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La Meloni preferisce (e fa bene) la moda milanese alle sfilate Onu

  • Postato il 25 settembre 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 7 min di lettura
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La Meloni preferisce (e fa bene) la moda milanese alle sfilate Onu
La Meloni preferisce (e fa bene) la moda milanese alle sfilate Onu

Giorgia Meloni ha disertato l’81esima Assemblea Generale dell’Onu e per la sinistra è una figuraccia planetaria. Ha preferito andare alla cena di gala della Settimana della Moda facendo sbottare il M5S che chiede se per caso il presidente del Consiglio sia al corrente che nel mondo infuriano le guerre e in Italia la crisi. Matteo Renzi dice che «sono tutti a New York», tranne lei, «mentre Zelensky parla di pace», aggiunge Filippo Sensi del Pd. Che imbarazzo, che orrore! Eppure all’Onu non mancava solo la Meloni, ma anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz che forse lui sì avrebbe fatto meglio ad andare a parlare della fame nel mondo piuttosto che restare a Berlino a leccarsi le ferite per le ultime batoste elettorali. In totale mancavano 50 capi di Stato, della sola Europa mancava il Belgio, l’Austria, la Svezia, la Norvegia. A livello mondiale mancava il Messico, l’Arabia Saudita, il Sud Africa, ovviamente la Russia, ma anche l’India e la Cina. Sì la Cina, Xi Jinping è tuttora negli Stati Uniti ma per incontrare Trump, non per parlare all’Onu. Non sarà che forse tale assemblea si è trasformata in un’inutile vetrina per allocchi, come quelli che giudicano la Meloni per non esserci andata?

La verità l’ha detta su quello stesso marmoreo palco uno dei fari della sinistra mondiale, il presidente brasiliano Luiz Inácio da Silva detto Lula: «L’Onu sta fallendo in una delle sue principali missioni, quella di liberare l’umanità dal flagello della guerra. La sua credibilità non è mai stata così bassa». E come potrebbe essere altrimenti se il suo unico scopo è diventato condannare Israele e difendere ogni Paese o realtà musulmana, anche quelle che sembra impossibile poter difendere come l’Iran, Hamas o gli Houthi? Per capirlo sarebbe bastato ascoltare il discorso di commiato del segretario Guterres che ha parlato di «pulizia etnica» in Cisgiordania dimenticando il 7 ottobre, le malefatte dell’Unrwa, le repressioni nella terra degli ayatollah, le impiccagioni che continuano anche in questi giorni, il terrorismo islamico, la persecuzione dei cristiani. E come biasimare Trump se poi nel suo discorso al Palazzo di Vetro parla sì di pace e dialogo ma minaccia di «annientare» definitivamente Teheran se non si arriva a un accordo?

In tutto questo che cosa avrebbe dovuto andare a dire la Meloni? Fare come il premier spagnolo Sanchez che parlando di fronte a un emiciclo mezzo vuoto ha difeso una «carta» che è ormai carta straccia, il «multilateralismo» che non è mai esistito se non nei discorsi dei leader terzomondisti, e ha giustificato i suoi disastri interni, come quello di Ceuta, con un’overdose di inutile ipocrisia? Giustamente il nostro presidente del Consiglio ha preferito evitare la passerella e dedicarsi a un evento che rappresenta un settore da 100 miliardi per l’economia italiana. Non una sfilata di moda, come hanno scritto alcuni media, ma il 5% del pil, oltre un milione di lavoratori, un export da 65 miliardi, 53.000 aziende. Secondo Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, la stessa che organizza e guida la Settimana, oggi tra dazi, guerre varie e guai cinesi, quel giro d’affari si è ridotto a circa 92-93 miliardi, con una perdita del 10% in tre anni. Quindi quando Meloni va alla cena di apertura della Fashion Week, non va a fare la fashion blogger. Va a presidiare un settore che è in crisi e che tiene in piedi l’export italiano più del vino e dell’agroalimentare messi insieme.

A New York non è stata presa nessuna decisione, il nulla cosmico è emerso anche dai cosiddetti incontri a margine, se non conferme di quanto già visto e successo in precedenza. Se mai la pace nel Golfo, in Ucraina o in Medio Oriente arriverà sarà grazie alle trattative, alla “buona volontà” o alla stanchezza dei Paesi coinvolti, non certo grazie all’Onu che è assente dove dovrebbe e presente dove non dovrebbe. Non c’è un solo motivo valido perché Meloni andasse a New York, ma ce ne sono 53mila perché andasse a Milano.

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Autore
Libero Quotidiano

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