La procura Usa chiude l’indagine sul presidente della Fed Jerome Powell. Via libera alla conferma di Warsh come successore
- Postato il 24 aprile 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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La procura americana ha annunciato di voler abbandonare le indagini sul presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, finito nel mirino di Donald Trump che lo ha accusato di eccessiva “timidezza” nel tagliare i tassi e poi sotto inchiesta per i presunti costi lievitati dei piani di ristrutturazione della sede della Banca centrale Usa. Viene così rimosso l’ostacolo che aveva bloccato la conferma di Kevin Warsh come suo successore.
La procuratrice federale di Washington, Jeanine Pirro, ha comunicato la decisione in un post su X, aggiungendo che sarà l’Ispettore Generale della Fed a esaminare “attentamente” le spese (“dell’ordine di miliardi”) per i lavori nella sede della Fed, “sostenuti dai contribuenti”. “Mi aspetto un rapporto esaustivo in tempi brevi e confido che l’esito contribuirà a risolvere, una volta per tutte, le questioni che hanno indotto questo Ufficio a emettere mandati di comparizione”, ha concluso Pirro, procuratrice del District of Columbia, la capitale Usa. “Si noti bene, tuttavia, che non esiterò a riaprire un’indagine penale qualora i fatti lo rendessero necessario”.
Un giudice federale aveva già stabilito che le citazioni a comparire dinanzi al Gran Giurì, notificate alla Fed nel mese di gennaio, erano improprie, rilevando inoltre la presenza di “prove essenzialmente nulle” riguardo a fatti penalmente rilevanti. Da parte democratica e anche da settori repubblicani era stata chiesta l’archiviazione dell’indagine, prima di procedere alla conferma della nomina di Warsh come nuovo presidente della Banca Centrale. Per essere confermato in commissione ha bisogno di ottenere il voto della maggioranza dei suoi membri, 13 repubblicani e 11 democratici.
Nei giorni scorsi il repubblicano Thom Tills aveva annunciato di voler bloccare la conferma della nomina se il dipartimento di Giustizia non avesse archiviato l’inchiesta. Lo scorso anno Tills ha rinunciato a ricandidarsi dopo essere finito nel mirino degli attacchi e insulti di Trump per aver votato contro il ‘Big, beautiful bill’.
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