La protesta dei lavoratori di Whoolrich a Pitti: “Ci vogliono trasferire a Torino, è un licenziamento collettivo mascherato”. La replica del gruppo: “Procedura sospesa”
- Postato il 14 gennaio 2026
- Moda E Stile
- Di Il Fatto Quotidiano
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Percorrendo via Faenza, direzione Fortezza da Basso, nel secondo giorno di Pitti Uomo 109, sono i cori a rompere la ritualità della fiera. Slogan scanditi con decisione, striscioni, bandiere, cartelli. A pochi metri dalla vetrina internazionale dell’abbigliamento maschile, circa cinquanta lavoratrici e lavoratori Woolrich, arrivati in pullman da Bologna, hanno organizzato un presidio proprio nel giorno in cui l’azienda presenta alla stampa e agli addetti ai lavori il nuovo piano per il marchio appena acquisito dal gruppo BasicNet. Una scelta simbolica e deliberata: portare all’attenzione le istanze dei lavoratori che rendono possibili e concreti i prodotti esposti nello stand allestito pochi metri più avanti.
Il motivo della protesta è chiaro. Dopo l’acquisizione di Woolrich da parte di BasicNet – gruppo piemontese che controlla, tra gli altri, K-Way, Superga, Sebago, Kappa, Robe di Kappa e Briko – per un’operazione complessiva da 90 milioni di euro, la nuova proprietà ha comunicato l’intenzione di trasferire a Torino 139 lavoratori della sede storica di Bologna e circa 30 dipendenti di Milano. Una decisione che, per i sindacati, equivale a un “licenziamento collettivo mascherato”. “Mandarci a lavorare a oltre 300 chilometri da casa non è un trasferimento, è un licenziamento”, ripetono i lavoratori in presidio, prima in italiano e poi in inglese, rivolgendosi anche ai buyer e agli stakeholder internazionali che entrano in fiera. Gli striscioni parlano chiaro: “Il lavoro merita chiarezza”, “Dialogo, non scorciatoie”, “Occhi aperti sulla trattativa BasicNet–Woolrich”.
L’iniziativa è stata indetta unitariamente da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. Laura Chiarini, segretaria generale Fisascat Cisl dell’area bolognese, spiega il nodo centrale: “BasicNet sta ipotizzando di trasferire 139 famiglie – 109 da Bologna e 30 da Milano – direttamente a Torino. Se questo accadesse, non sarebbe un trasferimento reale, ma un’operazione che mette a rischio l’occupazione. Chiediamo un chiarimento vero da parte dell’azienda”. Aldo Giammella, segretario generale Uiltucs Emilia-Romagna, ci spiega che “siamo riusciti a sospendere, non a revocare, la procedura fino al 30 gennaio”. Ma aggiunge un punto politico preciso: “Oggi a Pitti la nuova proprietà parla di rilancio del marchio Woolrich. Per noi rilancio non può significare fare fuori 160 persone. Dicono di voler rafforzare la rete retail, ma non è chiaro perché serva concentrare tutto il back office a Torino. Oltretutto, così facendo si depaupera in modo importante il territorio in modo particolare bolognese di un marchio e di una realtà produttiva storica”.
La vertenza si è spostata nelle ultime ore anche sul piano istituzionale. Al tavolo convocato in Regione Emilia-Romagna, alla presenza di Cgil, Cisl e Uil, l’assessore regionale al lavoro Giovanni Paglia ha annunciato, come riferisce l’Ansa, un primo risultato: “Abbiamo concordato di sospendere la procedura in corso e trasferire il confronto sul tavolo istituzionale. Abbiamo riportato indietro le lancette: ora la discussione ricomincia e siamo moderatamente soddisfatti. Era molto sbagliato pensare che l’unica condizione di discussione fosse il trasferimento di tutti i lavoratori”. L’assessore ha chiarito che il trasferimento non è scongiurato, ma che “la discussione può continuare”. Il prossimo appuntamento è fissato per il 30 gennaio, con un calendario di incontri tecnici già definito. Al tavolo era presente anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che si è rivolto direttamente ai lavoratori: “L’azienda deve capire che il valore siete voi. Qui a Bologna potete fare la differenza per un marchio così importante”.
Dal canto suo, la replica dell’azienda è arrivata a stretto giro, durante la presentazione del nuovo corso del brand. Lorenzo Boglione, amministratore delegato di BasicNet, ha dichiarato: “Questo è un tema molto delicato, la negoziazione è in corso su tavoli istituzionali e non possiamo attualmente parlare degli sviluppi. Non abbiamo spostato le attività a Torino, è quello che abbiamo detto che avremmo fatto, ma stiamo negoziando con i sindacati per valutare tutte le opportunità. Ci sta estremamente a cuore la tutela dei dipendenti”. Una posizione che conferma la sospensione, ma non scioglie il nodo di fondo.
Il caso Woolrich mette così in tensione due piani che a Pitti spesso convivono senza toccarsi: la narrazione del brand e la realtà industriale. E proprio la storia di Woolrich rende la vertenza ancora più simbolica: fondato in Pennsylvania nel 1830 da John Rich, lungo il fiume Susquehanna, il marchio nasce per vestire chi affrontava il freddo per necessità, non per stile. È uno dei più antichi produttori di abbigliamento degli Stati Uniti, autodefinitosi The Original Outdoor Clothing Company. I primi capi in lana proteggevano boscaioli, operai, esploratori, fino agli ingegneri impegnati nel Circolo Polare Artico. Nel 1850 nasce il motivo Buffalo Check, l’iconica camicia a quadri rossi e neri che diventa simbolo del workwear americano. Nel tempo, Woolrich ha trasformato la funzione in estetica, portando l’outdoor dal bosco alla città, fino a diventare un riferimento per l’urban explorer contemporaneo: parka, piumini, capispalla tecnici che uniscono tradizione e ricerca sui materiali. “Abbiamo comprato Woolrich per il suo nome, la sua storia e il suo archivio, quindi l’heritage è molto importante. Da qui iniziamo. Porteremo il valore aggiunto di Basicnet che è il nostro know-how e la capacità di gestire realtà con una grande storia, trasformandole da marchi di prodotto a brand a 360°”, ha sottolineato Boglione. “Il compito di Marco (Marco Tamponi, nominato global brand manager di Woolrich, ndr) sarà quello di navigare in tutta questa travolgente storia, assicurandosi di riuscire a renderla contemporanea, indossabile e interessante per i consumatori finali”, ha aggiunto Boglione. “Siamo qui per il lungo periodo. Non abbiamo fretta. Faremo le cose un passo alla volta, ma ovviamente abbiamo piani ambiziosi”.
Oggi, mentre il brand si prepara a una nuova fase sotto l’ombrello di un grande gruppo italiano, il tema non è solo dove sarà il quartier generale, ma quale idea di industria della moda si vuole costruire. Per i lavoratori, la partita è tutta qui: salvaguardare occupazione, competenze e una sede storica che, a Bologna, ha contribuito negli anni all’identità europea di un marchio nato in America. La data del 30 gennaio dirà se il rilancio passerà anche da una mediazione sociale o se lo scontro è destinato a proseguire.
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