La Procura di Milano archivia 18 neofascisti che hanno fatto il saluto romano al corteo per Ramelli nel 2023
- Postato il 31 agosto 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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I 18 neofascisti di Lealtà e Azione, Casapound, Movimento Nazionale che il 29 aprile 2023 a Milano hanno fatto il saluto romano al corteo in memoria del militante del Fronte della Gioventù Sergio Ramelli non rappresentano alcun “pericolo di ricostituzione del disciolto partito fascista” e le loro azioni non sono “sovversive dell’assetto democratico”. Il Tribunale di Milano ha archiviato le accuse a carico del gruppo di militanti di estrema destra indagati manifestazione fascista prevista dalla legge Scelba e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. Ai militanti veniva contestato di aver risposto alla “chiamata del presente” e di aver effettuato saluti romani durante la manifestazione che si tiene ogni anno a Milano il 29 aprile per ricordare Sergio Ramelli, ucciso da un commando di Avanguardia Operaia nel 1975.
La gip Rossana Mongiardo ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Alessandro Gobbis, il sostituto che coordina le indagini anche sugli episodi identici relativi al 2024, 2025 e 2026, e controfirmata dal procuratore di Milano Marcello Viola. Secondo l’accusa mancano i presupposti, tracciati dalle sezioni unite della Corte di Cassazione con la sentenza del 18 gennaio 2024 sui temi della “chiamata del presente” e “saluto romano” durante le riunioni pubbliche, per processare e condannare i 18 militanti di estrema destra indagati. Nella richiesta accolta dal gip si legge che “né prima, né successivamente” alla commemorazione “sono state registrate azioni qualificabili come sovversive dell’assetto democratico” e “mai si sono potuti fondatamente individuare elementi tali da far ritenere che l’impianto democratico della Repubblica Italiana potesse essere messo concretamente in pericolo in relazione alla possibile ricostituzione del partito fascista”.
Anche l’accusa di istigazione a delinquere è stata archiviata. Per la Procura, il saluto romano compiuto in quel contesto non costituisce un “gesto che esprime un’ideologia di intolleranza o discriminazione”, ma è piuttosto riconducibile “all’intento di ricordare la memoria di un ragazzo che, al netto del contenuto, espresse il proprio pensiero politico in un momento difficile e altamente conflittuale per la storia della Repubblica Italiana”. Inoltre, Gobbis evidenzia nel procedimento come nei processi per le commemorazioni di Sergio Ramelli si alternino condanne in primo grado, spesso ribaltate con assoluzioni in appello. Solo lo scorso luglio, ad esempio, la Corte d’Appello di Milano aveva confermato l’assoluzione, perché il fatto non sussiste, di 23 militanti di estrema destra imputati per manifestazione fascista in relazione agli episodi del 29 aprile 2019.
L’archiviazione delle accuse rappresenta una svolta rispetto all’orientamento tenuto negli ultimi anni dalla Procura di Milano, che in passato aveva sistematicamente chiesto il processo per i saluti romani compiuti durante le manifestazioni del 29 aprile. Un cambiamento arrivato dopo la sentenza della Cassazione del 2024 che aveva fissato dei paletti per per la valutazione di questi episodi.
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