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La Minetti finisce alla gogna pure per le cure al figlio negli Stati Uniti

  • Postato il 6 maggio 2026
  • Personaggi
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
La Minetti finisce alla gogna pure per le cure al figlio negli Stati Uniti
La Minetti finisce alla gogna pure per le cure al figlio negli Stati Uniti

Roba che scotta: il Fatto Quotidiano ha sganciato un’altra “bomba” su Nicole Minetti. Sembra che per curare il figlio abbia scelto la struttura che riteneva essere la migliore al mondo. Pensate che mostro. È questo infatti il punto al centro dell’ultima puntata della campagna del quotidiano di Travaglio e compagnia. Crollate con poche scuse la gran parte delle bufale sulla vicenda, dai balletti di Nordio in Uruguay, passando per la favola dei genitori naturali cui il bimbo era stato “sottratto” (in realtà si tratta di due avanzi di galera che il figlio non lo hanno voluto vedere neanche dipinto sul muro) fino al giallo sull’avvocato morto in un misterioso incendio (sostanzialmente ovvio che si volesse instillare il dubbio che fosse stato fatto fuori, anche se poi si è scoperto che aveva dato parere favorevole all’adozione) ora l’attenzione si è rivolta alle strutture sanitarie scelte dall’ex Olgettina per curare il loro bimbo. Sul quale - incredibilmente - qualcuno sembra aver da ridire.

La tesi esposta ieri da Thomas Mackinson è che i Cipriani avevano ben otto ospedali a disposizione per effettuare in Italia quell’intervento “tranquillamente”. Quindi non c’era alcun bisogno di spostarsi fino a Boston per provvedere alle terapie. E di conseguenza, mamma Nicole anche con una condanna ai lavori socialmente utili in corso avrebbe potuto seguire tutto il decorso e i successivi interventi da Milano, chiedendo qualche semplice permesso. Senza chiedere la grazia. Ora, è abbastanza semplice pensare che i Cipriani – come chiunque – messi di fronte alla malattia di un bambino non abbiano fatto il ragionamento “uno vale l’altro, che ci frega”. I due – che sarebbero lievissimamente dei milionari – avranno pensato di rivolgersi alle strutture sanitarie più famose del pianeta. A prescindere dalle questioni legate al processo Ruby e quindi da eventuali ostacoli legali.

 

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Insistere nel voler vedere del “marcio” in questo è come minimo curioso. Non vorremmo, però, che dietro al ragionamento di chi insiste con l’assalto ai Cipriani (per la verità ormai una risicatissima minoranza), ci fosse un sottinteso, ovvero che tutte le scelte prese riguardo al bimbo – forse perfino l’adozione stessa – siano state prese in previsione di una richiesta di grazia. Il che, anche a voler considerare la Minetti un essere così perfido, semplicemente non ha senso: tutti hanno ormai appreso da questa odiosa vicenda che il perdono del Quirinale viene concesso nel 2% dei casi, rispetto al numero di domande presentate in tutta Italia.
Chi si sarebbe imbarcato in una simile avventura con una possibilità su cinquanta di successo? Riguardo all’accanimento su Nicole e figlio, peraltro, a questo punto si apre un altro problema. L’Inau – istituto che regola le adozioni in Uruguay – ha riaperto tutta la pratica sul figlio dei Cipriani. Cosa succederebbe se, sull’onda delle pressioni mediatiche e politiche, il bambino venisse tolto a quelli che ora e da anni chiama mamma e papà? Speriamo di non dover conoscere mai la risposta.

 

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Autore
Libero Quotidiano

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