La procura di Milano ha riaperto le indagini sull’omicidio del magistrato Bruno Caccia

  • Postato il 2 aprile 2025
  • Mafie
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Ci sarà una nuova inchiesta sull’omicidio di Bruno Caccia. La Procura di Milano ha chiesto e ottenuto la riapertura delle indagini sull’assassinio del Procuratore di Torino, ucciso da un commando della ‘ndrangheta il 26 giugno del 1983. Il nuovo fascicolo è a carico di Francesco D’Onofrio, 69 anni, già condannato come esponente della ‘ndrangheta, con una condanna alle spalle come presunto esponente della ‘ndrangheta e in passato anche ex militante dei Colp-Comunisti organizzati per la liberazione proletaria.

Nel dicembre del 2023, il gip di Milano Mattia Fiorentini aveva già archiviato un’inchiesta su D’Onofrio, sospettato di essere uno dei killer di Caccia. L’indagine era stata avocata dalla Procura generale milanese. Poi, lo scorso settembre, D’Onofrio è stato fermato in un’inchiesta della Dda di Torino e della Guardia di Finanza sulla ‘ndrangheta in Piemonte. E vicino alla sua abitazione è stata trovata una pistola P38 Special Smith&Wesson, compatibile con l’arma usata nel delitto del 1983.

Dopo una trasmissione di atti tra Torino e Milano, la procura del capoluogo lombardo ha chiesto e ottenuto dal gip Fiorentini la riapertura delle indagini, iscrivendo D’Onofrio come presunto concorrente nell’omicidio. L’inchiesta del procuratore capo Marcello Viola, con le pm Cecilia Vassena e Silvia Bonardi, punta a effettuare una serie di accertamenti balistici, oltre a recuperare carte e documenti dei vecchi procedimenti. Per l’omicidio Caccia è già stato condannato all’ergastolo Domenico Belfiore, boss della ‘ndrangheta, indicato come mandante. Dopo nuove indagini a Milano, nel 2020 venne condannato anche Rocco Schirripa, accusato di aver fatto parte del gruppo di fuoco. Gli altri autori dell’omicidio sono rimasti ignoti, finora.

È stato il quotidiano La Stampa a riportare la notizia della compatibilità tra la pistola trovata nel settembre scorso e l’arma del delitto Caccia. Era nascosta nell’incavo di un mattone forato lungo un corridoio di uno stabile di Moncalieri: era perfettamente oliata, carica e funzionante, con accanto a 15 cartucce calibro 38 in parte italiane, in parte di fabbricazione dei Paesi dell’ex Jugoslavia. La prova dello sparo avrebbe generato risultanze investigative tali da ritenerla astrattamente compatibile con l’arma del delitto o meritevole di accertamenti ancora più approfonditi, che spetteranno alla procura di Milano, competente per le indagini sui magistrati di Torino, anche quando sono parti offese. Gli esiti degli esami verranno poi messi a confronto con gli esiti della consulenza balistica di Torino con quella effettuata 42 anni fa. Secondo La Stampa l’arma è entrata in Italia nel 1979 attraverso un importatore di Torino che l’ha venduta a un’armeria di Moncalieri, città in cui D’Onofrio risiede. L’uomo ha sostenuto di averla comprato da un ragazzo, senza rivelare l’identità. Ha poi aggiunto di non averla mai usata. D’Onofrio si trova già in carcere per l’operazione Factotum della Dda di Torino, che lo accusa di aver diretto la ‘ndrangheta in Piemonte.

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Il Fatto Quotidiano

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