La Milano di Egonu ha un avvenire luminoso davanti: Conegliano non è irraggiungibile, Paola ci riproverà
- Postato il 20 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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La missione si presentava piuttosto complicata: tirar giù dal trono Conegliano dopo 7 stagioni di dominio assoluto s’è rivelata un’impresa fuori dalla portata di chiunque, anche di una Numia Milano che pure è stata la prima in questa stagione a mettere un po’ alla berlina la formazione di Daniele Santarelli. Anzi, è stata quella che più di qualunque altra rivale ha saputo metterla in difficoltà: nelle 7 sfide disputate in stagione, tre solo state le vittorie del Vero Volley, contro le 4 mandate a referto dalle Pantere. Che non perdono una serie play-off dalla semifinale del 2017 contro la Liu Jo Piacenza, in striscia aperta da 24 serie tra quarti, semifinali e finali. Anche se ogni anno le rivali confidano che possa essere quello buono per interrompere la striscia più longeva che la pallavolo femminile italiana abbia mai raccontato.
- La Supercoppa un primo passo per diventare grandi
- Gli errori di gioventù che sono costati cari alla Numia
- Capitan Egonu sa che il futuro potrebbe essere dalla sua parte
La Supercoppa un primo passo per diventare grandi
Di questa striscia è stata protagonista in passato anche Paola Egonu, che a Conegliano ha vinto nel 2021 e nel 2022 gli unici due scudetti che compongono il suo personale palmares, aggiungendo anche tre Coppe Italia e tre supercoppe (manca lo scudetto del 2020, non assegnato per via dello stop imposto dalla pandemia).
Egonu che da tre anni a questa parte ha provato a porre un freno al dominio “bulgaro” delle venete, ma sin qui senza ottenere risultati a eccezione della finale di Supercoppa vinta lo scorso autunno proprio contro Conegliano. È stata quella la prima occasione dallo scudetto del 2018 nel quale una formazione diversa dalla Prosecco Doc Imoco ha conquistato una competizione nazionale, ma è rimasta anche l’unica di un percorso che Conegliano ha ripreso di gran carriera, vincendo prima la Coppa Italia e poi di nuovo lo scudetto.
Con Egonu che è stata davvero l’ultima ad arrendersi, lasciando intendere di volerci riprovare il più presto possibile, perché nel vocabolario del Vero Volley non esiste la parola “mollare”. Anche se il tempo è tiranno e obbligherà il Consorzio ad accelerare i propri propositi.
Gli errori di gioventù che sono costati cari alla Numia
Quella attuale è stata comunque un’annata diversa dalle precedenti per Milano, che in parte ha ridimensionato i propri obiettivi (le cessioni di Orro e Sylla, campionesse dell’universo con la nazionale, non potevano che lasciare un vuoto) ma in parte ha anche cominciato a gettare le basi per un avvenire più luminoso. L’estate aveva lasciato in dote anche le partenze di Cazaute e Daalderop, e pertanto Lavarini ha dovuto lavorare da subito con un gruppo profondamente rinnovato, ma costretto a trovare i giusti automatismi in fretta.
La vittoria in Supercoppa aveva illuso più d’uno che il processo di rigenerazione fosse in fase già avanzata. In realtà la Numia quest’anno è andata un po’ a corrente alternata, offrendo prestazioni di grossa levatura, ma mancando magari nei momenti clou dove la scarsa confidenza di alcuni elementi a stare ad alto livello è venuta a galla. Si spiegano così le flessioni mostrate nelle partite decisive in Champions, prima quella nel girone eliminatorio con l’Eczacibasi (due ko. al tiebreak e addio passaggio diretto ai quarti), poi quella dei quarti contro il VakifBank, anche in quel caso con due sconfitte patite entrambe al quinto set.
In campionato qualche colpo a vuoto di troppo è costato il secondo posto a favore di Scandicci, anche se poi le cose Egonu e compagne le hanno rimesse a posto nella serie di semifinale scudetto, vinta in 4 partite. Con Conegliano a costare care sono state le due prove casalinghe, partite nelle quali le venete hanno dominato in lungo e in largo, a differenza delle due gare al PalaVerde nelle quali sarebbe bastato poco per tornare a casa con due vittorie (sul ko. di gara 1 pesa il problema al polpaccio accusato nel finale da Egonu).
Capitan Egonu sa che il futuro potrebbe essere dalla sua parte
Insomma, cos’ha da rimproverarsi la Numia? Probabilmente, poco o nulla. Conegliano s’è dimostrata ancora una volta superiore, più forte e completa che mai. Egonu però ha mandato segnali importanti: nel nuovo ruolo di totem assoluta del gruppo di Lavarini, insignita anche dei gradi di capitana, ha saputo rispondere sempre presente. E se talvolta ha commesso qualche errore è perché ha dovuto sobbarcarsi tanto lavoro in più rispetto al passato.
Ma Milano ha un futuro davanti a sé: Piva e Lanier in posto 4 garantiscono attacco e difesa, Sartori e Fersino sono sempre più un fattore, Bosio ha superato la prova come “sostituta” di Orro e Danesi e Kurtagic come centrali beato chi ne può disporre. Vero, Akimova e Pietrini sono andate troppo a corrente alternata, ma i motivi al riguardo non sono pochi. E comunque il prossimo anno arriva la giapponese Yoshino Sato, schiacciatrice di qualità e attitudini, che di fatto sostituirà quella che avrebbe dovuto essere la tessera del puzzle che è mancata in questa stagione, ovvero la cinese Li Yingying, annunciata a fine novembre e poi rispedita a casa prima di Natale dopo visite mediche più approfondite (fatalmente non superate).
Chissà se con lei qualcosa sarebbe cambiato: il passato è passato, il futuro però potrebbe ancora parlare per Milano. E per Egonu, che quando Conegliano perdeva l’ultima serie play-off vinceva la classifica marcatrici con la maglia del Club Italia (era il 2017). L’ha fatto anche quest’anno con la Numia, 9 anni più tardi: non è bastato per riprendersi lo scudetto, ma è un indicatore di ciò che potrebbe avvenire negli anni a venire.
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