La segue in bagno e la molesta: banconista a processo, a settembre la sentenza a Torino
- Postato il 1 luglio 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Un trentenne torinese, ex banconista in un noto pub del quartiere Barriera di Milano a Torino, è stato accusato di violenza sessuale ai danni di una ex collega di lavoro. L’uomo, che ha perso il posto non appena il titolare è venuto a conoscenza della denuncia, si trova ora sotto processo. Nella giornata di oggi, mercoledì 1° luglio 2026, si è svolta una nuova udienza del processo, la cui sentenza è attesa per il prossimo mese di settembre.
I fatti contestati risalgono all’estate del 2024, quando durante un turno di lavoro, la vittima si era alzata per recarsi in bagno seguita a sua insaputa dal collega; lì lui l’avrebbe bloccata e palpeggiata nelle parti intime.
I sospetti dei colleghi e le altre molestie
A confermare lo stato di shock della giovane è stata un’altra dipendente del pub, sentita in aula come testimone, la quale ha ricordato il forte sospetto dei colleghi nel vedere l’imputato seguire la ragazza e il successivo ritorno di quest’ultima in uno stato di evidente affanno e profonda alterazione emotiva. Subito dopo, la vittima si era confidata con il resto del personale raccontando gli abusi subiti.
Nel corso delle udienze è emerso che l’aggressione nei servizi igienici non sarebbe stata un episodio isolato e che il banconista avrebbe tentato in più occasioni di baciare la collega contro la sua volontà. A tali informazioni, si è aggiunta la deposizione di una cameriera, che ha riferito di aver subito a sua volta attenzioni indesiderate e un palpeggiamento da parte dell’uomo.
La linea della difesa e la tesi del complotto aziendale
L’imputato, difeso dall’avvocato Luca Giuseppe Zanusso, ha accettato di sottoporsi all’esame. L’uomo ha provato a ridimensionare le accuse parlando di un pesante malinteso comunicativo, sostenendo che la ragazza gli avesse fatto intendere una parziale disponibilità e di essere entrato nel bagno solo per avere un chiarimento su un eventuale rapporto.
Di fronte alle contestazioni dei giudici, il trentenne ha ammesso che “non è stato un buon modo”, ma ha negato fermamente ogni tipo di intimità. Ha inoltre cercato di screditare la credibilità della persona offesa ipotizzando una ritorsione finalizzata a una progressione di carriera all’interno del pub: secondo la sua tesi difensiva, la giovane avrebbe mentito per farlo licenziare e prenderne il posto dietro il bancone.
La vittima, che ha assistito all’udienza protetta dalla presenza di alcuni colleghi di lavoro ma ha scelto di non costituirsi parte civile, ha assistito alla deposizione.
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