioni di diverse dimensioni adagiate sul letto del fiume, che ora sono visibili a occhio nudo dai passanti dalle rive del Danubio.
Le navi erano già emerse nei periodi di siccità precedenti, ma poi sono sempre scomparse con l’innalzamento del livello delle acque. In passato, il governo serbo ha anche tentato di rimuovere i relitti, ma la maggior parte rimane lì dove si trova a causa degli esplosivi che potrebbero trasportare.
I resti bellici in Croazia
Anche in Croazia, altro paese attraversato dal lungo fiume, con il Danubio in secca, sono emersi resti bellici. A Batina, un villaggio nella regione della Baranja, al confine con la Serbia e l’Ungheria, il livello storicamente basso delle acque ha portato alla luce i rottami di vecchie automobili, navi e armi. Qui infatti si combatté la Battaglia di Batina del 1944 e fu uno scontro strategico di grande portata sul fronte della Seconda guerra mondiale tra l’Armata Rossa, i partigiani jugoslavi e le forze tedesche.

Cosa è emerso nel centro di Budapest
Ma il livello del Danubio è così basso rispetto al solito in talmente tanti altri punti che alcuni resti della II guerra mondiale sono emersi anche a Budapest, in Ungheria. Proprio in città, infatti, sono affiorati dei resti bellici, anche umani: oltre a una moto, modello DKW NZ 350-1 che, all’epoca era considerata particolarmente robusta e affidabile, sono stati riesumati persino due soldati, come riferisce il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge. Accanto ai resti dei soldati, che il fango è riuscito a conservare, sono state trovate anche numerose mine anticarro tedesche Tellermine 35 che venivano impiegate contro i carri armati.
Poiché il fango del porto sul fondo del Danubio, all’altezza di Batthyány tér, una famosa piazza di Budapest situata sulla sponda di Buda, è mescolato a gasolio, si sono create le condizioni ideali per conservare i relitti e i resti umani. Questo derivato del petrolio avrebbe fatto sì che il fango conservasse molto bene anche le piastrine di riconoscimento, tanto che le lettere e i numeri sono ancora leggibili, ha spiegato lo specialista delle riesumazioni, citato dal Volksbund.
A causa dei livelli estremamente bassi del Danubio quest’anno, gli esperti che stanno recuperando i resti e i relitti si aspettano che affiorino altri resti di navi e, magari, anche altre vittime di guerra.
Il mitico Ponte di Costantino in Bulgaria
Ma non è finita, perché oltre a resti bellici piuttosto recenti (solo 80 anni), è stato appena fatto un ritrovamento che ha dell’incredibile e che risale addirittura all’epoca romana. Sempre dalle acque del Danubio in secca, sono emersi i resti dell’antico Ponte di Costantino e questa volta in Bulgaria.
Si trattava di una delle più imponenti strutture dell’Impero romano, risalente al 328 d.C. e che sarebbero quindi state individuate per la prima volta nella storia. Il ponte si trova nei pressi del villaggio di Gigen, nel Nord del Paese, che sorge lungo il fiume. Sul lato opposto si trova la città di origini romane Corabia. L’imperatore Costantino il Grande costruì sul Danubio quello che allora era il ponte più lungo d’Europa (2.437 m). Questo ponte fu distrutto durante le invasioni degli Avari, un esercito formato da diversi gruppi di nomadi eurasiatici di origini sconosciute (tra le rovine di Corabia si trovano anche un antico complesso termale romano e un’antica basilica).
I livelli eccezionalmente bassi del Danubio anche in Bulgaria hanno riportato alla luce, quindi, parte delle fondamenta dell’antico Ponte di Costantino, una delle più straordinarie opere di ingegneria dell’Impero romano. Commissionato dall’Imperatore Costantino I, il ponte collegava l’antica città di Ulpia Oescus, nell’attuale Bulgaria, con Sucidava, nell’odierna Romania. Con una lunghezza superiore ai 2 km, è considerato uno dei ponti più lunghi dell’antichità, sebbene sia durato poco.