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La lezione di Beppe Bergomi all’Unical

  • Postato il 15 maggio 2026
  • Beppe Bergomi
  • Di Quotidiano del Sud
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La lezione di Beppe Bergomi all’Unical

Il Quotidiano del Sud
La lezione di Beppe Bergomi all’Unical

Beppe Bergomi ospite dell’Unical. Dall’aneddoto su Bearzot alla seconda vita da commentatore tv. Vecchio cuore nerazzurro: «Amo allenare i ragazzi dell’Accademia Inter»



«Non mi manca il calcio giocato, ora amo stare sul campo ad allenare i ragazzi dell’Accademia Inter». Di sicuro, «il calcio mi ha lasciato la passione». È un Beppe Bergomi a trecentosessanta gradi quello che si è raccontato al giornalista Attilio Sabato in occasione dell’incontro “Dal campo al microfono: comunicare lo sport”, in programma ieri pomeriggio, giovedì 14 maggio 2026, nell’Aula Magna “B. Andreatta” dell’Unical.

Tanti i temi affrontati dal commentatore di Sky, a partire dal delicato ruolo ricoperto dagli allenatori nei vivai: «Bisogna essere attenti e capire le potenzialità di un ragazzo, tante volte ci si concentra su se stessi invece di lavorare sulle potenzialità e sulla crescita personale dei talenti. I tecnici del settore giovanile devono dedicarsi ai ragazzi full time» – ha dichiarato lo “Zio”, che poi ha aperto l’album dei ricordi e ha indicato le due figure fondamentali agli albori della sua carriera, ovvero Arcadio Venturi ed Enzo Bearzot.

GLI ANEDDOTI DI BEPPE BERGOMI RACCONTATI ALL’UNICAL

Scomparso lo scorso 2 dicembre, Venturi – centrocampista tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Sessanta e, in seguito, allenatore nel settore giovanile dell’Inter – «era una di quelle persone che curavano sia l’aspetto tecnico-tattico sia quello relativo ai valori da trasmettere», mentre Bearzot «è stato una guida assoluta e mi portò al Mondiale quando avevo solo diciott’anni». Sul CT dell’Italia laureatasi campione del mondo nel 1982, inoltre, Bergomi ha rispolverato un aneddoto che rivela l’indiscutibile statura etica e morale del suo mentore: «Un anno segnai contro l’Ascoli il gol del 4-1 e festeggiai la rete con le due braccia alzate, alla prima occasione in Nazionale Bearzot mi chiamò a sé e mi disse che avevo esultato troppo perché con quel risultato l’Ascoli era retrocesso in Serie B».

UNA LUNGA CARRIERA DI SUCCESSI


Particolarmente interessante si è poi rivelato il passaggio sulla gestione emotiva delle partite, effettuato alla luce di una carriera lunga e ricca di successi: «Io di carattere sono un buono ma sul terreno di gioco mi trasformavo. Prima di ogni gara avevo l’adrenalina giusta», ossia quella «che non toglie energie nervose». E il segreto per superare i momenti negativi? «Allenarsi bene e giocare in semplicità, così da riconquistare il proprio pubblico».

BEPPE BERGOMI E IL VALORE FORMATIVO DELLA SCONFITTA

Dopo essersi soffermato sul valore formativo della sconfitta e sui tanti amici incontrati nel mondo del calcio (in primis Costacurta e Maldini), la bandiera nerazzurra ha illustrato l’importanza della preparazione nel suo lavoro di commentatore tecnico: «La preparazione nel calcio di oggi è fondamentale, in base alla gara in questione ti devi documentare e devi studiare le squadre, ad esempio andando su Wyscout o leggendo i giornali. Devi essere pronto sulle domande da fare, pensandone più di una nel caso in cui qualcuno anticipasse quella che avevi in mente». Sui giudizi negativi ricevuti, invece, l’analisi è piuttosto asciutta: «All’inizio della mia ‘seconda carriera’ soffrivo le critiche, poi mi sono detto che a tutti non potevo piacere. Questo mi ha fatto andare avanti». Un approccio decisamente corretto, ma d’altronde la lucidità è da sempre uno dei tratti distintivi dello “Zio”.

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